Primo piano

CDU/USC bavarese vincono,  ma la “grande coalizione” con i socialdemocratici è sul filo del rasoio

di Giuliano Longo

 

Dopo una pausa di poco più di tre anni, la CDU tornerà alla Cancelleria, con Friedrich Merz (nella foto), 69 anni, pilota amatoriale cattolico originario del Sauerland, privo di esperienza governativa, ma con un passato imprenditoriale milionario.

Negli ultimi dieci giorni, il nuovo presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha espresso approvazione per il risultato del voto, ha nel mirino proprio la Germania  sia per le sue difficoltà economiche sia per le tensioni sociali che agitano il Paese.

 

Ma ci sono anche delle ombre sul voto poiché l’USC bavarese non è riuscita a raggiungere il risultato che nel frattempo aveva sperato e per il quale aveva addirittura lanciato l’audace manovra di far approvare  al Bundestag, insieme ai neonazi della AfD, una mozione contro l’attuale politica migratoria che ha suscitato imponenti manifestazioni antifasciste in tutta la Germania.

 Il centro vince ma non stravince 

Di fatto il partito dell’Unione  di Merz ha conseguito il secondo peggior risultato dal dopo guerra con un valore percentuale di consensi ben al di sotto del valore più basso registrato sotto Angela Merkel in un’elezione federale nel 2017 con il 32.9%  che non può certo far esultare il probabile prossimo premier della Germania.

 

Poco dopo le 18.30 è stata pubblicata la prima previsione e Merz già giustamente  cantava vittoria. “Abbiamo vinto queste elezioni federali”, ha detto il rappresentante della CDU, salito sul palco insieme all’intera presidenza del partito e al leader della CSU Markus Söder, ma per quanto riguarda i possibili partner della coalizione, Merz si limita a dire: hanno fatto una dura campagna elettorale, “ma ora parleremo“. Con chi rimane aperto.

 

Poiché Merz aveva escluso una collaborazione con l’estrema destra dell’AfD  dovrebbero bastare i seggi socialdemocratici a garantire la maggioranza al Bundestag con la “Grosse Koalition”  già sperimentata con Angela Merkel anche senza i Liberali che non hanno superato la soglia di sbarramento del 5%., con i socialdemocratici in caduta libera.

 

Si tratterà probabilmente di un’alleanza complicata, che potrebbe rallentare seriamente il cambiamento politico immediato e profondo annunciato da Merz durante la campagna. .

I tempi per la formazione del Governo sono stretti

In realtà Merz sperava che la sua Unione, in quanto chiaro vincitore, potesse scegliere il suo partner di coalizione rapidamente. Negoziare con la SPD e i Verdi, metterli l’uno contro l’altro e, nel frattempo, far aumentare il prezzo del loro ingresso nella coalizione.  La CDU sperava che l’accordo di coalizione fosse pronto entro Pasqua, mentre l’insediamento al governo era già stato preparato  dalla fine dell’anno scorso.

 

Durante la campagna elettorale, Merz ha più volte sottolineato che la gente deve rendersi conto al più presto che qualcosa sta cambiando e che l’Unione sta dando risultati.

 

A tal fine la CDU aveva individuato 15 punti di un programma immediato. Fra questi abolizione della legge sul riscaldamento ambientale; legalizzare parzialmente della cannabis e respingimento dei migranti alla frontiera, ma i futuri partner della coalizione saranno d’accordo?

 

Negli ultimi dieci giorni, il nuovo presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha nuovamente aumentato la pressione sull’Europa e il partito di Merz si era imposto di tempi rapidi a causa della situazione economica e del tensioni sociali che rendono inquieta la Germania.

 

Da allora è diventato chiaro che in futuro l’Europa dovrebbe  assumersi la responsabilità della propria sicurezza e dovrà sostenere l’Ucraina per poter svolgere con la UE, un ruolo nei negoziati Russo-americani, ma con  un governo in grado di agire rapidamente. Non solo, dovrà anche impegnare enormi investimenti per la difesa.

 

Ciò non sarà possibile senza nuovi fondi speciali e  la riforma del freno al debito, disaccordo sul quale  aveva causato il crollo della coalizione precedente ricattata dai liberali ora fuori gioco.

