Economia e Lavoro

Dfp: Cgil, crescita zerovirgola da 2023, sprecata occasione Pnrr

“Un brutale impoverimento delle classi medie e popolari e la conseguente compressione della domanda interna, che ha contribuito alla crescita dello ‘zerovirgola’ che ormai prosegue dal 2023”. È la critica della Cgil al governo con Christian Ferrari, segretario confederale, in audizione davanti alle commissione Bilancio di Camera e Senato sul Documento di finanza pubblica. La Cgil contesta al governo “l’assenza di qualunque politica industriale che guidasse la transizione digitale e la conversione ecologica della nostra economia; l’aver puntato tutto sulla parte più arretrata, meno innovativa e a più basso valore aggiunto del nostro sistema produttivo (dove si annidano più che altrove precarietà, sfruttamento, evasione fiscale); aver sostanzialmente sprecato – tra ritardi, inefficienze e continue rimodulazioni – l’irripetibile occasione del Pnrr”.

Governo ha scelto austerità ma fallito su deficit, beffa a lavoratori

“Il Governo nel definire il Piano Strutturale di Bilancio “aveva di fronte a sé due strade: agire sul lato delle entrate – possibilità prevista anche dal nuovo Patto di Stabilità – andando a prendere i soldi dove sono (extra-profitti, profitti, rendite, grandi ricchezze, evasione fiscale); oppure impostare un lungo ciclo di austerità fino al 2031. Disgraziatamente, si è scelta questa seconda strada, per poi percorrerla a tutta velocità: tagliando la spesa e gli investimenti pubblici; definanziando la sanità; facendo cassa sulla previdenza; raggiungendo il record di pressione fiscale a carico dei redditi fissi”. Così il segretario confederale Cgil, che ha definito poi una “beffa” per lavoratori e pensionati l’aver fallito l’obiettivo del rientro sotto il 3% del deficit/Pil. “Si è deciso di accelerare sulle politiche di rigore allo scopo di uscire dalla procedura per disavanzo eccessivo in anticipo rispetto a quanto richiesto dalla stessa Commissione europea. Salvo poi fallire – all’ultimo miglio – questo obiettivo”, ha affermato, “siamo di fronte a una vera e propria beffa: non tanto per chi ha assunto quelle decisioni, piuttosto per chi ne ha pagato il prezzo, a partire da lavoratori e pensionati che prima hanno subito un’inflazione da profitti mai del tutto recuperata (+20,6%,in termini cumulati, nel periodo 2021 – 2025); poi un gigantesco drenaggio fiscale di oltre 25 miliardi; infine, il taglio dei servizi pubblici, a cominciare da sanità, istruzione, previdenza”.

Indicizzare Irpef a inflazione, rischio -1.600 euro a lavoratore

“Con una crescita dei prezzi al 2,9% – come da previsione del Governo – nel 2026 un lavoratore con un imponibile fiscale da 36.000 euro, subirebbe un ulteriore prelievo di 1.600 euro; mentre un pensionato da 1.000 euro al mese pagherebbe al fisco 370 euro in più”. Ferrari ha poi sottolineato la necessità di “neutralizzare il drenaggio fiscale attraverso l’indicizzazione automatica di tutta la struttura dell’Irpef all’inflazione”.

Rinnovare contratti per difendere potere acquisto, sospendere Patto

“Occorre rinnovare tempestivamente tutti i CCNL pubblici e privati per difendere e rafforzare il potere d’acquisto; approvare una legge sulla rappresentanza e introdurre il salario minimo legale; garantire una piena perequazione delle pensioni e rafforzare la quattordicesima; reindirizzare le risorse che sono già destinate al riarmo (+23 miliardi nel triennio 2026-2028: DPFP 2025) a sostegno di politiche industriali per i settori manifatturieri e per i servizi, contrastando chiusure e delocalizzazioni”, allo stesso tempo, a livello europeo, “è invece indispensabile rilanciare una strategia economica e monetaria espansiva: sospendendo il Patto di stabilità; evitando un rialzo dei tassi di interesse; mettendo in campo un piano straordinario di investimenti sul modello Next generation EU – eurobond – per politiche industriali ed energetiche comuni”. Così Christian Ferrari, segretario confederale Cgil, in audizione davanti alle commissione Bilancio di Camera e Senato sul Documento di finanza pubblica. “Se vogliamo superare le difficoltà di questo drammatico tornante storico, dobbiamo avere l’umiltà di riconoscere gli errori commessi e guardare alle scelte fatte dai paesi più virtuosi, come, per esempio, la Spagna: che cresce 4 volte più di noi; che ha costi energetici per famiglie e imprese di gran lunga inferiori ai nostri e che sta contrastando molto efficacemente precarietà del lavoro e povertà salariale”, ha concluso.

Red

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