Esteri

Bimbi, feriti, anziani in carrozzina: quasi 500.000 nell’ultima disperata fuga da Gaza City

 

 Si sforza a camminare più veloce, sotto il peso della sorellina che porta sulle spalle, ma è stremato. Allora chiama la madre, in lacrime, le grida disperato più volte: “Aspetta mamma”. Dietro bombe e macerie. Avrà solo 5 anni, mentre la bimba che porta con sé, forse, un anno. Non si sanno i nomi di questi due bambini, ma la loro immagine è ormai entrata nella storia della tragedia di Gaza. Il video diffuso dal reporter palestinese Ahmed Younis è virale. Dal suo Ig Ahmed si limita a descrivere la scena: “Un bambino porta la sorella minore sulla lunga strada dello sfollamento dal nord di Gaza a sud, una scena che riflette il terribile tributo umanitario dei civili alla guerra”. In fuga da Gaza City, martoriata da continui raid dell’esercito israeliano, e dopo l’ennesimo avviso di sfollamento, c’è un fiume di persone: sono famiglie con bambini, feriti e anziani, costretti a spostarsi verso sud, dove non sanno cosa può attenderli. C’è il ragazzo reso cieco dalle bombe che si fa strada appoggiato alla madre, l’anziano in carrozzina trasportato dal figlio: questa è l’umanità che cerca di salvarsi, nonostante tutto.

L’IDF ANNUNCIA UN’OFFENSIVA SENZA PRECEDENTI: DA GAZA CITY SCAPPANO 480.000 PERSONE

“Venerdì- 19 settembre- l’esercito israeliano ha avvertito che avrebbe agito con una forza senza precedenti a Gaza City, intimando ai residenti di fuggire verso sud- riferisce la versione on line del quotidiano israeliano ‘The Times of Israel’- mentre l’esercito spingeva la sua offensiva di terra sul più grande centro urbano del territorio, mentre attacchi e operazioni continuavano in tutta la Striscia”. Il risultato è stata la fuga di massa della popolazione, l’Idf ha stimato che siano 480 mila le persone che hanno abbandonato Gaza City. Ne resterebbero così altrettante intrappolate ancora nella città nel mirino dei bombardamenti israeliani.

Ora, riporta il quotidiano di Tel Aviv, è rimasta un’unica via di evacuazione per la popolazione di Gaza City, dopo la chiusura da parte dell’esercito israeliano della Sahah al-Din Road. I palestinesi possono infatti lasciare la loro città solo attraverso la strada costiera Rashid e dirigersi verso sud, verso quella che l’esercito israeliano definisce “area umanitaria”.

LA NUOVA “NAKBA” DEI PALESTINESI: L’ESODO “IRREVERSIBILE”

Per Wafa, agenzia stampa palestinese, quella che vivono oggi i Gazawi è una nuova Nakba: parola che letteralmente si traduce con “catastrofe” o “disastro” e con cui viene chiamato l’esodo forzato che la popolazione palestinese visse nel 1948, durante la guerra arabo-israeliana del 1948, dopo la fondazione dello Stato di Israele. Nella Nakba del 1947 più di 700.000 arabi palestinesi lasciarono le loro città e villaggi o vennero espulsi e gli fu impedito di tornare nelle loro terre al termine del conflitto. “Facendo eco alla tragedia della Nakba del 1948- riferisce Wafa- migliaia di palestinesi vengono ora cacciati da Gaza City sotto il brutale attacco di Israele. Con pochi mezzi di trasporto disponibili, molti sono costretti a percorrere lunghe distanze verso la Striscia di Gaza meridionale, un esodo che potrebbe rivelarsi irreversibile”. Le immagini di questo ultimo viaggio sono impressionanti: auto, trattori, furgoni camion stracarichi di valige, materassi, elettrodomestici, mobili, fin sul tettuccio. Ma soprattutto tante persone a piedi, senza nulla, che si trascinano in mezzo al nulla, lasciando alle spalle una città ormai distrutta, da cui si elevano colonne di fumo.

Related posts

Pakistan, gli islamisti del Tpl hanno rilasciato i poliziotti sequestrati

Redazione Ore 12

Trudeau: “Trump non scherza, vuole davvero annettere il Canada agli Stati Uniti”

Redazione Ore 12

Londra elezioni comunali. Il Laburista Khan vincerebbe ancora di poco sulla conservatrice Susan Hall…se Corbyn non si presenta

Redazione Ore 12