“Attendiamo soluzioni per l’ippodromo di Capannelle per scongiurarne la chiusura prevista alla fine dell’anno e promuovere un piano di rilancio dell’intera area e di tutto l’indotto. In ballo c’è la sorte di oltre 1000 lavoratori, tra quelli a tempo pieno e a tempo determinato compreso il personale delle società di servizi, dalle pulizie alla vigilanza, dai maniscalchi ai veterinari. Ma non è tutto gravi danni anche all’indotto: là dove finora sono stati custoditi, allenati e curati 500 esemplari di purosangue solo per il galoppo, si estende una vera e propria piccola città con le sue risorse che fanno parte del pil cittadino. Chiudere Capannelle vuol dire regalare l’ennesima figuraccia internazionale alla Capitale con la perdita dei grandi eventi dell’ippica e la compromissione di tutti gli storici eventi dell’estate romana. Una realtà cresciuta nel tempo sul lavoro e la passione di migliaia di romani distrutta dal Campidoglio negli anni con cavilli burocratici che ora stanno diventando la tomba dell’ippica a Roma”. Lo dichiara in una nota il capogruppo della Lega capitolina Fabrizio Santori, a proposito della chiusura dell’ippodromo di Capannelle. “La Lega ribadisce un sonoro ‘no’ alla chiusura e i numeri parlano chiaro: oltre alla perdita dell’indotto economico che pesa come un macigno sulla Capitale, l’ippodromo Capannelle nel 2023 ha avuto un movimento scommesse interno tra trotto e galoppo di circa 20 milioni di euro, pari al il 15% del movimento nazionale, e di questi 1,6 milioni vanno all’erario, il resto al Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (Masaf) per il finanziamento del settore”, elenca Santori. “Il volume delle scommesse nazionali complessivamente ammonta ad 668 milioni e il 10% sono puntate su Capannelle, circa 70 milioni di euro, e per un introito erariale di circa 4,3 milioni che non possono andare perduti. Abbandonare uno dei simboli della città sarebbe un atto scellerato: il Campidoglio, dopo aver ricevuto uno schiaffo anche dal Tar, si attivi e faccia la sua parte per evitare l’ennesimo scempio di una città abbandonata in pasto all’ansia di grande bruttezza che avvelena la ragione della sinistra ”, conclude Santori.
