Un Osservatorio regionale sulle carceri che coinvolga le Camere penali, l’Ordine degli Avvocati, gli enti del Terzo settore per fare in modo che ci sia un monitoraggio continuo degli esiti delle politiche che la Regione Emilia-Romagna intende mettere in campo e delle condizioni di detenuti e operatori di polizia.
Lo ha annunciato l’assessora regionale al Welfare, Isabella Conti, intervenendo in Commissione per la parità e per i diritti delle persone e Cultura dell’Assemblea legislativa.
Tra le misure annunciate, l’avvio di un’interlocuzione con il ministero della Giustizia per avviare un percorso con le comunità di recupero in modo che i detenuti tossicodipendenti possano essere trasferiti e curati, il potenziamento dell’assistenza sanitaria attivando un percorso di dentisti volontari all’interno del carcere, nuovi corsi di formazione, teatro, educazione. E ancora, la possibilità di individuare istituti che possano essere tutti dedicati a formazione e lavoro.
“Il 17 marzo arriveranno alla Dozza di Bologna i primi giovani detenuti dalle carceri minorili- sottolinea Conti-, andrò a conoscerli e raccontare le loro storie alla città perché ci si ricordi che sono poco più che bambini con storie dolorose, non numeri senza volto. Vogliamo dare risposte perché ormai il sovraffollamento nelle carceri emiliano-romagnole non è più tollerabile. Sono strutture vecchie e inidonee per spazi e servizi in grado di garantire dignità ai detenuti”.
“A questo si aggiunge il tema annoso della carenza di personale- prosegue Conti-. È importante che le istituzioni siano consapevoli che il tema della mancanza di dignità affligge sia i detenuti sia chi lavora all’interno del carcere. In mancanza di risorse dello Stato, la Regione ha deciso di intervenire per migliorare le condizioni e fare la propria parte. Vogliamo attivare- chiude l’assessora- percorsi qualificati e personalizzati di assistenza, formazione professionale e al lavoro, promuovere misure alternative al carcere e sostenere percorsi di inserimento abitativo e di orientamento al lavoro. Solo così potremo parlare di recupero e ridare un futuro alle persone dopo la detenzione”.
