di Fabiana D’Eramo
L’Italia è sotto scrutinio internazionale per le sue pratiche di repressione della libertà di stampa. Un recente report del consorzio Media Freedom Rapid Response (MFRR), finanziato dall’Unione Europea e firmato da un’alleanza di prestigiose organizzazioni per la tutela della libertà di stampa — tra cui la Federazione dei Giornalisti Europei (EFJ), l’Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa (OBCT), Article 19 Europe, il European Centre for Press and Media Freedom (ECPMF) e l’International Press Institute (IPI) — lancia un allarme su come la situazione della libertà di stampa sia degradata sotto il governo di Giorgia Meloni.
Il documento parla di una “intolleranza al dissenso” senza precedenti e dunque di un crescente indebolimento della qualità della democrazia in Italia. Da ottobre 2022 a giugno 2024, infatti, il monitoraggio “Mapping Media Freedom” ha registrato ben 193 segnalazioni di violazioni, un incremento vertiginoso rispetto ai 75 casi dei 22 mesi precedenti. Di queste, 54 segnalazioni hanno avuto origine da atti del governo o di funzionari pubblici, un dato che segna un cambio di rotta rispetto al periodo precedente.
Il report evidenzia una serie di incidenti significativi che illustrano il clima di repressione. Tra questi, spicca il “caso principale” della condanna per diffamazione a mezzo stampa di Roberto Saviano, avviata dalla stessa Meloni. Altri esempi rilevanti includono gli attacchi al quotidiano Domani, al programma Report e al Fatto Quotidiano. Il report sottolinea anche le critiche rivolte a Fanpage dopo l’inchiesta sui giovani di Fratelli d’Italia. Viene inoltre denunciata la denigrazione dei giornalisti di La7, della redazione di La Repubblica, dell’ex conduttore Rai Fabio Fazio e dello scrittore ex premio Strega Antonio Scurati. Si sottolinea inoltre che la politicizzazione della Rai ha raggiunto “livelli mai visti prima”.
La documentazione mostra che la libertà di stampa è stata sistematicamente bersagliata, con attacchi e violazioni avviati principalmente da autorità pubbliche nel tentativo di emarginare e silenziare le voci critiche. Secondo il report, le condanne pubbliche dei giornalisti sono spesso utilizzate per attaccare i professionisti dei media critici nei confronti del governo, creando un clima di tensione e fomentando la sfiducia delle persone nelle fonti giornalistiche, oltre che giustificando ulteriori attacchi. E questo ha gravi implicazioni per la democrazia e la trasparenza della politica nel paese.
Il tutto poco dopo che Meloni ha inviato a Ursula von der Leyen una lettera contestandole l’uso “distorto” che sarebbe stato fatto dai suoi oppositori del rapporto sullo stato di diritto dell’Ue e negando ogni ingerenza nella Rai. Ma per quanto la premier voglia dissentire, nel documento si legge che “nonostante le numerose richieste di incontro, purtroppo tutte le richieste” di parlare con gli esponenti della maggioranza “sono rimaste senza risposta. Tali rifiuti illustrano la mancanza di volontà del governo di impegnarsi in discussioni costruttive su sviluppi chiave relativi ai media che alla fine influenzano la qualità della democrazia italiana”. È la prima volta che un governo rifiuta di incontrare una delegazione incaricata di monitorare la libertà di stampa.
