di Gianfranco Piazzolla (*)
Banche e istituzioni hanno estremo bisogno dell’Europa.
I cittadini, molti cittadini d’Europa, dicono invece di non averne bisogno se l’Europa appare come oggi.
Ogni singolo stato punta a rafforzare gli arsenali per scenari di guerra che in tempi di pace sono stati comunque sempre attenzionati su ogni scacchiere che potesse riguardare il nostro continente.
Solo che fino a qualche anno fa si prevedeva bastassero dei budget entro certe percentuali di PIL e oggi si corre dietro a un arrogante e folle mercante al timone del più forte stato del mondo che in un futuro più o meno prossimo non lo sarà più.
Una evidente incapacità generale dei paesi membri europei ha fatto si che molti degli stati del vecchio continente si allineassero ai diktat del suddetto personaggio.
Di punto in bianco si cominciano a trovare risorse per armarsi e buttare soldi verso le industrie belliche che nel contempo volano in borsa e raccolgono altri fondi dagli azionisti.
E per inciso nel nostro paese fino all’anno scorso si predicava rigore nei conti e impossibilità di trovare soldi per pensioni, sanità sempre più al collasso, istruzione e servizi essenziali per i cittadini.
Sembrava impossibile trovare anche uno striminzito 0,5 chiedendo lacrime e sangue al ceto medio sempre più incanalato verso la povertà e agli stessi ceti meno abbienti, quelli in vera sofferenza finanziaria e sociale.
I tagli più pesanti hanno riguardato prevalentemente questi soggetti più che il 7 per cento della classe più abbiente del paese.
E ora?
Si parla del 5 per cento del PIL da destinare al mercato delle armi.
La spasmodica corsa ad accattonare denaro sfilandolo nei modi più disparati dalle tasche degli italiani è già iniziata.
Che lo stato avesse accellerato in maniera indegna e vergognosa gli attacchi ai contribuenti in difficoltà si era già notato nell’ultimo anno, contrariamente alle tante belle promesse ai contribuenti.
Questo governo, infatti, ha dato priorità alla riscossione forzata verso chi ha qualcosa da perdere lasciando indisturbati i veri evasori.
Un comportamento che disincentiva la fiducia verso lo stato stesso che invece di aiutare affonda chi è in difficoltà e questo di contro incentiva milioni di persone in stato di disagio ad andare verso il lavoro nero e verso la criminalità nei territori dove essa prospera.
Ma non ci sono solo i cinque milioni di partite iva da spennare.
Probabilmente gli enti locali, la sanità e l’istruzione subiranno tagli e specialmente per i comuni sarà molto dura visto che dovranno braccare anch’essi i cittadini per recuperare denari senza contare i tagli all’assistenza dei disabili e agli indigenti.
A questo punto tutti si chiedono se L’europa oggi ha un senso visto che pian piano molti stati un tempo di acciaio, come Francia e Germania, stanno collassando nelle politiche di una sproporzionata accoglienza e del rigore di bilancio relegando il benessere dei propri cittadini o meglio dei contribuenti ad una marginalità sempre più evidente che va dalla sanità all’istruzione e per tutti gli altri servizi di uso quotidiano.
L’Europa sembra non trovare una espressione di se stessa in un momento così particolare dove ogni problema dovrebbe essere affrontato con le competenze che dovrebbero essere la costante di un continente così blasonato.
Ma se l’Europa è così meglio tornare alle proprie sovranità.
(*) Presidente Confimprese Viterbo
Giunta esecutiva nazionale Confimprese Italia
