di Giuliano Longo (*)
Il 24 aprile il leader Polacco Donal Tusk ha annunciato che la Russia potrebbe attaccare l’Europa nei prossimi mesi, Dichiarazione che fa seguito a molte latre simili di alcuni Paesi europei, ma che spostano la data di qui a qualche anno.
Ma perché la Russia dovrebbe attaccare l’Europa e cosa potrebbe mai sperare di ottenere quando quasi tutta la sua macchina militare è concentrata sulla guerra con l’Ucraina?
Se la Russia decidesse di attaccare i paesi europei ora, si troverebbe coinvolta in uno scontro militare diretto con l’UE e il Regno Unito, la cui popolazione supera il mezzo miliardo di persone, una economa stabile rispetto a quella russa in difficoltà. Senza contare che oltre ai droni ucraini, anche i missili europei – Taurus e altri – sarebbero puntati contro la Russia.
Inoltre il Cremlino dovrebbe trovare soldati per difendere Kaliningrad e San Pietroburgo da un’invasione di terra, mentre quasi tutti quesi tutti quelli immediatamente disponibili si trovano in Ucraina.
Probabilmente non basterebbe nemmeno una nuova mobilitazione, un calcolo dei “volenterosi” europei che tuttavia escludono errobeamente le possibilità di una “economia di guerra” e una “leva patriottica” di massa in Russia
In queste circostanze si può davvero parlare di un attacco russo all’Europa?
Anche se si ponesse fine al conflitto ucraino, un attacco sarebbe possibile solo a condizione: che il Cremlino sia pronto a usare armi nucleari che sono l’unico tipo di arma in cui la Russia ha una superiorità assoluta sugli europei.
Non è noto se il Cremlino abbia anche solo considerata seriamente tale ipotesi , ma attualmente la Russia non è in grado di intraprendere alcuna azione militare diretta contro l’Europa.
Ed è proprio questa sfumatura, con la sua componente nucleare, che tutti i politici europei ignorano ostinatamente quando insistono sulla minacciata invasione.
Ma torniamo alla prospettiva nucleare.
Solo gli Stati Uniti possono riequilibrare i rapporti di forza, e dato che nessuno in Europa – né i politici né la società nel suo complesso – vorrà correre tali rischi, sarebbe necessario un cambio di rotta nelle relazioni con Mosca, che da parte europea nemmeno si intravede.
Ecco perché si parla di una guerra con la Russia, senza specificare di che tipo di guerra si tratterebbe.
Negli ultimi anni, in Europa si è diffusa l’opinione che il prolungamento della guerra in Ucraina sia vantaggioso, poiché, se questa dovesse terminare, la Russia lancerebbe immediatamente un’offensiva contro l’Unione Europea.
La Russia non può competere con la NATO utilizzando armi convenzionali e nche se la guerra in Ucraina dovesse finire e Mosca liberasse il suo esercito, quest’ultimo rimarrebbe comunque inferiore alle forze dell’Alleanza sotto ogni aspetto.
Il Cremlino, invece , sarebbe disposto a correre un rischio simile solo se l’Europa rappresentasse una minaccia “esistenziale”. La probabilità che una tale minaccia si concretizzi, qualora la guerra con l’Ucraina dovesse concludersi, è estremamente bassa, ma se la guerra in Ucraina si protrae, il rischio aumenta.
L’Europa è il principale alleato di Kiev: il suo principale finanziatore, la sua base industriale e il suo potenziale di resistenza. Gli europei hanno imposto sanzioni, tentano di intercettare navi della “flotta ombra” e forniscono alle forze armate ucraine le coordinate per lanciare attacchi missilistici a lungo raggio contro la Russia.
Se Mosca dovesse ritenere che queste azioni stiano minacciando seriamente la situazione al fronte portando Mosca sull’orlo della sconfitta, allora potrebbe entrare in conflitto diretto con l’Europa, percependo le minacce come esistenziali. Questo è attualmente l’unico scenario possibile di un conflitto.
Negli ultimi giorni si sono verificati diversi eventi che, in determinate circostanze, potrebbero accelerare questo scenario.
Partiamo dal blocco della flotta ombra. Se questa pratica, altamente controversa dal punto di vista del diritto internazionale, dovesse espandersi, potrebbe diventare una delle vie più dirette verso una guerra russo-europea.
