di Wladymiro Wysocki
Il giorno 15 maggio, presso il Palazzo di Montecitorio a Roma, è stato presentato il rapporto annuale 2024 ISTAT sulla situazione del Paese.
Il rapporto presentato è un documento corposo di 240 pagine che merita una attenta lettura e riflessione per capire bene in quale direzione sociale ed economica stiamo andando.
Personalmente il discorso economia del lavoro e sicurezza sul lavoro sono strettamente collegati e in un quadro sociale che stiamo vivendo non possiamo non tenerne conto.
Dall’analisi ISTAT si è osservato, che negli ultimi due anni, c’è un recupero sensibile del margine di profitto nel settore dell’agricoltura posizionando il markup (la differenza tra il prezzo di vendita di un bene, di un servizio, e il suo relativo costo di produzione) superiori al 2,7% del 2023 rispetto al 2019.
Nel settore della manifattura, escludendo i prodotti petroliferi, il markup registra una crescita complessiva dell’1,1% nel 2023 per l’aumento di alcuni comparti come l’elettronica, comprensibile anche dal fatto che dal periodo pandemico in poi molte modalità di lavoro sono cambiate e quindi aumentano le necessità di prodotti informatici.
Un aumento significativo si è registrato nel settore delle costruzioni con un incremento del +1,6% rispetto al periodo pre-pandemico, ovviamente un buon risultato è stato portato a segno grazie ai bonus edilizi.
Su questo valore si dovrebbe fare una maggiore attenzione di analisi in quanto è un settore economico che ha smosso un aumento di lavorazioni, di assunzioni, di partite iva e forse ridurre e penalizzare proprio questo comparto, andando a ridimensionare fortemente i bonus, non è una scelta saggia.
L’edilizia e le costruzioni in genere, benché se ne possa dire, sono un volano economico per il nostro Paese che inevitabilmente trascina altri settori economici, pensiamo all’immobiliare, ai mobilifici, all’elettronica, elettrodomestici, arredi in genere, giusto per menzionarne alcuni.
Anche il comparto dei servizi di mercato ha avuto degli incrementi del 2,2% con aumenti in limitati settori quali le attività finanziarie e assicurative (+18,2%), il settore del commercio al dettaglio e all’ingrosso (+4,2%) e i servizi di alloggio e ristorazione (+1,8%).
Per tutti gli altri settori i margini di guadagno sono nettamente inferiori al periodo pre-pandemico.
Nel triennio 2021 – 2023 le retribuzioni contrattuali orarie hanno avuto una crescita molto contratta nel rapporto dell’aumento dei prezzi dove sono aumentati complessivamente del 17,3% e le retribuzioni del 4,7%.
Per quanto le retribuzioni possano essere incrementate restano sempre in forte ritardo rispetto all’aumento dei prezzi, ultimo dato registrato nell’ottobre del 2023 le retribuzioni si sono portate a una crescita del 2,9% ma che fanno fatica rispetto all’aumento del 5,9% dei pressi al consumo.
Due piatti della stessa bilancia che faticano ad allinearsi o quanto meno a ridurre un differenziale ragionevole che possa mettere in condizioni le imprese di investire, assumere e le famiglie di condurre una vita dignitosa, e magari risollevare la forte crisi della natalità.
Natalità tanto decantata dai politici che esortano le famiglie a procreare di più, ma forse il contatto con la realtà è ben lontana dalle loro conoscenze così come questi dati del report.
Sarebbe il caso di uscire dal mondo ovattato e confortevole dei palazzi istituzionali e percorrere qualche strada delle nostre città, frequentare qualche mercato rionale e supermercato in più rispetto ai salotti televisivi e toccare con mano la vita reale.
La riduzione dei salari in proporzione all’aumento dei prezzi dei prodotti di consumo ha coinvolto maggiormente le famiglie meno abbienti dove i costi energetici, luce, gas, benzina, e alimentari sono stati maggiori.
Di tutti gli aumenti proprio i generi alimentari sono quelli che hanno subito maggiori incrementi, e parliamo di aumentare la famiglia quando il problema serio che si sta prospettando all’orizzonte è la difficoltà di portare in tavola un piatto da mangiare.
Non parliamo di beni di lusso, ma di mangiare, di garantire alle famiglie il minimo necessario per vivere.
Tutto questo è un discorso che non può essere scollato dalla prevenzione e sicurezza sul lavoro.
Parliamo di maggiore attenzione e soprattutto esortiamo i lavoratori a rifiutare un lavoro quando questo possa compromettere la salute e sicurezza.
Ovviamente è un discorso giusto, moralmente e tecnicamente ineccepibile, e guai a non esserlo la sicurezza in primis, ma proviamo a metterci nei panni di quella persona.
Proviamo minimamente a immaginare quanto quel lavoro sia necessario per il sostentamento della famiglia, per portare a casa un piatto da mangiare ai propri figli.
La disperazione purtroppo non lascia molto spazio alla lucidità mentale e capire in quale dramma ci si sta mettendo a discapito della propria vita.
Il solo pensiero è mantenere la famiglia a ogni costo.
Allora prendiamo questo report, semmai ne era indispensabile per constatare la realtà, e riflettiamo sulle condizioni che vivono molte famiglie, i drammi quotidiani di sopravvivenza.
Sicurezza sul lavoro o lavoro sicuro? Questo il vero dramma e tassello logorante della prevenzione in molte piccolissime, piccole, medie imprese e lavoratori autonomi.
*Esperto di sicurezza sul lavoro
