“In Italia il Pil è cresciuto dello 0,5 per cento nel 2025, nonostante le tensioni commerciali innescate dall’aumento dei dazi statunitensi e l’accentuata incertezza geopolitica. Alcuni segnali di miglioramento dell’attività economica apparsi nella seconda metà del 2025 sono proseguiti anche nei primi due mesi del 2026. Le prospettive sono però bruscamente peggiorate dopo l’inizio delle ostilità in Medio Oriente”. Lo ha detto il capo del Dipartimento Economia e Statistica della Banca d’Italia, Andrea Brandolini, in audizione davanti alle Commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato in merito all’attività conoscitiva preliminare all’esame del Documento di finanza pubblica 2026. Per Bankitalia “il netto peggioramento del clima di fiducia delle famiglie potrebbe preludere a una maggiore attenzione negli acquisti e a un indebolimento della spesa per consumi. La produzione industriale si è complessivamente ridotta nel bimestre gennaio-febbraio 2026, soprattutto nei settori che avevano registrato la crescita più intensa l’anno precedente, ma nell’insieme del primo trimestre gli indici Pmi sono rimasti più favorevoli che alla fine del 2025. L’attività è stata sostenuta dai servizi, che hanno beneficiato anche dell’impulso temporaneo dei Giochi olimpici invernali”.
Nell’Indagine sulle aspettative di inflazione e crescita condotta dalla Banca d’Italia a cavallo dello scoppio del conflitto, ha evidenziato Brandolini, “le imprese dell’industria in senso stretto e dei servizi hanno segnalato un marcato peggioramento delle attese sulle proprie condizioni economiche e sulla domanda estera, accompagnato da aspettative di un aumento dei costi di produzione. Secondo le aziende, l’elevata incertezza macroeconomica e geopolitica è destinata a incidere in misura significativa sull’attività nel secondo trimestre dell’anno. Le valutazioni sulle condizioni per investire si sono deteriorate, ma non hanno inciso sui piani di investimento per il 2026, che restano nel complesso stabili e ancora orientati all’espansione per oltre un terzo delle imprese”.
CONTI PUBBLICI. BANKITALIA: BENE PRUDENZA MA NON BASTA, SERVONO RIFORME
“La prudenza nella gestione dei conti pubblici e la volontà di rispettare il nuovo quadro di regole europeo sono state apprezzate sia dagli investitori, con una riduzione marcata del differenziale di rendimento tra i titoli di Stato decennali italiani e quelli tedeschi, sia dalle agenzie di rating, che nel 2025 hanno rivisto al rialzo la valutazione del merito di credito dello Stato italiano. Da questi sviluppi possono trarre vantaggio anche le banche, le imprese e le famiglie, che beneficiano di un minore costo dell’indebitamento”, ha detto Brandolini. Ma, ha sottolineato, “per quanto fondamentale, la prudenza nella gestione dei conti pubblici non sarà sufficiente, se non sarà accompagnata da un’azione di riforma che crei le condizioni favorevoli all’innovazione e alla crescita della produttività”.
