Con le parole che seguono, Fabio Desideri, segretario nazionale di AGISCI Italia, introduce le motivazioni che portano il movimento a rivolgere al sindaco di Milano, Beppe Sala, una serie di domande in relazione alle opere in fase di realizzazione per le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina: “siamo consapevoli che le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina rappresentino una grande opportunità per il nostro paese. tuttavia, ciò non esclude la necessità di conoscere con chiarezza lo stato di avanzamento di tutti i lavori e delle infrastrutture collegate. Per questo abbiamo rivolto una serie di domande, auspicando che trovino risposte concrete.”
Mentre le luci tricolore dell’Arena Santa Giulia illuminano la Tangenziale est, Milano si prepara ad accogliere le Olimpiadi Invernali, ma dietro lo spettacolo luccicante si nascondono cantieri in ritardo, costi pubblici alle stelle e scelte urbanistiche che sollevano più di qualche interrogativo.
L’Arena, costata tra capitale privato e pubblico tra i 250 e i 270 milioni, ha visto lo Stato e il Comune intervenire con decine di milioni per coprire extra-costi: 51 milioni per strade e svincoli, 300 milioni alla Fondazione Milano Cortina, altri 44 milioni con il decreto economia. Sembrerebbe che gran parte della spesa pubblica sia servita a colmare i ritardi e le necessità dei privati. Ci si potrebbe chiedere: quanto davvero pesa il pubblico e quanto i privati? E come si giustifica un investimento così ingente, se CTS Eventim e altri attori avevano già garantito gran parte del finanziamento?
A Milano, però, oltre ai conti, si apre un capitolo sulla trasparenza. sembrerebbe che le richieste di accesso agli atti su spese e iter dei lavori fatichino ad avere risposta. Di conseguenza, ci si potrebbe chiedere come sia possibile che chi amministra la città non renda conto ai cittadini, proprio mentre si spendono centinaia di milioni di euro.
Le procedure accelerate meritano attenzione. La valutazione di impatto ambientale nazionale è stata aggirata con la formula “ristrutturazione di opere già esistenti”. Ma l’Arena e il Villaggio Olimpico sorgono su terreni completamente nuovi, bonificati a 82 milioni di euro. Sembrerebbe un dettaglio tecnico, ma la domanda resta: come si concilia tutto questo con la promessa di giochi sostenibili?
Non meno delicata è la questione della destinazione futura delle strutture. Dopo le Olimpiadi, il PalaItalia ospiterà concerti, il Villaggio Olimpico diventerà studentato e uffici privati. Sembrerebbe che i cittadini abbiano finanziato opere destinate a generare profitti per altri. Non ci si dovrebbe chiedere quale sia il reale interesse pubblico?
Le criticità tecniche si vedono già. test-event come la Milano Hockey Finals hanno evidenziato buchi nel ghiaccio e ritardi nei lavori di skybox e parcheggi ancora immersi nel fango. Sembrerebbe difficile garantire sicurezza e qualità a pochi giorni dall’inizio delle gare.
Sul fronte della governance, membri della commissione paesaggio hanno partecipato contemporaneamente alla progettazione del villaggio olimpico. Sembrerebbe un conflitto di interessi evidente. come si può proteggere la fiducia dei cittadini in casi come questo?
E poi c’è l’ambiente. nonostante la parola “sostenibilità” compaia 169 volte nei dossier olimpici, Milano ha visto consumo massiccio di suolo, colate di cemento e bonifiche invasive. Sembrerebbe poca cosa rispetto alle promesse iniziali: ma come si concilia tutto questo con i giochi “più sostenibili e memorabili di sempre”?
Sindaco Sala, a pochi giorni dall’inizio dei giochi, queste domande non cercano polemica fine a se stessa. Cercano chiarezza. Cercano trasparenza. Cercano che i cittadini possano capire se Milano cresce davvero per tutti, o se dietro il ghiaccio e le luci tricolore si nasconde una città pensata soprattutto per i grandi investitori.
