La guerra di Putin

Belgorod, il confine della Russia diventa zona di guerra

di Giuliano Longo

 

Nelle ultime settimane i media citano gli attacchi ucraini  all’oblast di Belgorod più spesso di quanto riportino quelli del Donbass. Quella che era una regione al confine occidentale della Russia è ormai zona di guerra. 

 

La maggior parte degli insediamenti situati a una distanza inferiore a 20 chilometri dal confine sono quotidianamente sottoposti a intensi bombardamenti. La città di Shebekino, in cui vivevano decine di migliaia di persone, si è ora trasformata in una città fantasma e Belgorod stessa è in sofferenza, in una situazione analoga  a quelle quella di Donetsk e della DPR soggette a continui bombardamenti dal 2014 con migliaia di morti.

 

 

Dall’inizio di giugno l’ingresso alla città è di fatto chiuso e al momento i civili non possono transitare lungo la strada principale. Secondo i più recenti  dati ufficiali, nel villaggio di   Shebekino, ad esempio, sono rimaste 2 persone, mentre prima dell’inizio dei bombardamenti ne  vivevano 703 persone.

 

A Belgorod stessa, che ha quasi 400mila abitanti, a tratti mancano elettricità e acqua e molti negozi sono chiusi. Non si tratta solo di bombardamenti poiché gruppi di sabotaggio ucraini su veicoli blindati, fanno incursioni nel territorio, occupando alcuni villaggi con tanto di bandiera ucraina  e fuggono prima dell’arrivo di truppe di rinforzo.

 

Le guardie di frontiera non sono in grado di affrontare queste sortite, quindi non è  difficile “sfondare il confine”prima dell’arrivo dei contingenti di rinforzo  dell’armata federale..

 

Molti osservatori  russi ritengono che tali “incursioni” abbiano  esclusivamente  scopi di propaganda per pareggiare, ad esempio, i conti con l’abbandono di Bakhmut(Artemovsk), ma è più probabile che invece abbiano l’obiettivo di distogliere unità combattenti dal fronte dove si va sviluppando l’offensiva di Kiev.

 

Anche se al momento non si registrano grandi trasferimential confine  di truppe russe dalle zone calde del fronte, resta il fatto che non è possibile “chiudere il confine” ormai poroso consentendo agli ucraini di continuare  sortite e bombardarne sugli insediamenti. 

 

Il comandante in capo delle forze armate ucraine Valery Zaluzhny, la cui sorte e salute fisica rimane incerta,  nel settembre 2022, in un’intervista era stato molto chiaro: “I cittadini della Federazione Russa non percepiscono le perdite, i fallimenti e, soprattutto, il costo di questa guerra in tutte le sue interpretazioni non così dolorosamente. Il compito delle forze armate ucraine per il 2023 è rendere questi sentimenti più acuti, naturali e abbastanza tangibili per i russi”.

 

È possibile proteggere Belgorod (e le vicine regioni di Kursk e Bryansk, anch’esse spesso sotto i bombardamenti? Putin,nel corso di  un incontro con i comandanti militari il 12 giugno, ha parlato della possibilità di creare una “zona sanitaria”sul territorio dell’Ucraina.

Ma creare una zona di sicurezza a spese dei territori ucraini richiede lo spostamento della linea del fronte al confine con la Russia a una distanza di almeno 20-25 chilometri con una operazione offensiva, anche se limitata.

 

Qui entra in ballo la ventilata, ma mai annunciata, nuova ondata di mobilitazione che al momento viene esclusa poiché significherebbe che Putin ha ingannato i russi dichiarando che non è prevista alcuna nuova mobilitazione.

 

E anche se la mobilitazione avvenisse, non sarà possibile iniziare immediatamente l’operazione per creare una zona di sicurezza occupando altro territorio ucraino, poiché i mobilitati dovranno essere preparati e avranno a che fare con truppe ucraine già ben addestrate.

 

Dopo il ritiro delle forze armate RF  da Kiev e Chernigov nei primi mesi dello scorso anno , il peggioramento della situazione nelle regioni confinanti con l’Ucraina era inevitabile. Ed è improbabile che la situazione migliori nel prossimo futuro se il conflitto durerà ancora a lungo, anzi, è probabile un peggioramento della situazione.

 

Al momento l’Ucraina opera la strategia del cosiddetto “approccio asimmetrico”, che prevede “Information confrontation and electronic warfare in network-centric wars at the early of the XXI century”.

 

Questa prevede di non offrire alcun vantaggio all’avversario,  ma anche di allargare confini geografici e allungare la durata del conflitto.Infine, di scegliere i propri obiettivi non tenendo conto del loro significato militare, ma dell’impatto sul morale sulle truppe nemiche  e sulla popolazione civile, con lo sviluppo di intense campagne di comunicazione, per le quali Kiev sta già dimostrando la propria superiorità.

 

Finora, oltre alle incursioni, non sono state pianificate operazioni offensive vere e proprie in direzione di  Belgorod e Kursk, ma l’obiettivo è quello di trasformarle in territori di prima linea.

 

“Il fronte di Belgorod si trasformerà sempre più in un fronte “ordinario”, entro la fine dell’estate saranno condotte operazioni militari ‘regolari’ lungo l’intera linea della cosiddetta ‘vecchia frontiera’”. Osserva un commentatore russo.

 

Se a questa situazione si aggiungono le incursioni di droni nell’area di Mosca e il sabotaggio ad oleodotti, strutture industriali e ferrovie per centinaia di chilometri all’interno della Russia, si comprende che ormai questa guerra ha superato tutte le cosiddette “linee rosse” vagheggiate da Putin.

aggiornamento la Guerra di Putin ore 11.09

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