In secondo luogo, si stanno sviluppando attacchi dei droni ucraini contro i porti della regione di San Pietroburgo. Le fonti militari russe affermano che i droni siano entrati in Russia dallo spazio aereo estone, il cui confine dista solo 25 chilometri dal porto di Ust-Luga, con attacchi particolarmente dannosi – apprezzati in Europa – poichè causano ingenti danni alle esportazioni energetiche russe.
Gli Stati baltici negano ufficialmente il loro coinvolgimento e denunciano la guerra elettronica dei russi che sviano la traiettoria dei droni.
Finora, questo argomento viene discusso solo nei media russi e nei gruppi online. Ufficialmente Mosca non ha mosso alcuna accusa contro l’Estonia ma potrebbe trovare il pretesto – il casus belli – per attaccare gli Stati baltici accusandolo di un “atto di aggressione”, anche solo sperando di garantire la sicurezza dei propri porti baltici.
In tal caso, si creerebbe un ulteriore pretesto per un potenziale conflitto.
In terzo luogo il principale deterrente per la Russia contro qualsiasi mossa improvvisa verso l’Europa è stato finora il rischio di un intervento degli Stati Uniti – con il proprio potenziale nucleare – a sostegno degli alleati.
Ma se gli Stati Uniti rimanessero in disparte, l’equilibrio di potere cambierebbe radicalmente poichè la Russia possiede un potenziale nucleare di gran lunga superiore a quello delle potenze nucleari europee.
Questo disimpegno americano potrebbe spingere gli europei ad accogliere, almeno in parte, le proposte di pace di Putin imponendo all’Ucraina le necessarie concessioni.
Di recente Trump ha rilasciato diverse dichiarazioni che potrebbero essere interpretate come un’allusione al fatto che gli americani non sosterrebbero i loro alleati della NATO nel caso di una guerra in Europa peraltro rea di non averlo aiutato nel conflitto con l’Iran.
Naturalmente, potrebbe trattarsi semplicemente di un ricatto da parte di Washington, volto a indurre l’Europa ad accettare più facilmente le richieste statunitensi. Come è anche possibile Trump voglia giocare la carta Putin per “dare una regolata” agli europei, ricordando loro la loro completa dipendenza dagli Stati Uniti in termini di sicurezza, senza la quale sarebbero “tigri di carta”.
Allora Mosca stessa potrebbe inizialmente considerare anche solo un attacco militare limitato o una sorta di azione “ibrida” sotto falsa bandiera, sperando che ciò sia sufficiente a far cambiare idea alla politica europea.
Ma uno scenario del genere, anche se discusso, è estremamente pericoloso poiché la situazione potrebbe sfuggire di mano.
A Kiev – così come i rappresentanti dell’ala radicale del “partito della guerra” occidentale – chiedono da tempo ai paesi europei di “smettere di temere la Russia” e di cominciare a lanciare attacchi diretti sul suo territorio abbattendo i suoi missili e droni e inviando truppe in Ucraina, magari continuando a minacciare la sua “triade nuclerare”, come avvenuto con il lancio di droni ucraini su basi e impianti strategici.
In passato Washington ha bloccato tale prospettiva per non essere trascinata in una guerra con la Russia, ma fino a che punto? La bellicosità a Trump non manca se si mette in discussione l’egemonia americana- come di mostrato dal Venezuela all’Iran. Né gli manca la imprevedibilità.
A Kiev vorrebbero che gli europei intraprendessero direttamente un’azione militare, incuranti dell’ enorme rischio di guerra nucleare e anzi rivendicando la presenza di tali armi come sta facendo la Polonia.
Entrambe falsamente ignari delle conseguenze catastrofiche per la loro popolazioni anche solo con il lancio diatomiche “tattiche” russe, preludio comunque a una guerra nucleare generalizzata.
In ogni caso la garanzia della sicurezza di Kiev non si fonda solo sul sostegno americano, ma sulla prevenzione di nuove guerre nel continente grazie alla normalizzazione strategica delle relazioni tra gli europei e la Russia. Senza di essa, l’Ucraina rimarrà un campo di battaglia distruttivo che potrebbe estendersi all’Europa da un momento all’altro.
Fino a quando Kiev e Mosca saranno in grado di resistere? Ma la domanda e anche fino a che punto gli europei si spingeranno seminando la paura dell’attacco russo?
Non è il riarmo europeo che preoccupa il Cremlino che risponderà in modo simmetrico, ma il protrarsi di un conflitto che nessuno sta vincendo, nemmeno i nostri “volenterosi”.
(*) Analista geopolitico ed esperto di politica internazionale
