Politica

Autonomia: Svimez, per finanziarla regioni Nord scommettono su mobilità sanitaria

La Svimez con il Direttore Generale Luca Bianchi e il consigliere scientifico Carmelo Petraglia, è stata audita oggi nella I Commissione per gli Affari Costituzionali del Senato della Repubblica nell’ambito dell’esame delle intese sull’autonomia differenziata richieste da Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto.

Nel corso dell’audizione, Luca Bianchi ha evidenziato come questo rappresenti il primo banco di prova dell’autonomia differenziata alla luce delle indicazioni formulate dalla Corte Costituzionale.

Secondo la Svimez, dalle intese emerge una sostanziale omogeneità delle richieste avanzate dalle quattro regioni, non solo nelle funzioni richieste ma anche nelle motivazioni, nonostante le profonde differenze che caratterizzano i rispettivi territori. “Si rischia di riproporre un regionalismo rafforzato omogeneo, più vicino a una forma di sovraregionalismo del Nord che a un’autonomia realmente differenziata”, ha osservato Bianchi.

L’Associazione ha inoltre rilevato la debolezza delle istruttorie sulla sussidiarietà, che non dimostrano in modo chiaro e quantificabile i benefici attesi per i cittadini derivanti dal trasferimento delle competenze. “Le devoluzioni devono essere valutate sulla base dei vantaggi che producono per i cittadini e non per le amministrazioni” sostiene il Direttore Luca Bianchi.

Particolare attenzione poi è stata dedicata agli aspetti finanziari. Secondo la delegazione Svimez, molte delle competenze richieste non riguardano funzioni trasferite dallo Stato, ma nuove funzioni aggiuntive che verrebbero finanziate con risorse proprie regionali. In assenza di un compiuto sistema di federalismo fiscale e di meccanismi di perequazione tra le capacità fiscali dei territori, ciò rischia di accentuare le disparità territoriali.

Il tema assume una rilevanza ancora maggiore in sanità. Le misure prospettate, dalla tariffazione delle prestazioni alle politiche sul personale, producono effetti che vanno oltre i confini delle singole regioni e devono essere valutate nella loro dimensione nazionale. «Resta il dubbio su come le regioni richiedenti possano finanziare queste prestazioni aggiuntive. Sembra quasi che le regioni del Nord scommettano sull’incremento della mobilità sanitaria dalle regioni più deboli verso quelle più forti. Un meccanismo che finirebbe per penalizzare l’intero sistema sanitario nazionale e ampliare le divaricazioni territoriali”, ha concluso Bianchi.

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