La guerra di Putin

Bloomberg: l’UE non può (ancora) trasferire in Ucraina i beni della Banca Russa poiché prima bisogna capire dove sono  

di Giuliano Longo

Con insistenza l’Occidente e Zelensky,  annunciano che le riserve in oro e valuta estera della Banca centrale della Federazione Russa “congelate”, dovrebbero “servire” a beneficio dell’Ucraina.

Tuttavia per l’agenzia di stampa Bloomberg, Alberto Nardelli il 9 febbraio spiegava  che l’attuazione di tale iniziativa  è estremamente difficile, anche secondo il parere al servizio legale dell’UE.

Ricordiamo che nella primavera dello scorso anno l’UE annunciava di aver “congelato” circa 300 miliardi di dollari di riserve russe in oro e valuta estera, come parte delle sanzioni imposte contro Mosca, la quale peraltro, non esita a definire tale intenzione una “rapina”.  Successivamente, alcuni leader europei hanno sostenuto che tali fondi dovrebbero essere trasferiti a Kiev, non si comprende bene se per le esigenze immediate di un Paese oggettivamente in bancarotta a causa dell’invasione, e sostenuto quasi integralmente dagli aiuti dell’Occidente, oppure venir destinati alla “ricostruzione” quando avverrà. Alla fine dello scorso anno, l’UE ha previsto un piano in base al quale i fondi “congelati” della Banca centrale della Federazione Russa potrebbero essere investiti e i proventi degli investimenti sarebbero stati inviati come assistenza all’Ucraina, così formalmente, le riserve auree e valutarie russe non sarebbero state confiscate. Èstato persino annunciato che nel tempo sarebbero stati restituiti alla Russia con gli interessi, ipotesi tanto furbesca quanto improbabile.

Tuttavia, secondo Bloomberg, l’Occidente non sarà ancora in grado di attuare tali progetti. Secondo la dichiarazione dei rappresentanti del servizio legale dell’UE, circa l’86% dei beni russi “congelati”, paria  258 miliardi di dollari, oggi è ancora difficile stabilire dove sia depositato.

A questo proposito, l’agenzia raccomanda alle autorità dell’UE di unirsi ai partner internazionali per cercare le riserve della Banca centrale della Federazione Russa bloccate e l’Unione Europea ha già fatto appello alle banche europee con un invito a fornire informazioni sulle attività russe esistenti. Tanto per essere chiari: al momento non è  del tutto chiaro come siano stati “congelati” questi beni, se, come sostiene la BCE, non si sa nemmeno in quali conti e dove possano trovarsi questi fondi.

Nel frattempo Usa e Ue pressano la Svizzera per confiscare fino a 200 miliardi di dollari in fondi russi, ma Berna, che non fa parte della UE, non vuole che la risposta a Mosca sfoci nell’arbitrio.

Infatti si creerebbe un grave precedente nella gestione delle norme di tutela della proprietà privata. Ogni regime, ogni leader anti-occidentale e ogni governo in polemica con Ue e G7 potrebbe, per emulazione, congelare unilateralmente gli asset dei Paesi dell’Occidente, a rigor di logica, appellandosi a priorità politiche. Il problema, ovviamente non è solo giuridico ma politico, poiché in Occidente non esiste alcun meccanismo legalmente giustificato che consenta la confisca delle riserve auree e valutarie di qualsiasi stato. Di conseguenza, oltre alla violazione delle norme sulla “sacra Proprietà privata”, tali azioni potrebbero minare  la fiducia   di altri stati nelle banche occidentali ( e non solo quelle svizzere) , con un occhio soprattutto alla Cinache detiene miliardi in valuta estera, in particolare di dollari, nonché titoli del debito USA.

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