“La celiachia rappresenta oggi un esempio emblematico di come una patologia ben conosciuta dal punto di vista clinico ponga ancora rilevanti criticità sul piano della sanità pubblica. I dati più recenti confermano una crescita delle diagnosi in Italia, che va letta però non tanto come un reale aumento dell’incidenza, quanto piuttosto come un recupero delle mancate diagnosi accumulate durante il periodo pandemico”. In una nota Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva Università degli Studi di Milano La Statale, past president di Anpas e vice presidente di Samaritan International, commenta l’aumento di casi di celiachia in Italia, emerso dalla ‘Relazione annuale al Parlamento sulla celiachia – anno 2024’ pubblicata sul sito del ministero della Salute con l’Associazione italiana celiachia (Aic) che calcola che circa altre 300mila persone siano malate senza saperlo. “Rimane infatti significativo il divario tra i casi diagnosticati e quelli stimati: si ritiene che circa la metà delle persone affette non abbia ancora ricevuto una diagnosi. Questo elemento evidenzia la necessità di rafforzare le strategie di identificazione precoce, soprattutto nei soggetti a rischio e nelle forme cliniche atipiche, che rappresentano oggi una quota rilevante dei casi. Il nostro Paese dispone di un sistema di tutela avanzato, con il riconoscimento della celiachia come malattia cronica e l’erogazione degli alimenti senza glutine a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Tuttavia, l’impegno economico, che ha superato i 270 milioni di euro annui, impone una riflessione sulla sostenibilità e sull’appropriatezza delle risorse, anche alla luce delle persistenti differenze regionali nell’accesso ai servizi e nei percorsi diagnostico-terapeutici”. “Accanto agli aspetti sanitari, non va sottovalutato l’impatto sulla qualità della vita: il costo degli alimenti, la gestione della dieta e il rischio di contaminazione rappresentano ancora elementi critici nella quotidianità dei pazienti. In questo senso, è necessario un approccio integrato che coinvolga non solo il sistema sanitario, ma anche il settore produttivo e la ristorazione collettiva. In prospettiva, la sfida è duplice: da un lato migliorare la capacità di intercettare i casi non diagnosticati, dall’altro garantire un equilibrio tra tutela dei pazienti e sostenibilità del sistema, attraverso modelli organizzativi più efficienti e omogenei sul territorio nazionale”, conclude Pregliasco.
