di Viola Scipioni
Il centrodestra torna a dividersi sul tema dell’integrazione e della cittadinanza. Antonio Tajani, vicepremier e segretario di Forza Italia, ha rilanciato lo Ius Scholae durante il “Forum in masseria” organizzato da Bruno Vespa, proponendo una misura che riconosca la cittadinanza ai giovani stranieri cresciuti e formati nelle scuole italiane. Un tentativo di dare concretezza al punto 6 del programma del centrodestra, che parla di integrazione degli immigrati regolari, ma che viene accolto da un muro di no da parte della Lega e di Fratelli d’Italia.
«Non siamo lassisti, vogliamo una cittadinanza più seria, sul modello dell’Impero romano che inglobava chi condivideva i nostri valori», spiega Tajani, cercando di rassicurare la sua base e gli alleati, sottolineando che «non c’è alcuna invasione islamica nelle scuole» e che «è il lassismo culturale a indebolirci». La proposta spiega il leader azzurro, mira a rafforzare l’identità nazionale, non a svilirla. Ma la risposta della Lega arriva dura e immediata: «archiviare ogni polemica sulla cittadinanza, non passerà mai. Guardiamo avanti, al Paese non servono inutili discussioni estive».
Sullo sfondo della polemica si inserisce anche l’ombra di Marina Berlusconi, che secondo indiscrezioni sarebbe scettica sull’iniziativa, preferendo che Forza Italia si concentri sui temi economici cari al padre Silvio. Tajani però smentisce ogni malumore interno: «Marina è un’amica, non abbiamo mai parlato di questo tema».
La vicenda dello Ius Scholae è solo l’ultima crepa che emerge all’interno di una coalizione da mesi attraversata da tensioni latenti. Il Vicepremier forzista prova a contenere la frattura spiegando che «la priorità resta la riforma della giustizia», definita «la riforma delle riforme», ma intanto il dibattito sulla cittadinanza diventa il simbolo di una competizione sempre più evidente. Tajani rivendica il ruolo di Forza Italia come «terzo partito d’Italia» e richiama i centristi e gli europeisti delusi dalla sinistra, cercando di porsi come ago della bilancia e punto di equilibrio in un centrodestra dove Lega e FdI parlano sempre più spesso lingue diverse.
Dietro lo scontro sui migranti, infatti, si profila la vera battaglia politica che si giocherà dopo l’estate: la scelta dei candidati per le Regionali d’autunno, soprattutto nelle regioni del Nord, dove la competizione tra Forza Italia e Lega è destinata a inasprirsi. Tajani punta a far valere un peso politico superiore ai numeri reali del suo partito, mentre Salvini cerca di difendere il proprio spazio in territori storicamente leghisti. FdI, dal canto suo, osserva e prepara le sue mosse, consapevole che la leadership del centrodestra passa anche dalla gestione delle alleanze regionali.
Le differenze si fanno sentire anche a livello europeo. Tajani ricorda che Forza Italia è nel Partito popolare europeo, mentre FdI e Lega appartengono a famiglie politiche differenti. «È normale che ci siano opinioni diverse», dice il Ministro degli Esteri, che però garantisce la coesione del governo anche su temi cruciali come il premierato e l’autonomia differenziata, benché entrambi abbiano già incontrato ostacoli costituzionali e resistenze interne.
Sul fronte esterno, resta aperta anche la questione della politica europea e atlantica del governo Meloni, dove Forza Italia rappresenta la componente più saldamente filo-Ue e filo-Nato, mentre Lega e FdI mantengono posizioni più sfumate o critiche.
In attesa delle sfide elettorali e della prova delle riforme in Parlamento, il centrodestra continua a marciare insieme, ma non senza attriti. Tajani cerca di smorzare i toni: «le nostre diversità non minano l’unità della coalizione», assicura. Ma la sua apertura sullo Ius Scholae, che Giuseppe Conte del M5S invita a concretizzare con un tavolo parlamentare, rischia di restare l’ennesimo annuncio estivo, destinato a scontrarsi con la dura realtà politica di una maggioranza sempre più attraversata da rivalità interne.
