Per quanto concerne le prospettive del rapporto debito/Pil il Dfp “sembra descrivere con realismo un quadro che a partire dal PSB 2024 pare sensibilmente deteriorato. L’analisi di sostenibilità del debito, posta al centro della nuova governance economica dell’UE, pone particolare enfasi sulla dinamica del rapporto e sulle sue determinanti, piuttosto che sul suo livello. Da tale punto di vista, con riguardo al triennio 2025-27, periodo per cui è possibile un confronto tra i diversi documenti ufficiali presentati a partire dall’autunno 2024, il quadro non sembrerebbe rassicurante”. Così la Corte dei Conti in audizione sul Documento di Finanza Pubblica presso le Commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato. Questo perchè, specifica la Corte dei Conti, “la crescita dell’indicatore è andata gradualmente aumentando fino a più che raddoppiare rispetto a quanto stimato in fase di predisposizione del PSB (da 1,7 a 3,8 punti di Pil)”, ma anche perchè “ciò è avvenuto, al di là del contributo ascrivibile al Superbonus che era sostanzialmente noto nella fase di elaborazione del Piano strutturale, per il determinante effetto della bassa crescita economica reale e nominale, il tutto in un contesto in cui il saldo primario ha confermato un miglioramento, ma inferiore alle aspettative”.
Pressione fiscale resta alta, da riduzione risorse a famiglie e imprese
“La pressione fiscale ha raggiunto il 43,1 per cento del Pil, in crescita di quasi due punti percentuali rispetto al 2023 e di circa un punto rispetto al 2024. All’incremento ha contribuito anche una crescita del Pil particolarmente contenuta, pari al 2,5 per cento in termini nominali e allo 0,5 per cento in termini reali rispetto al 2024. Peraltro, in base alle previsioni del Dfp la pressione fiscale, sia pure con qualche variazione, rimarrà pressoché inalterata nel quadriennio di riferimento, tanto che nel 2029 è prevista ancora al 43,1 per cento. Se anche una valutazione sull’entità della pressione fiscale deve tenere conto di molte variabili, fra le quali l’andamento dell’economia, la quantità e articolazione dei servizi resi alla collettività, è indubbio che negli ultimi anni ha raggiunto livelli elevati che sembrano stabilizzarsi, anziché indirizzarsi verso una riduzione che libererebbe risorse in favore delle imprese e delle famiglie, favorendo sia gli investimenti che i consumi”.
Serve deciso impegno su rinnovabili, Italia dietro principali Paesi Ue
“Il Dfp contiene uno specifico focus” dedicato alla sicurezza energetica “nel quale si documentano gli sforzi compiuti negli ultimi anni per la diversificazione geografica degli approvvigionamenti. Il focus sottolinea come ‘l’espansione delle fonti rinnovabili e delle soluzioni energetiche a basse emissioni rappresenta una strategia efficace e pienamente coerente con gli obiettivi di decarbonizzazione’. Il perseguimento di questo obiettivo, ampiamente condivisibile, richiede tuttavia un deciso impegno. Negli ultimi anni, la quota di energia da fonti rinnovabili italiane ha perso slancio rispetto all’andamento registrato nei principali paesi europei. In particolare, nel periodo 2019-2024 in Italia la quota di energia da fonti rinnovabili è aumentata di 1,2 punti percentuali, un incremento decisamente inferiore a quanto registrato in Spagna (7,6 p.p.), Francia (6,1 p.p.) e Germania (5,2 p.p)”, ha sottolineato inoltre la Corte dei Conti.
Su infrastrutture avviare nuova stagione programmatoria dopo Pnrr
“Sotto il profilo della spesa infrastrutturale, principale motore della crescita, si sottolinea come ribadito nel Documento, l’importanza di decisioni orientate alla coesione nazionale, alla riduzione dei divari e al rafforzamento dell’accessibilità che richiede una attenta riflessione in vista del progressivo esaurimento degli effetti prodotti dalle risorse iniettate nel sistema con il Pnrr. Appare, di conseguenza, urgente, agire sulle condizioni strutturali che ostacolano l’effettiva realizzazione degli interventi programmati e, allo stesso tempo, avviare una nuova stagione programmatoria, orientata a scelte di policy in grado di rafforzare l’efficacia della spesa per investimenti e il suo contributo agli obiettivi di sviluppo tracciati nel Documento”. Ciò richiede, sottolinea la Corte dei Conti, “di conciliare la realizzazione delle infrastrutture strategiche di rilievo nazionale con un più efficace sostegno agli investimenti locali, anche al fine di assicurare un profilo di investimento pubblico più equilibrato e sostenibile nel tempo”.
