Esteri

Bord of Peace: il battesimo dell’ultima creatura di Donald Trump

di Andrea Maldi

il presidente americano Donald Trump ha presieduto ieri nel Peace Institute a Washington la prima riunione del Board of Peace, un organismo creato a sua “immagine e somiglianza” per gestire il piano di cessate il fuoco e la ricostruzione di Gaza articolato in 20 punti e, eventualmente, espandere la propria attività ad altri conflitti nel mondo.

Il Bord of Peace è coordinato direttamente da Trump a vita natural durante che ne gestisce la pianificazione ed esercita il diritto di diniego.

“Il più importante di sempre in termini di potere e prestigio. Stiamo facendo qualcosa di molto semplice: la pace. Parola facile da dire ma difficile da produrre. Stiamo facendo un ottimo lavoro… Il Board of Peace sarà quasi un controllore dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) per assicurarsi che funzioni correttamente e che un giorno possa diventare molto più forte… Rimetteremo in sesto Gaza, la renderemo prospera e sicura. E forse faremo anche un ulteriore passo avanti, laddove vediamo focolai in giro per il mondo, probabilmente possiamo farlo molto facilmente. Questo è un gruppo straordinario di persone potenti e brillanti. E penso che possiamo fare cose che molte altre persone non sarebbero nemmeno in grado di concepire o pensare, e per me è un onore presiederlo”, ha dichiarato Donald Trump durante la seduta inaugurale.

 

Alla seduta d’apertura sono stati presenti 35 Paesi, rappresentati dai rispettivi capi di Stato e di Governo, diversi invece gli Stati che hanno declinato l’invito, tra i quali Francia, Spagna e Svezia che hanno manifestato preoccupazione che il nuovo organismo possa destabilizzare L’ONU sui tavoli di pace internazionali, e il Vaticano che, attraverso il suo segretario di Stato Pietro Parolin, ha definito il Board una “operazione colonialista”. Un paio di giorni fa si è espresso anche Papa Leone XIV: “Noi oggi possiamo sentire nelle ceneri che ci sono imposte il peso di un mondo che brucia, di intere città disintegrate dalla guerra. Le ceneri del diritto internazionale e della giustizia fra i popoli, le ceneri di interi ecosistemi e della concordia fra le persone, le ceneri del pensiero critico e di antiche sapienze locali, le ceneri di quel senso del sacro che abita in ogni creatura”.

Cipro, Grecia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Croazia, Paesi Bassi, Polonia, Austria, Corea del Sud, Giappone, Svizzera e Germania hanno accettato l’invito ma solo come osservatori. Anche l’Italia era presente come Paese spettatore col ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani: “Noi partecipiamo al Board of Peace come osservatori e mi pare che oggi siano emerse una serie di proposte concrete. Non è certamente un business board, ci sono delle proposte politiche per costruire la pace in Medio Oriente. Noi vogliamo essere protagonisti della costruzione della pace perché è stato sempre il nostro obiettivo in questi anni”, ha detto dopo la riunione inaugurale del Board (benché l’articolo 2.2 dello statuto del Board of Peace stabilisce che ogni Stato membro è rappresentato “dal proprio capo di Stato o di governo”, quindi un ministro degli Esteri può fare l’osservatore o poco più). Presentarsi solo come osservatore nella nuova organizzazione sottolinea come il governo Meloni sia assoggettato alle politiche trumpiane e si potrebbe presentare come una frattura con il resto dell’Unione Europea.

 

Nel Board spicca l’Ungheria come unico Paese Ue tra i membri fondatori: “L’Ungheria è l’unico Paese rappresentato qui al più alto livello tra i membri fondatori dell’Unione Europea. Il ritorno del Presidente Trump in carica ha offerto una grande opportunità per moltiplicare gli sforzi di pace, non solo a Gaza, ma anche in Ucraina”, ha dichiarato il presidente ungherese Viktor Orban nel suo intervento durante l’esordio del Board of Peace.

Il Tycoon, anticipando la partecipazione di Cina e Russia, ha garantito un’erogazione di 10 miliardi di dollari a sostegno del Board per la ricostruzione e gli aiuti umanitari nella Striscia (da dove arriva la disponibilità di fondi?). Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Kazakistan e altri 4 Paesi, hanno promesso oltre 7 miliardi. Quindi ad oggi ci sarebbero già 17 miliardi in arrivo, rispetto alle stime di 70 miliardi di dollari totali. Anche la Federazione internazionale di calcio (FIFA) ha promesso l’erogazione di 70 milioni di dollari per il gioco del calcio nella striscia di Gaza.

Indonesia, Marocco, Kazakhstan, Kosovo e Albania hanno proposto contingenti militari per il mantenimento della pace e il supporto internazionale (Peacekeeping force) nell’enclave di Gaza.

 

Tuttavia aleggia il timore che la concentrazione di poteri nell’esecutivo del Board, che ne è il vertice monocratico e plenipotenziario, rappresenti l’occasione per il Tycoon di bypassare – o ridurre – l’influenza e l’autorità dell’ONU nelle procedure di cooperazione internazionale.

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