di Andrea Maldi
Gli Stati Uniti hanno proposto un armistizio di 30 giorni nel conflitto tra Ucraina e Russia. Alcune ore fa il presidente Donald Trump ha pubblicato sul suo social Truth il colloquio con il leader russo Vladimir Putin: “Abbiamo avuto discussioni molto positive e produttive con il Presidente russo Vladimir Putin, e ci sono ottime possibilità che questa orribile e sanguinosa guerra tra Ucraina e Russia possa finalmente giungere alla fine… In questo momento – ha poi aggiunto – migliaia di truppe ucraine sono completamente circondate dai militari russi e in una posizione molto vulnerabile. Ho chiesto con forza al presidente Putin di risparmiare le loro vite. Sarebbe un massacro orribile, mai visto dai tempi della Seconda Guerra Mondiale”.
Successivamente Whashington ha poi sottolineato che non c’è stato un dialogo diretto tra i due leader, ma ad averlo è stato il rappresentante della Casa Bianca Steve Witkoff. Il malinteso è stato generato dallo stesso Trump che, usando la prima persona, ha scritto di aver parlato con Putin senza mai nominare il suo delegato.
Prontamente è arrivata la replica dello stato maggiore ucraino, che smentisce categoricamente le parole del Tycoon: “Non c’è nessuna minaccia di accerchiamento delle nostre unità nella regione russa del Kursk”.
Il “si con riserva” di Putin arriva tramite il diramato dell’agenzia ufficiale d’informazioni della Federazione Russa (Tass): “Ho letto la richiesta. Bisogna tenere conto della situazione sul campo, i negoziati devono partire da lì. Sono andato nella regione di Kursk, la situazione è completamente sotto il nostro controllo. I gruppi militari entrati nella regione sono totalmente isolati e i soldati ucraini hanno solo due opzioni: possono arrendersi o morire. Se i militari ucraini depongono le armi, avranno salva la vita e riceveranno un trattamento dignitoso”.
Successivamente il ministero della Difesa di Mosca rende noto che 28 centri abitati nella regione di Kursk, compresa la città di Sudzha, sono stati ripresi sotto il controllo russo.
Intanto il leader ucraino Volodymyr Zelensky pubblica su X il dialogo con il Segretario di Stato della Santa Sede, il Cardinale Pietro Parolin: “Lo scambio di prigionieri e un cessate il fuoco provvisorio incondizionato di 30 giorni sono i primi rapidi passi che potrebbero avvicinarci significativamente a una pace giusta e duratura. L’Ucraina è pronta a compiere questi passi perché il popolo ucraino vuole la pace più di chiunque altro. Nel frattempo il mondo vede come la Russia stia deliberatamente ponendo condizioni che non fanno altro che complicare e trascinare il processo, poiché la Russia è l’unica parte che vuole che la guerra continui e che la diplomazia si rompa… Putin pone condizioni estremamente difficili e inaccettabili fin dall’inizio, prima ancora di un cessate il fuoco, non metterà fine alla guerra per sua volontà. La forza dell’America è sufficiente a fare in modo che invece ciò accada – aggiunge Zelensky – Sono necessari passi vigorosi… una forte pressione deve essere esercitata sull’unico che vuole che la guerra continui”.
aggiornamento la crisi russo-ucraina ore 13.49
