Politica

Bossi: l’ultimo saluto domenica nella ‘sua’ Pontida. Salvini, saremo in tanti ad abbracciarlo

di Luca Rossi (*)

Gemonio (Varese) L’ultimo saluto sarà nella ‘sua’ Pontida. I funerali di Umberto Bossi, fondatore della Lega, morto ieri a Varese a 84 anni, si celebreranno domenica alle 12 nel monastero di San Giacomo nella cittadina delle valli bergamasche, tanto cara al Carroccio per il raduno storico sul ‘pratone’, a partire del 1990. Alle esequie del Senatur parteciperanno, tra gli altri, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, i presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa. Il figlio del ‘Capo’ – lo chiamano tutti così in via Bellerio – Renzo Bossi ha annunciato in un post su Instagram che “la famiglia, volendo condividere l’ultimo passaggio con il popolo della Padania e la grande famiglia della Lega ha deciso che i funerali di Umberto Bossi si terranno a Pontida” e ha aggiunto che “in queste ore la famiglia chiede riservatezza”.

Nella villetta di Gemonio, in provincia di Varese, il viavai dei militanti è limitato ad alcune persone. Sono più che altro nostalgici di un partito che si è trasformato nel corso degli anni. Tra i big, Salvini arriva alle 18 e si ferma per un’ora e mezza nella villa nel paesino della provincia di Varese per rendere omaggio al Senatur e un saluto ai familiari. “Un incontro molto emozionante e caratterizzato da toccanti riflessioni umane e politiche. Domenica saremo in tanti ad abbracciare Umberto nella sua Pontida”, le parole del segretario affidate a una nota del partito.

Il primo a giungere a Gemonio intorno alle 9 è Marco Reguzzoni, ex capogruppo leghista alla Camera poi passato in Forza Italia per cui è stato candidato alle elezioni europee. Per i funerali “Pontida è una scelta simbolo”, le sue parole. A stretto giro è poi la volta del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che rimane all’interno della casa del Senatur, dove ci sono i figli e la moglie Manuela Marrone, per oltre tre ore. Quindi, nel pomeriggio giunge il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, che dice ai cronisti: “La Lega perde che chi l’ha inventata e io perdo un amico”.

Tra i simpatizzanti, soprattutto nostalgici, c’è chi poggia una rosa rossa sul muretto esterno, un bouquet di fiori verdi o chi appende una bandiera della Lega Nord con i simboli del Sole delle Alpi e dell’Alberto da Giussano. È il vessillo che rappresenta “la Lega quella vera, quella che aveva il cuore”, racconta Daniele Zorzo, 48 anni di Albizzate (Varese) arrivando di buon mattino davanti alla casa di Gemonio con una rosa rossa in mano. Con la morte di Bossi “se ne va un sogno”, aggiunge. Greta, un’altra militante della prima ora di Varese, usa le stesse parole: “Se ne va un sogno, l’ha spezzato Salvini”.

La Lega si interroga, intanto, sull’eredità lasciata dal fondatore, entrato nella storia della politica italiana per gli slogan ‘Secessione’ e ‘Padania libera’ urlati dal pratone di Pontida o alla cerimonia dell’ampolla sul Monviso. “Bossi ha insegnato a evolvere, ad andare avanti, mai a stare fermi. Oggi cerchiamo di portare avanti questo insegnamento fondato sul coraggio, sull’identità e sulla libertà”, sottolinea Salvini che in mattinata partecipa a più riprese al filo diretto di Radio Libertà, che dedica una giornata omaggio a Bossi con il microfono aperto, durante la quale non mancano critiche al nuovo corso del partito di via Bellerio. Il leader leghista replica agli ascoltatori: “L’unico tradimento è quando vieni eletto in un partito e poi cambi casacca e ti tieni il posto”. E poi dice ancora: “Un conto sono le battaglie del ‘95 sul Po dove c’ero anch’io, ora siamo nel 2026. Un movimento identitario in Italia non può che essere sovranista in Europa”. Quindi, il vicepremier sentenzia: “Siamo l’unico partito in tutto l’Occidente che è stato processato, arrestato, confiscato e siamo qua, perché una delle lezioni di Umberto era non mollare mai”. A Gemonio e a Varese spuntano striscioni dedicati al Senatur. In uno di questi si legge: “Grazie Capo. Padania libera”.
(*) La Presse

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