Economia e Lavoro

Bollettino Bce: “Prospettive economiche incerte, dipenderanno da durata guerra”

 

Le prospettive economiche sono molto incerte e dipenderanno dalla durata della guerra in Medio Oriente e dall’intensità dei suoi effetti sui mercati dell’energia e delle altre materie prime,nonché sulle catene di approvvigionamento mondiali. In prospettiva, ci si attende che gli elevati costi dell’energia continuino a incidere sui redditi reali, accentuando la riluttanza di famiglie e imprese a consumare e a investire. Sebbene la disoccupazione sia rimasta prossima ai minimi storici a marzo, la domanda di manodopera si è ulteriormente ridimensionata. Nel contempo, la tenuta dei bilanci delle famiglie e la riduzione della dipendenza energetica potrebbero attenuare, in parte, l’impatto di tali fattori. Gli investimenti delle imprese dovrebbero, nel complesso, continuare a sostenere la crescita, in considerazione della maggiore spesa pubblica per difesa e infrastrutture e della crescente quota di investimenti nelle nuove tecnologie digitali.

Da economia mondiale buona tenuta ma primi segni indebolimento

“L’attività economica mondiale ha continuato a evidenziare una buona tenuta, pur mostrando i primi segnali di indebolimento. In un contesto in cui la guerra in Medio Oriente grava sui mercati dell’energia, sul clima di fiducia e sulle prospettive di crescita a breve termine, a marzo 2026 l’indice mondiale composito dei responsabili degli acquisti (Purchasing Managers’ Index, PMI) relativo al prodotto, esclusa l’area dell’euro, pur rimanendo in territorio espansivo, è sceso a 50,9, dal53,5 registrato a febbraio”. Così il Bollettino della Bce. Secondo tale indicatore – prosegue il bollettino Bce -, a marzo l’attività economica ha subito un rallentamento più netto nei paesi emergenti dell’Asia, tra cui la Cina, e negli Stati Uniti. Anche i rincari dei beni energetici sembrano frenare la spesa per consumi, e l’indebolimento maggiore ha riguardato gli indicatori PMI per i settori orientati ai consumatori. Allo stesso tempo, le indagini presso i consumatori indicano un modesto deterioramento del clima di fiducia delle famiglie, sebbene molto meno marcato rispetto a quanto verificatosi durante lo shock energetico del 2022. Dato che lo shock dal lato dei beni energetici continua a trasmettersi all’economia, ci si attende che l’impatto negativo esercitato sull’attività economica si intensifichi nei prossimi trimestri.

 

Condizioni finanziarie più tese, costo debito aumenta

“La guerra in Medio Oriente ha determinato una volatilità significativa sui mercati finanziari mondiali. Nel complesso, le condizioni finanziarie restano più tese rispetto al periodo precedente la guerra. Il costo del debito emesso sul mercato è aumentato al 3,9 per cento a marzo, dal 3,5 di febbraio. Secondo rilevazioni precedenti la guerra, i tassi dei prestiti bancari alle imprese hanno registrato un lieve calo al 3,5 per cento a febbraio, mentre i tassi sui mutui ipotecari sono rimasti al 3,4 per cento. Il tasso di crescita sui dodici mesi dei prestiti bancari alle imprese è salito al 3,2 per cento a marzo, dal 3,0 di febbraio, mentre il tasso di crescita dell’emissione di obbligazioni societarie è sceso al 3,9 per cento, dal 4,5 di febbraio”.

Manovre bilancio mirate e modulate in risposta a shock energetico

“Le manovre di bilancio in risposta allo shock sui prezzi dell’energia dovrebbero essere temporanee, mirate e modulate”. Sono più che mai essenziali riforme volte a migliorare il potenziale di crescita dell’area dell’euro e ad accelerare la transizione energetica per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. Il completamento dell’Unione del risparmio e degli investimenti è d’importanza cruciale per finanziare l’innovazione, sostenere le transizioni ecologica e digitale e aumentare la produttività. – prosegue la Bce – L’euro digitale e la tokenizzazione della moneta di banca centrale all’ingrosso accresceranno l’autonomia strategica, la competitività e l’integrazione finanziaria in Europa, promuovendo inoltre l’innovazione nei pagamenti. È pertanto fondamentale adottare in tempi rapidi il regolamento relativo all’istituzione dell’euro digitale. La semplificazione e l’armonizzazione delle regole all’interno del mercato unico dell’UE contribuiranno ad accelerare la crescita delle imprese europee.