 

La realtà dei numeri

Guardando ai numeri  queste elezioni rappresentano la più grande migrazione di voti dal dopoguerra con un grande afflusso di elettori che non avevano votato nelle precedenti competizioni elettorali, tanto che almeno 2 milioni di elettori dell’AfD che non avevano  votato nel 2021.

 

La stessa  AfD beneficia di un’affluenza alle urne storicamente elevata, pari all’84%; il suo previsto risultato elettorale è dovuto in gran parte a chi non aveva votato in precedenza. Solo CDU e CSU hanno guadagnato più voti  dell’AfD anche se non con un ampio margine, ma sfruttando il calo di consensi degli altri partiti, mobilitando così settori dell’elettorato, ma non con percentuali eclatanti.

Tuttavia, a causa della breve e agguerrita campagna elettorale anti-immigrazione, il partito ha perso oltre 900.000 elettori a favore dell’AfD, . d’altro canto, nonostante la “linea dura” nei confronti della estrema destra , quasi nessun elettore è passato, al contrario,  dall’AfD all’Unione.

 

Sarebbe comunque un gioco a somma zero se non fosse per i tanti ex elettori della SPD e dei Liberali FDP che sono passati alla CDU/CSU. Questa volta circa 1,8 milioni di socialdemocratici delusi e 1,3 milioni di liberali hanno votato per l’Unione.

 

La sorte della Sinistra

 

I socialdemocratici della SPD sono quelli che hanno perso il maggior numero di elettori danno l’impressione che nelle successive tornate elettorali il partito si vada liquefacendo. Non solo ha perso un gran numero di elettori a favore dell’Unione, e  ben 800.000 ex elettori liberali (FDP parte determinate della precedente coalizione “semaforo” )  hanno votato per l’AfD.

Il Risultato della BSW di Sahra  Wagenknecht  (la sinistra della sinistra definita filorussa che ha ottenuto buoni risisultati nelle regioni della Germania Est) è ambivalente.  Intanto perché, almeno sorprese dell’ultimo momento ha mancato la soglia di sbarramento del 5% solo dello 0.1%.

Ma di fatto  Shara ha mobilitato centinaia di migliaia di astenuti e quasi altrettanti elettori delusi della SPD. Centinaia di migliaia di astenuti hanno espresso il loro voto a sinistra, ma un numero significativamente maggiore è arrivato dai Verdi e dalla SPD.

Ciò spiega le perdite contenute  Grunen, ma anche l’affermazione della sinistra della Linke  che ha raddoppiato i consensi sfiorando il 9%  sicuramente a scapito dei socialdemocratici e dei verdi, ma anche riassorbendo in parte i dissidenti da sinistra di  Sahra. .

 

I Verdi ottengono l’11.8% contro il 14.7% delle precedenti elezioni, ma  il paradosso è che Socialdemocratici, Verdi Linke e partito  di Sahra, ovvero lo schieramento di una ipotetica sinistra, raggiunge  oltre il 41% dei consensi, che nelle loro radicali divisioni non potranno mai essere uniti e tanto meno governare, ma almeno sono il più solido baluardo popolare contro i rigurgiti di estrema destra.

 

Conclusione

 

Tutti i media occidentali e la maggioranza della Cancellerie europee e della governance UE, tirano un sospiro di sollievo esaltando  un voto per l’Europa o addirittura di un schiaffo a Trump e hanno ben ragione perché le forze anti UE della AfD e del partito di Sahra a sinistra, rappresentano solo un quarto dell’elettorato tedesco.

 

Ma è anche evidente che qualunque sia la coalizione che governerà la Germania  è tutto l’asse politico dell’Unione Europea che con questo voto si sposta a destra, con una tendenza che pare ormai irreversibile dall’talia alla Germania sino alla stessa Francia  in attesa delle presidenziali francesi fra qualche anno.

 

Quanto allo “schiaffo” a Trump è tutto da vedere poiché Berlino ha la forza sufficiente per trattare unilateralmente con lui e già Giorgia Meloni e i laburisti di Starmer ci stanno provando.

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