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Biden getta acqua sul fuoco sull’attentato, ma il faro della democrazia USA è meno abbagliante

 

di Giuliano Longo

Il giorno dopo che un uomo armato ha tentato di assassinare Trump durante un comizio elettorale in Pennsylvania, e dopo che il Partito Democratico discute se il presidente Biden debba o meno ritirarsi dalle presidenziali, Biden ha sospeso ogni attività politica,rimuovendo anche la pubblicità elettorale, ma i Democratici oggi si chiedono se il grave evento conceda a Biden una tregua dalle richieste di ritiro.

Indubbiamente il pugno chiuso di Trump, con il sangue che gli gocciolava sul viso, apre una nuova fase di questa campagna elettorale intossicata, e fornisce ai sostenitori più estremi di “The Donald”!, un’aura di martirio al loro idolo.

I più ottimisti fra i Democratici affermano che, paradossalmente, l’attentato  rafforza la candidatura di Biden  in una America ormai sull’orlo di un confronto che va ben oltre le normali regole della Democrazia. Con uno spaccato  non certo nuovo di una America violenta e divisa dove l’uso delle armi, ance a livello politico, è ormai una costante. (leggi articolo che segue).

Il risultato più immediato, secondo molti osservatori politici, è che sarà molto più difficile per i democratici continuare a fare pressione su Biden affinché si ritiri dalla corsa.  Ma  i problemi non scompariranno per Biden e potrebbero peggiorare se Trump uscirà da questo attentato  a più forte che mai.

La possibilità di Biden di restare in corsa era  stata rafforzata domenica anche da tre sondaggi (aimè, ma saranno sondaggi alla francese?) precedenti all’attentato, Secondo questi  il distacco a favore di the Donald rispetto a Biden era solo di uno o due punti, ma ora  il quadro potrebbe cambiare.

Senza contare che  Trump alla Convention  Repubblicana che lo confermerà candidato, ma sta dando spettacolo offrendo il meglio (si fa per dire) di se stesso e approfittando dell’occasione per acuire le tensioni politiche, come ha sempre fatto.

Dopo il tentato assassinio, Biden ha cercato di essere il consolatore in capo, persino con Trump con cui ha parlato sabato sera.

La Casa Bianca ha cercato di ritrarre il vecchio e saggio Joe mentre presiede  un briefing alla Situation Room con funzionari della Homeland Security e delle forze dell’ordine.

E dopo il suo (raro) discorso alla nazione dallo Studio Ovale oggi lunedì concederà un’intervista alla NBCche avrebbe dovuto essere incentrata sulle richieste del suo ritiro dalla corsa, ma  ora, si prevede, sarà incentrata principalmente sull’attentato.

Biden verrebbe visto come colui che rassicura il pubblico americano, mettendo temporaneamente da parte le divergenze con Trump e in grado di fornire rapidi interventi su un evento che lascia ancora molti interrogativi sul ruolo e la capacità di intervento dei servizi di sicurezza e dell’FBI.

 

Ma è nostra impressione che la vera svolta nella campagna elettorale verrà dai social media che Trump ha sempre abilmente usato per seminare il dissenso e per fomentare i suoi sostenitori sino all’assalto di Capitol Hill.

Anche da noi impazza la ridda di fake di interpretazioni fra le più o meno fantasiose sulle trame del Deep State, su complotti, intrighi ecc,  mentre supporters di Democratici e Repubblicani si rinfacciano reciprocamente le responsabilità sbizzarrendosi sulle interpretazioni di “!cui prodest”.

Una campagna elettorale già ampiamente intossicata dai MAGA, dalla miriade di Chiese reazionarie, dai suprematisti, bianchi anche armati. L’America dei turbolenti slums delle miserie, degli indifferenti che nemmeno vano a votare ( un po come in Europa), da quel disagio sociale che è sempre stato il cavallo di battaglia dei Democratici.

Un velenoso brodo di coltura che si alimenta nell’odioo nella migliore ipotesi nella protesta aggressiva anche in termini razziali ingovernabili, che si è gradualmente ed insidiosamente insinuata nel gioco politico americano.

Insomma, alimentata  da quella “America profonda”,o meglio da “quelle Americhe profonde di quel Continente, che davvero non si capisce quanto “profonde siano”

Sorgono allora interrogativi non tanto sulla tenuta  della Democrazia americana, quanto sulla sua mutazione morfologica.

Come d’altronde avviene in questa Europa incalzata, se non dominata, dalle destre più o meno estreme che agitano gli stessi valori di Trump e qui da noi vengono eufemisticamente definite “populiste”.

Con due gravi conflitti in corso, Ucraina e Palestina, si accentua in Occidente quel clima di instabilità politicache spinge tutti i media mainstream a gettare sul piatto miliardi di bit sulla crisi della democrazia mondiale, ma evitando accuratamente di indicarne le responsabilità che sono sempre altrove e non dell’Occidente stesso.

Nascondendo così non più solo i granelli polvere sotto il tappeto, ma veri e propri macigni.

aggiornamento l’attentato a Trump ore12.18

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