Impatto su importatori energia, su commercio per ora contenuto

– “Il conflitto in Medio Oriente si sta ripercuotendo sulle economie importatrici di energia, mentre l’impatto più ampio sul commercio mondiale, finora, è rimasto contenuto”. Così il bollettino della Bce. Le minori esportazioni di energia dal Golfo incidono sui settori ad alta intensità energetica e Giappone, Corea del Sud e India sono i paesi più esposti.- prosegue – Sebbene le riserve fungano da ammortizzatori nel breve termine, iniziano a emergere i primi segnali di tensione, tra cui tempi di consegna più lunghi e pressioni al rialzo sui prezzi. Per contro, le interruzioni del commercio di beni non energetici sono state contenute. Il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz rappresenta solo una piccola parte della capacità di trasporto marittimo mondiale e, per far fronte ai rischi precedenti, il commercio attraverso il Canale di Suez era già stato reindirizzato. Di conseguenza, i costi di trasporto dei beni non energetici sono rimasti sostanzialmente stabili. Il PMI relativo agli ordinativi dall’estero indica una robusta dinamica dell’interscambio all’inizio del 2026, anche se il calo registrato a marzo segnala un possibile rallentamento. Gli indicatori relativi alle scorte non evidenziano segni di accumulo e le stime a breve termine implicano che nel secondo trimestre la crescita del commercio mondiale potrebbe scendere da circa l’1,2 per cento sul trimestre precedente osservato all’inizio del 2026 a circa lo 0,6 per cento. Sebbene il conflitto possa comunque ripercuotersi sulle catene di approvvigionamento attraverso le esportazioni di beni non energetici dal Golfo, l’esposizione resta contenuta. Tali esportazioni rappresentano meno dell’1 per cento delle importazioni nella maggior parte delle economie e circa l’1 per cento del commercio mondiale, suggerendo un impatto inferiore rispetto a quello delle precedenti interruzioni verificatesi in Asia orientale. I rischi si concentrano su prodotti specifici, quali l’elio e il metanolo, di cui i paesi del Golfo detengono ampie quote di mercato, con potenziali ricadute su particolari settori, come il comparto dei microchip e quello aerospaziale.

Bce, prezzi energia si confermano altamente volatili

“I prezzi dell’energia si confermano altamente volatili a seguito delle interruzioni del trasporto marittimo che attraversa lo Stretto di Hormuz. Le quotazioni del greggio di qualità Brent sono salite del 9 per cento, raggiungendo i 120 dollari al barile, poiché il protrarsi del blocco dello Stretto ha ampliato l’entità dello shock dal lato dell’offerta petrolifera. I prezzi si confermano altamente volatili, in quanto il clima di fiducia del mercato ha oscillato tra l’ottimismo circa la potenziale riapertura dello Stretto di Hormuz, in particolare dopo l’annuncio del cessate il fuoco concordato tra gli Stati Uniti e l’Iran all’inizio di aprile, e il pessimismo seguito all’intensificarsi delle tensioni, anche a causa di attacchi alle petroliere”.

Inflazione: a febbraio stabilizzata a 2,2% ma nuove pressioni

“A febbraio 2026 l’inflazione complessiva si è stabilizzata al 2,2 per cento, prima che il conflitto in Medio Oriente si intensificasse e il conseguente aumento dei prezzi dell’energia iniziasse a esercitare nuove pressioni al rialzo. L’inflazione di fondo è salita al 2,6 per cento, dal 2,5 di gennaio, mantenendosi ben al di sotto dei picchi osservati nel 2022. Tuttavia, i rincari dell’energia iniziano a diffondersi nell’economia mondiale. A marzo sia gli Stati Uniti sia la Cina hanno segnalato aumenti dell’inflazione legata ai beni energetici, e il PMI mondiale relativo ai prezzi di input e output è salito bruscamente, raggiungendo i livelli più elevati dal 2022 e indicando l’accumularsi di nuove pressioni inflazionistiche”.

Politica monetaria per assicurare inflazione su obiettivo 2% a medio termine

“Nella riunione del 30 aprile 2026 il Consiglio direttivo ha deciso di mantenere invariati i tre tassi di interesse di riferimento della Bce. Le nuove informazioni sono sostanzialmente in linea con la valutazione precedente circa le prospettive di inflazione, ma i rischi al rialzo per l’inflazione e quelli al ribasso per la crescita si sono intensificati. Il Consiglio direttivo si impegna a definire la politica monetaria in modo da assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2 per cento a medio termine”. “Il Consiglio direttivo” della Banca centrale europea “si trova tuttora in una posizione favorevole per affrontare l’attuale incertezza. L’area dell’euro è entrata in questo periodo di forti rincari dell’energia con un’inflazione intorno all’obiettivo del 2 per cento e un’economia che ha mostrato una buona capacità di tenuta negli ultimi trimestri. Le aspettative di inflazione a più lungo termine rimangono saldamente ancorate, benché quelle sugli orizzonti temporali più brevi siano aumentate in misura significativa”.

Red

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