di Viola Scipioni
Con 110 voti favorevoli, 64 contrari e 30 astenuti, il Senato ha approvato il disegno di legge sull’autonomia differenziata, con l’obiettivo del via libero risolutivo entro le elezioni europee del 9 giugno 2024. La legge prevede la definizione delle procedure amministrative e legislative da seguire secondo l’articolo 116 della Costituzione: istruzione, sanità, trasporti, tutela dell’ambiente, rifiuti e bonifiche, rapporti internazionali con l’Ue, infrastrutture e distribuzione dell’energia sono soltanto alcune delle 23 materie prese in considerazione, con oltre cinquecento funzioni statali.
Esulta la Lega di Salvini. Il leader del Carroccio reputa la votazione finale come un «gran risultato» e il ministro Calderoli parla di un «ulteriore passo avanti verso un risultato storico». Più taciturno, invece, è il partito della leader dell’esecutivo Meloni, nonostante le dichiarazioni di Speranzon che parlano di una legge approvata «per volontà di Giorgia Meloni e grazie a Fratelli d’Italia». Un’allusione negativa, quella del vicepresidente del gruppo di FdI al Senato, alla Lega di Salvini che nel 2018 aveva inserito la riforma nell’accordo di governo con il M5S senza arrivare anche solo ad un’effettiva discussione. Parole che sembrano puntare a tutt’altro che al benestare del governo ma che, piuttosto, testimoniano come Meloni abbia deciso di compiacere la Lega per averla come alleata certa nella discussione sulla legge per il premierato, un compromesso che il Presidente del Consiglio sembra aver preso anche con Antonio Tajani sulla giustizia. Nessuno dei tre leader dell’esecutivo si fida dell’altro, a questo punto, con Meloni ben consapevole che sicuramente in ambito di premierato riceverà comunque una stoccata dagli alleati perché il referendum è quasi cosa certa.
Salvini insiste nell’approvazione definitiva del ddl sull’autonomia differenziata prima del 9 giugno, così da poterla usare come strategia elettorale. Meloni non conferma né rifiuta, dimostrando comunque che a capo dell’esecutivo c’è Fratelli d’Italia.
