Roma è una città sospesa. Non cade, ma non sale. Non si spegne del tutto, ma non si accende mai davvero.
Da quattro anni vive in un limbo in cui le promesse si moltiplicano e i problemi si stratificano, senza trovare uno sbocco. È la città del “quasi”: quasi moderna, quasi efficiente, quasi governata.
I romani lo percepiscono prima ancora che lo dicano i dati: Roma è ferma. E le responsabilità — pur diverse — attraversano sia il Campidoglio di Roberto Gualtieri, sia la Regione Lazio guidata da Francesco Rocca.
” Due livelli di governo chiamati a ricucire le ferite della Capitale, ma che spesso sembrano muoversi su binari paralleli, mai davvero convergenti” ha detto Fabio Desideri, leader del costituendo movimento che è passato dalla vecchia sigla di Pensiero Popolare Italiano (PPI), all’attuale Agisci Italia, che tenterà di mettere insieme Popolari, Riformisti, Liberali, Repubblicani e Socialisti.
“Il risultato è una città che sopravvive – ha continuato Desideri – tra emergenze quotidiane: sociali, urbane, sanitarie. Una città che attende, da troppo tempo, una rinascita che non arriva”.
Roma scivola nelle nuove povertà
Per capire la crisi basta osservare i margini della città: le file davanti ai centri di ascolto, i supermercati dove la spesa diventa un esercizio di sottrazioni, i quartieri dove la vita si misura al centesimo.
Dal 2022 la povertà a Roma è cresciuta in modo costante e silenzioso.
Nel 2023 oltre 10.000 persone si sono trovate in difficoltà per la prima volta, mentre nel 2025 la quota di cittadini a rischio povertà sfiora il 16%.
Questo scenario — che rientra nelle competenze sociali del Comune — mostra una città dove il welfare non riesce a reggere l’urto della crisi economica e demografica.
La rete sociale esiste, ma è troppo tesa, troppo fragile, troppo lenta rispetto alle necessità.
Case impossibili: l’attesa che diventa una condanna
Nell’area sociale in cui il Campidoglio ha responsabilità diretta — la casa — emergono crepe profonde, troppo gravi.
Nel 2023 quasi 19.000 famiglie erano in lista per un alloggio popolare, mentre le assegnazioni effettive sono scese da 352 nel 2022 a 152 nel 2024.
Chi attende una casa vive anni sospesi: tra subaffitti, sfratti, soluzioni temporanee, figli che crescono in stanze di fortuna. È una delle ferite più dolorose della città e una delle situazioni dove la promessa di “rinascita sociale” si è dimostrata più fragile.
Rifiuti, strade, costi: una città che paga di più per avere di meno
La gestione urbana — anch’essa in capo al Comune — continua a essere un tema esplosivo. I costi dei servizi, come acqua e rifiuti, aumentano, ma la qualità non segue lo stesso andamento.
Le strade sono ancora disseminate di buche, le aree periferiche vivono un degrado strutturale e l’immagine pubblica della Capitale fatica a scrollarsi di dosso l’etichetta di “città sporca”.
Sono criticità su cui la giunta Gualtieri aveva promesso una discontinuità netta. “La discontinuità, però – fa notare Fabio Desideri – non è ancora arrivata e non si vede neanche all’orizzonte”.
Sicurezza e microcriminalità che cambiano la vita quotidiana
Il problema sicurezza — condiviso tra Comune e Prefettura — non offre tregua. I reati sono cresciuti negli ultimi anni e la microcriminalità è ormai parte del paesaggio urbano: furti sui mezzi pubblici, borseggi turistici, aggressioni episodiche, traffici nelle periferie.
Roma non è una città pericolosa nel senso classico, ma è una città insicura nel senso quotidiano: imprevedibile, degradata, disordinata, stancante.
E né il Campidoglio né la Regione Lazio sono riusciti, finora, a invertire la rotta per quanto di loro reciproca competenza.
Famiglie e nidi: una città che non sostiene chi prova a restare
Il sistema dei nidi pubblici — competenza comunale — è un altro termometro della scarsissima vivibilità.
La copertura attorno al 24% e le liste d’attesa crescenti raccontano una realtà semplice: Roma non facilita la vita delle famiglie giovani. Anzi, spesso le spinge via.
La città diventa così sempre più anziana, sempre meno attrattiva per chi vuole mettere radici, e sempre più sbilanciata sul piano demografico.
La crisi sanitaria: il sistema regionale che non regge
Spostandosi sul livello regionale emergono le difficoltà più drammatiche: la sanità. Qui la responsabilità è diretta della Regione Lazio guidata da Rocca, il quale ha ereditato un sistema fragile e non è riuscito finora a stabilizzarlo.
Negli ultimi anni i pronto soccorso sono diventati il simbolo della crisi:
– corridoi pieni di barelle,
– ambulanze ferme per ore,
– pazienti in attesa anche per oltre 24-48 ore,
– personale stremato,
– liste d’attesa che allontanano le cure.
La promessa di una “svolta sulla sanità” si è scontrata con una realtà più dura e più urgente di qualsiasi annuncio.
Una Capitale che resta nel mezzo del guado
Roma oggi non è una città in caduta libera: è una città bloccata.
Non crolla, ma si logora. Non esplode, ma si svuota. Non fallisce, ma non cresce.
La responsabilità è condivisa:
– il Comune, che non riesce a tradurre in risultati concreti la promessa di rigenerazione urbana e sociale;
– la Regione, che non argina l’emergenza sanitaria e non restituisce ai cittadini un sistema di cure rapido e affidabile.
“ Roma resta sospesa – ha concluso Desideri – tra due governi che agiscono, ma non abbastanza; che intervengono, ma senza coordinazione; che parlano di rinascita, ma non ne realizzano le condizioni. La Capitale non ha bisogno di slogan o inaugurazioni: ha bisogno di un salto politico e amministrativo che finora non è arrivato. E fino a quando non arriverà, Roma resterà sospesa. In attesa di una rinascita che, ancora oggi, resta promessa e non realtà” .
