di Giuliano Longo (*)
Il vertice svoltosi al Cremlino tra il presidente Vladimir russo Putin e gli emissari americani Steve Witkoff e Jared Kushner ha riacceso i l’attenzione sulla diplomazia parallela da Casa Bianca. Il colloquio – durato 3 ore cui è seguita cena di lavoro – è servito a verificato le basi di una proposta di pace di Trump per la fine del conflitto.
Per parte russa, oltre a Witkoff e Kushner , hanno partecipatp anche il consigliere di politica estera Yuri Ushakov e il responsabile degli investimenti Kirill Dmitriev. L’unico risultato immediato e simbolico dell’incontro è stata l’intesa su una tregua di tre giorni nei cieli sopra le capitali, russa e ucraina per garntire la sicurezza degli inviati il prosieguo della missione diplomatica verso Kiev.
Nonostante le dichiarazione del Cremlino descrivano il confronto come “franco”, molti analisti e media europei sono concordi nel definire la stada tracciata dai delegati di Trump come irta di ostacoli con posizioni tra Mosca, Kiev e Washington inconciliabili. Le ricostruzioni filtrate evidenziano le proposte americane.
Congelamento della linea del fronte: La proposta punterebbe a un’immediata finesi delle ostilità lungo la lenea di di contatto. Scenario che consentirebbe a Mosca di mantenere, di fatto, il controllo sui territori occupati, senza tuttavia un riconoscimento di dominio de jure internazionalmente riconosciuto.
Le pretese territoriali e il nodo del Donbass: secondo fonti al Cremlino Putin ha ribadito le proprie posizioni sulla rivendicazione dei territori occupati tramite il controllo amministrativo di quelle regioni – non escluso il completamento della occupazione d Donetsk – e l’impegno formale delle neutralità permanente dell’Ucraina con la definitiva rinuncia di Kiev all’adesione alla NATO..
La dimensione economica e le garanzie esterne: la presenza del consigliere per russo gli investimenti Dmitriev e dell’uomo d’affari americano Jared Kushner, ha introdotto la discussione sulla revoca delle sanzioni occidentali e sulla futura collaborazione economica con gli Stati Uniti come incentivo per Mosca, vincolandola a un quadro di stabilità negoziale
L’allarme delle cancellerie europee
Volodymyr Zelenskyy ha ovviamente già rrspinto ufficialmente tali proposte, mentre dalle diplomazie britannica, tedesca e baltica giungono aperte riserve.
Gli europei evidenziano la mancanza di una reale volontà di compromesso da parte di Mosca e mettono in guardia contro un piano di pace sbilanciato che finirebbe per premiare l’aggressore. In risposta alle accuse del Cremlino – che ha addebitato all’Europa l’intenzione di ostacolare i tentativi di pacificazione con controproposte inaccettabili – la NATO ha ribadito che il sostegno all’Ucraina e la sicurezza del Continente non saranno oggetto di baratto diplomatico.
La diplomazia dei piccoli passi
L’accordo su una tregua aerea mirata di 72 ore attorno alle capitali costituisce slo un passaggio logistico fondamentale per consentire la circolazione in sicurezza degli emissari americani. Tuttavia, gli analisti militari sottolineano come questa misura rimanga puramente contingente e non rifletta un effettivo cessate il fuoco sul campo.
Sul terreno, le forze armate russe mantengono intatta la pressione nell’est dell’Ucraina, dimostrando che la reale disponibilità di Mosca a concedere compromessi strategic,resta quindi ancora del tutto da verificare.
Lo spiraglio di fiducia: le analisi della corrente internazionale più ottimista
Tuttavia esiste un’ala dinternazionale – espressa ad esempio da The Jerusalem Post e altre fonti quali il Centro studi Eurasia Group e centri studi di alcuni Paesi non europei – – secondo la quale l’approccio negoziale di Kushner e Witoff sta dimostrando che la “diplomazia delle transazioni graduali” stararebbe scardinando l’immobilismo ideologico delle parti accumulato in anni di conflitto.
Gli analisti evidenziano come l’inserimento diretto nei colloqui di figure legato al mondo finanziario e dell’imprenditoria, stiano tentando – più realisticamente – di bypassare cavilli giuridici territoriali con un reale pragmatismo economico.
La disponibilità di Putin a dicutere la revoca coordinata delle sanzioni, l’impiego dei beni congelati in Occidente per la ricostruzione dell’Ucraina e la creazione di una commissione di lavoro bilaterale -come già sperimentata ad Abu Dhabi – non rappresenterebbero una tattica ditalatoria di Mosca, ma anzi lasciano intravedere le sue concrete convenienze, anche al di là del conflitto.
Quindi, secondo questi non pochi analisti, l’impostazione americana rappresenta l’unica via d’accesso verso una convergenza di interessi tra Mosca e Washington, con prospettive geopolitiche ininmaginabili prima dell’incontro al Cremlino.
E’ a questo punto legittimo il dubbio che le attuali èlites europee pecchino davvero di fantasia diplomatica o addirittura di una “vison strategica globale”.
(*) Analista geopolitico ed esperto di relazioni internazionali
