Roma Capitale

DEI 121 TRAM ORDINATI A ROMA È ARRIVATO SOLO UNO ED È ANCORA FERMO: LINEE NON PRONTE E CANTIERI IN RITARDO, LA TRISTE REALTÀ DELLA MOBILITÀ SU TRAM DI GUALTIERI A ROMA.

Il piano per il rinnovo della flotta tramviaria di Roma, voluta dall’Amministrazione Gualtieri, che prevede l’acquisto di 121 tram bidirezionali Urbos forniti dalla società spagnola CAF, era stato presentato come una delle operazioni più importanti per il trasporto pubblico della capitale negli ultimi decenni. Il cronoprogramma originario indicava l’arrivo del primo tram entro la fine del 2025, con consegne progressive fino al 2028.
Tuttavia già nel 2025 è emerso un primo slittamento. Le tempistiche inizialmente annunciate non sono state rispettate e la consegna dei primi mezzi è stata rinviata al 2026, a causa di problemi nella catena di approvvigionamento dei componenti e ritardi industriali del produttore.
Secondo il nuovo calendario, i primi 10 tram dovrebbero essere consegnati entro giugno 2026, con altri 10 entro la fine dell’anno. Il completamento della flotta rimane previsto entro il 2028. È stato consegnato fino ad ora soltanto il primo tram Urbos.
Il rinvio delle consegne non è un dettaglio marginale. Roma dispone di una delle flotte tramviarie più anziane d’Europa: secondo dati ufficiali, l’età media supera i 30 anni e alcuni convogli storici rimangono in servizio da oltre mezzo secolo. Il rinnovo della flotta rappresenta quindi una necessità operativa urgente per garantire affidabilità, sicurezza e capacità del sistema.
Le dimensioni della rete tramviaria evidenziano ulteriormente il ritardo accumulato dalla città di Roma: circa 40 chilometri di linee operative, molto meno rispetto a città europee di dimensioni simili, dove la rete supera spesso 150-200 chilometri. La marginalità dell’espansione tramviaria a Roma rende ancora più strategico il programma di potenziamento cui l’amministrazione Gualtieri non è riuscita a dare reale attuazione.
A complicare la situazione, l’acquisto dei tram procede in parallelo con la realizzazione di nuove linee che accumulano ritardi significativi. Senza infrastrutture pronte, una parte dei mezzi rischia di restare inutilizzata. Tra le linee considerate critiche da osservatori e tecnici si segnalano Togliatti, Tiburtina, Casilina–Tor Vergata e TVA (Termini-Vaticano-Aurelio), ancora con tempistiche incerte o procedure non definite.
Gli appalti delle nuove tranvie registrano ritardi consistenti: molte opere sono ancora in fase di gara, revisione progettuale o avvio dei lavori, non allineate con le consegne dei tram. La tranvia TVA ha subito slittamenti nei tempi di avvio dei lavori, la Togliatti ritardi nelle procedure amministrative e i collegamenti Tiburtina e Casilina–Tor Vergata rimangono in fase preliminare, lontani dall’entrata in esercizio.
Questa situazione rischia di creare uno scollamento tra disponibilità dei mezzi e linee operative: mentre i tram iniziano ad arrivare, parte della rete non è pronta. L’acquisto dei 121 mezzi Urbos di CAF supera la flotta attuale, evidenziando quanto il successo dell’operazione dipenda dal completamento delle nuove linee, vero tallone d’Achille del Campidoglio..
Inoltre, diversi progetti tramviari dipendono da finanziamenti pubblici e programmi infrastrutturali, esponendo l’intero piano al rischio di compromissione delle scadenze se i ritardi dovessero persistere.
Urbanisti e analisti evidenziano criticità strategiche: l’acquisto massiccio dei mezzi prima della realizzazione delle infrastrutture espone il sistema al rischio di veicoli inutilizzati. La dipendenza da un unico costruttore rappresenta un ulteriore rischio industriale e manutentivo. La rete limitata rispetto alla città aumenta il rischio che parte della flotta rimanga sottoutilizzata se le linee slittano.
Nel complesso emerge la necessità di una programmazione integrata tra acquisto dei veicoli, realizzazione delle linee e tempistiche industriali. Senza questo coordinamento, anche un investimento superiore ai 450 milioni di euro rischia di produrre benefici più lenti del previsto.
“È inaccettabile che un investimento così importante per la mobilità romana proceda tra ritardi e incertezze, senza un coordinamento tra tram e infrastrutture,” ha dichiarato Fabio Desideri, segretario nazionale di AGISCI Italia, Il rischio è che centinaia di milioni di euro finiscano per produrre più comunicazione che servizi concreti ai cittadini”. Desideri ha aggiunto: “Chiediamo al Campidoglio di assumersi responsabilità chiare e immediate: Roma non può permettersi altre promesse rimandate”.

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