La guerra di Trump

Trump riprende i negoziati con l’Iran ma Teheran smentisce

di Andrea Maldi

“Ovviamente non vogliono essere attaccati. Conoscevano la portata di quell’attacco perché lo hanno visto prendere forma… Ciò che stiamo facendo ora è dialogare con loro attraverso un negoziato. Inizia martedì pomeriggio… sia l’Iran sia i nostri partner (Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar) mi avevano chiesto di posticipare le incursioni, e quando gli alleati chiedono di annullare l’operazione, devi dire: vedremo! E il motivo per cui lo chiedono è che ritengono possibile un accordo. Tuttavia già c’è un’intesa sullo Stretto di Hormuz e presto ce ne sarà un altro sulla denuclearizzazione dell’Iran. Infine voglio sottolineare che la potenzialità distruttiva delle offensive programmate avrebbe costituito il più grande attacco dalla Seconda Guerra Mondiale”, ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump durante un’intervista a bordo dell’Air Force One.

 

Ma la posizione espressa da Teheran è tutt’altra: nessuna concessione sullo Stretto di Hormuz, non riaprirà fino a quando le ostilità non saranno cessate.

Della stessa opinione è anche il portavoce del Ministero degli Affari Esteri iraniano, Esmail Baghaei Hamaneh, che durante un’intervista di ieri ha dichiarato: “Attualmente non è in corso nessuna trattativa con gli Stati Uniti, ma negli ultimi giorni ci sono stati colloqui tra Iran e Oman per arrivare ad un accordo su una rotta marittima sicura attraverso lo Stretto di Hormuz. Si tratta di colloqui bilaterali tra i due Stati rivieraschi. Altri potrebbero intervenire in modo costruttivo o distruttivo, ma l’argomento riguarda l’Iran e l’Oman. Pertanto trovare un’intesa è necessario per la riapertura dello Stretto di Hormuz, ma non sufficiente. Il Choke Point è stato chiuso – continua Baghaei – non perché Iran e Oman sono giunti a uno stallo diplomatico, ma a causa dell’offensiva degli Stati Uniti congiunta con Israele, quindi finché proseguiranno l’aggressione e il blocco navale degli USA, non ci saranno mutamenti radicali nella situazione dello stretto. I nostri colloqui con l’Oman riguardano il canale, mentre per ciò che concerne l’Iran e gli Stati Uniti, dovremo vedere come si delineerà lo scenario futuro”.

Intanto, dopo l’annuncio di Trump del riavvio dei colloqui tra Iran e Stati Uniti, il prezzo del greggio cala quasi ai minimi storici. Il petrolio di Brent, principale benchmark (indice di confronto) finanziario mondiale per determinare il prezzo dell’oro nero, si attesta a 83-84 dollari al barile, registrando una forte flessione giornaliera di circa il 5%, mentre il WTI (West Texas Intermediate), petrolio greggio estratto negli Stati Uniti che insieme al Brent rappresenta il parametro di riferimento più importante al mondo per la quotazione e il commercio del greggio, si ferma a circa 80 dollari al barile, anch’esso registrando una picchiata intraday all’incirca del 6%.

I mercati finanziari perciò sembrano fiduciosi non solo per le notizie che riguardano la riapertura dei negoziati tra i due Paesi, ma anche per gli ulteriori elementi sugli scenari potenziali relativi ai due nodi cruciali, ossia la riapertura dello Stretto di Hormuz e il programma nucleare iraniano.

 

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