di Wladymiro Wysocki (*)
La giornata del 18 dicembre potrebbe essere stata la svolta alla lotta degli infortuni e della prevenzione nel mondo del lavoro.
La Camera dei Deputati ha deliberato il via libera definitivo alla conversione in legge del recente Decreto sicurezza con 143 voti favorevoli.
Il testo, già approvato in Senato, è pronto a diventare uno strumento innovativo in supporto al D. Lgs. 81/08 e smi con un ventaglio di misure concrete per rafforzare la prevenzione degli infortuni e la cultura della sicurezza in ogni settore.
Tra le varie disposizioni, forse, il più impattante è nel settore delle costruzioni dove l’ispettorato nazionale darà priorità alle verifiche nelle imprese in regime di subappalto per rilasciare l’attestato di conformità.
Per contrastare il lavoro in nero e le situazioni irregolari è previsto l’obbligo di un badge, una tessera di riconoscimento con un codice anticontraffazione una vera e propria carta di identità da cantiere in supporto a controlli più trasparenti.
Tra le novità più concrete c’è il rafforzamento dei controlli sul territorio con l’incremento di personale dove l’INAIL potrà assumere il personale aggiuntivo e aumenterà il numero di Carabinieri dedicati alla vigilanza in materia di prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro.
Tantissime altre disposizioni sono previste nel testo a supporto e integrazione del Testo Unico della Sicurezza che, dal lontano 9 aprile del 2008, forse oggi vedere la sua prima vera innovazione.
Nella stessa giornata, proprio di sicurezza sul lavoro, interviene Papa Leone XIV dichiarando che il lavoro oggi continua a essere troppo spesso teatro di tragedie che non dovrebbero accadere.
Continua il Papa, dalla Sala Clementina in Vaticano, con parole nette e dirette: i luoghi in cui uomini e donne trascorrono gran parte della propria giornata, investendo energie, competenze e speranze, finiscono con il trasformarsi in spazi di dolore e desolazione a causa di incidenti che segnano famiglie e comunità intere.
Ricorda Papa Francesco, con una espressione a lui tanto cara: la sicurezza sul lavoro è come l’aria che respiriamo, ci si accorge della sua importanza solo quando viene a mancare, quando però è ormai troppo tardi.
Sottolinea l’importanza e il valore della prevenzione, che resta lo strumento più efficace per tutelare la vita e la salute dei lavoratori.
In un profondo discorso, da menzionare in ogni corso di formazione in materia, ricorda che nelle dinamiche lavorative non deve prevalere il capitale, logiche di mercato, profitto, ma la persona, la famiglia, il loro bene.
E tanto ci spendiamo nei discori tra convegni, tavoli di lavoro, lotte sindacali, salotti televisivi, perché prevalga il benessere del lavoratore in un ambiente lavorativo sano e sicuro.
Eppure per quanto ci si sforzi nei discorsi, poco o niente viene recepito.
Parole al vento.
E proprio nella medesima giornata, il lavoro si macchia nuovamente di sangue.
Castignano, Ascoli, un uomo di 70 anni all’interno del cantiere per lavori di ristrutturazioni muore schiacciato dall’escavatore rimando tra il mezzo e una parete dell’edificio.
Inutili gli interventi tempestivi dei soccorritori tra vigili del fuoco e sanitari del 118, dove hanno potuto limitarsi alla constatazione del decesso dell’uomo.
Tuonano le parole di rabbia, dolore, indignazione ma per l’ennesima volta ci troviamo a constatare come il lavoro specie quello delle costruzioni sia troppo spesso causa di morte.
Tante sono le riflessioni che emergono alla ricerca della causa.
Fretta, inadempienze, carenza di sicurezza, mancanza di procedure sicure, assenza di controlli e la lista potrebbe continuare.
Purtroppo la sensibilità alla tutela del lavoro ancora è secondaria rispetto alla necessità imprenditoriale del fatturato.
La prevenzione, sotto tutti i suoi strumenti applicativi, che sia formazione o fornitura di idonei dispositivi di protezione oppure procedure sicure valutate a monte piuttosto che attrezzature conformi e lavoratori addestrati è percepita come una perdita di tempo.
Una imposizione o vincolo, facilmente risolvibile sulla carta, per poter lavorare senza darne una conseguenza formale e sostanziale.
È importante comunicare, nel vero senso della parola di mettere in comune di condividere, insieme argomenti, concetti, dinamiche, procedure, metodi che nella condivisione possono trovare soluzioni efficaci.
Dobbiamo stimolare la partecipazione di tutti nelle imprese e in ogni ambito di lavoro, la sicurezza è un lavoro corale, e non possiamo escludere nessuno.
Troppo lontani stiamo dalla soluzione e i numeri dell’INAIL sono drammaticamente chiari dove si evidenzia un incremento impressionante tra vittime, infortunati, malattie professionali.
La strada è lunga e l’arrivo è lontano, ma solo se siamo disposti a percorrere un metro alla volta con determinazione, serietà e costanza possiamo arrivare al traguardo.
Non ho la presunzione di dire che già con questo ennesimo provvedimento ci sarà la soluzione a tutti i mali, ma sicuramente è uno strumento nuovo da utilizzare e di controllo.
Sicuramente per raggiungere risultati significativi ci deve essere un cambio radicale della nostra forma mentis al lavoro.
Un altro anno sta finendo e speriamo che oltre alle luci del Santo Natale si possano accendere anche le luci della speranza che il prossimo 2026 si l’anno del cambiamento.
L’anno del lavoro visto come vita e non morte.
(*) Esperto di sicurezza sul lavoro
