Il gabinetto per la sicurezza israeliano ha approvato una serie di misure che renderanno più semplice vendere terre appartenenti ai residenti palestinesi in Cisgiordania a coloni israeliani. Nel pacchetto di misure rientrano anche norme che ampliano i poteri di controllo da parte di Israele su aree poste sotto l’Autorità nazionale palestinese (Anp). Tale mossa, salutata con favore dai sostenitori dell’attuale governo Netanyahu, è stata respinta con forza dall’Anp, che ha chiesto un vertice d’emergenza alla Lega araba, e attirato la forte condanna di otto paesi a maggioranza musulmana: Arabia Saudita, Qatar, Giordania, Emirati, Indonesia, Pakistan, Egitto e Turchia. Da Riyad, il ministero degli Esteri parla di “decisione illegale” che punta a “imporre illegalmente la sovranità israeliana” sui territori palestinesi. L’organizzazione israeliana Peace Now sostiene che il governo del premier Benjamin Netanyahu stia perseguendo una “pericolosa annessione de facto della Cisgiordania”, anche perché il governo – avverte ancora l’organismo – starebbe usando il Gabinetto per la sicurezza per aggirare l’iter tradizionale, che garantirebbe maggiore vigilanza e trasparenza.
In una nota l’ong aggiunge: “Netanyahu ha promesso di porre fine a Hamas a Gaza, ma in realtà sta rovesciando l’Autorità nazionale palestinese, cancellando accordi già siglati da Israele e perseguendo l’annessione, andando anche contro la volontà dell’opinione pubblica, dell’interesse pubblico e della posizione chiara del presidente degli Stati Uniti Donald Trump”, che dal primo disegno di legge presentato l’estate scorsa alla Knesset per portare a termine l’annessione continua a dirsi contrario a questa opzione. In Cisgiordania le condizioni di vita per i palestinesi restano precarie, dopo l’escalation di violenze che si continua a registrare dopo l’aggressione di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023. Da allora, 1.112 palestinesi sono stati uccisi e 11.500 feriti, mentre altre 21mila persone sono finite in carcere, tra cui anche donne e minori.
Già ben prima dell’ottobre 2023 tuttavia le organizzazioni per i diritti umani denunciano condizioni carcerarie per i palestinesi segnate da trattamenti inumani e degradanti, torture, poco cibo, assenza di assistenza medica, sistemi di riscaldamento o raffreddamento delle celle a seconda delle temperature stagionali e processi iniqui, ma soprattutto preoccupa che alla Knesset sia stato approvato un disegno di legge che prevede la pena di morte per i soli detenuti palestinesi, accusati di crimini violenti. Sebbene il testo richieda ancora due passaggi al parlamento israeliano, oggi il canale israeliano Channel 13 fa sapere che le autorità sono al lavoro per costruire un nuovo istituto penitenziario che accoglierà i condannati a morte e permetterà di eseguire le condanne. Lo ha annunciato il Servizio penitenziario israeliano, aggiungendo che nel nuovo carcere sarà anche formato il personale dedicato. Il Servizio penitenziario ha poi chiarito che i condannati saranno giustiziati tramite impiccagione entro 90 giorni dalla sentenza. Intanto, dagli Epstein Files, i documenti dell’inchiesta sulla maxi rete di miliardari pedofili legata a Jeffrey Epstein che sta scuotendo gli Stati Uniti, emergono nuovi elementi che collegano l’imprenditore allo Stato di Israele. Dopo che diversi audio rivelerebbero legami stretti tra Epstein e l’allora premier israeliano Ehud Barak, adesso sono risultate anche donazioni dirette all’esercito israeliano per sostenere l’espansione delle colonie nella Cisgiordania occupata e a Gerusalemme est, una pratica illegale secondo il diritto internazionale.
Secondo alcune delle oltre 3 milioni di carte rese pubbliche dal Dipartimento di Giustizia lo scorso 30 gennaio, Epstein – morto suicida in carcere nel 2019, mentre era in attesa di giudizio – il 3 marzo del 2005 avrebbe donato una somma di 25mila dollari agli ‘Amici delle Forze di difesa israeliane’, ossia l’Idf, l’esercito di Tel Aviv. Altri 15mila dollari risultano inoltre versati al ‘Jewish National Fund’, un organismo che finanzia direttamente i coloni in Cisgiordania, mentre altri 5mila dollari sono andati al ‘National Council of Jewish Women’.
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