di Balthazar
La Siria e la Russia hanno siglato un accordo che ridisegna lo status e la funzione storica delle installazioni militari russe lungo la costa mediterranea siriana. Annunciato dal Ministero degli Esteri di Damasco dopo 18 mesi di negoziati avviati subito dopo la caduta di Bashar al-Assad nel dicembre 2024 dal governo del di Ahmad al-Sharaa —, il memorandum segna di superamento dell’accordo del 2017 che concedeva a Mosca l’uso ed extraterritoriale delle basi per 49 anni.
Uno dei punti fondamentali a favore del governo di Damasco è la gestione diretta e il controllo sovrano delle due strutture, l’aeroporto Internazionale di Latakia adiacente alla base di aerea Hmeimim e il Molo 4 del porto commerciale d Tartus (nella foto).
Le strutture militariste di Hmeimim e Tartus da avamposti militari del Cremlino si convertono per essere convertite in zona militare-siriano-russa con un periodo di transizione per il passaggio operativo alla cooperazione tecnica e logistica tra i due Paesi. La Siria dell’era post-Assad ripristina il controllo dello Sato sul il porto di Tartus e lo scalo di Latakia mostrando alla popolazione e alla comunità internazionale la piena sovranità territoriale della Siria, superando le concessioni unilaterali dell’era di Assad.
Ridimensionando la presenza militare russa con una partnership sull’addestramento militare Damasco lancia un segnale alle monarchie del Golfo: la Siria non è più satellite di Mosca, ma mantenimento un canale militarizzato con la Russia evita strappi traumatici con una superpotenza nucleare e l’influenza americana sulla regionale.
Per il Cremlino, il memorandum rappresenta un pragmatico compromesso in grado di preservare I vitali interessi della Russia. La base navale di Tartus è da decenni per ̍unico punto logistica e di rifornimento per la Flotta russa nel Mediterraneo. Evitare l’espulsione totale di Mosca e mantiene una sua presenza consente al Cremlino di non perdere t la sua presenza nella regione mediorientale poichè .Hmeimim e Tartos rimangono uno snodo fondamentale, non solo per lo snodo logistico fondamentale non solo per il Medio Oriente, ma anche per il Continenete africano.
Altro è il passaggio a centri di addestramento congiunti che sicuramete rappresenta un sostegno finanziario a Damasco, ma incide anche direttamente sulla sicurezza interna siriana, adeguando la presenza russa alle mutate mutate condizioni del geopolitiche siriane, segnando il da passaggio da un modello di rigida e unilaterale influenza USA.
Ma restituzione alla Siria del controllo sull’aeroporto di Latakia e sul Molo 4 del porto di Tartus, unita alla conversione delle infrastrutture militari in centri congiunti di addestramento, viene valutata a Washington come un momento della proiezione del potere del Cremlino nel Mediterraneo.
L’atteggiamento della Casa Bianca verso il nuovo governo di Damasco è legato direttamente ai negoziati per l’allentamento delle sanzioni a suo tempo imposte e la Siria e le sue importazioni di petrolio dalla Russia. Quindi Washington utilizza la leva economica per indurre la leadership siriana a ridurre l’influenza di Mosca attende di verificare cosa succederà nei tre mesi di transizione previsti dall’accordo.
In sostanza Washington attende di capire cosa effettivamente significhino i “centri congiunti di addestramento”: ovvero se costituiscano una manifestazione delle capacità offensive e logistiche russe o oppure se si tratti in realtà solo di finanziamenti da parte di Mosca, oppure di una copertura per assetti di intelligence, radar e supporto logistico verso il Mediterraneo e l’Africa.
Negli ultimi anni, Riad e Abu Dhabi hanno guidato il processo di riabilitazione diplomatica della Siria (culminato con il rientro di Damasco nella Lega Araba), sebbene le monarchie del Golfo, guardino con prudenza all’asse Mosca-Damasco, preferiscono la presenza militare russa al dilagare di milizie filo-iraniane o al caos e all’instabilità istituzionale Il Qatar ha invece espresso riserve sull’influenza russa e l’intesa con Damasco senza che vi sia una vera riconciliazione interna e garanzie di stabilità politica multilaterale..
Chi invece è nettamente favorevole è l’Iraq che considera l’asse Mosca-Damasco un pilastro per la sicurezza della regione e per il contrasto ai gruppi terroristici lungo la frontiera comune, così come l’Egitto per prevenire la frammentazione del paese e limitare l’influenza dell’estremismo o di potenze regionali concorrenti.
Più complessa la posizione di Israle che accetta l’accordo e la presenza russa solo a patto che vengano rispettati i suoi limiti di sicurezza nè vengano impediti gli attacchi israeliani per proteggere i propri confini. Ma per non compromettere l’intesa con Mosca sulla Siria, Israele ha mantenuto una posizione di cautela diplomatica nei confronti di Mosca – come in altri contesti internazionali (ad esempio nel conflitto in Ucraina) – garantendosi che la Russia continui a tollerare le sue attività di difesa aerea nei cieli siriani.
