Una donna di 46 anni è morta a Roma perchè si è sentita male durante un intervento di liposuzione in un ambulatorio privato di Roma. È successo nella giornata di domenica 8 giugno. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, quando la donna si è sentita male il medico, l’anestesista e l’infermiera che erano presenti all’operazione hanno provato a praticare le manovre di rianimazione ma non hanno chiamato i soccorsi. Cosa che è stata fatta solo più tardi, chiamando però un’autoambulanza privata e non il numero di soccorso del 118. L’ambulanza privata ha portato la donna al pronto soccorso del Policlinico Umberto I di Roma, dove intorno alle 20 è morta. Lo studio di medicina estetica in cui è stata operata è nel quartiere Primavalle, nella zona nord della Capitale. La clinica è stata sequestrata e la Procura ha aperto un’inchiesta in cui si ipotizza il reato di omicidio colposo: sono indagati il chirurgo, l’anestesista e l’infermiera.
Donna morta dopo la liposuzione, Bartoletti (Sime): “La medicina estetica non c’entra”
“In questo tragico caso la medicina estetica non c’entra nulla, perché la liposuzione è un intervento di chirurgia estetica. Quando accadono episodi del genere, spesso i media confondono le due cose, ma è importante sottolineare che in medicina estetica non si eseguono interventi chirurgici“. Così Emanuele Bartoletti, presidente della Società Italiana di Medicina Estetica (Sime) e consigliere dell’Ordine dei Medici di Roma, commenta all’agenzia Dire il decesso della donna ecuadoriana di 46 anni, avvenuto al Policlinico Umberto I dopo un intervento di liposuzione effettuato in uno studio privato della Capitale.
“DIFFIDARE DA CHI PROPONE PREZZI TROPPO BASSI”
“La chirurgia estetica- prosegue- deve essere eseguita esclusivamente in strutture adeguate e da specialisti in chirurgia plastica o in altre discipline chirurgiche. Diffidare di chi propone prezzi troppo bassi, perché il risparmio del prezzo riguarda esclusivamente i costi per la struttura: si rinuncia magari alla sala operatoria attrezzata o alla presenza dell’anestesista, ma sicuramente il chirurgo non rinuncia alla sua parcella. Quando il costo è troppo contenuto, il rischio per il paziente aumenta”.
Bartoletti mette in guardia anche da un altro aspetto: “Bisogna sempre diffidare da chi, medico estetico o chirurgo, presenta le procedure come semplici e prive di rischi. Ogni terapia medica, o intervento chirurgico, può comportare complicanze. La differenza sta nella capacità del medico di conoscerle, prevenirle, riconoscerle e trattarle nel tempo”.
“La complicanza è sempre dietro l’angolo. Se ci si rivolge a un chirurgo plastico o a un medico almeno con specialità chirurgica o a un medico estetico che abbia frequentato un percorso formativo valido- precisa Bartoletti- il paziente è certamente più al sicuro. La sicurezza non significa assenza del rischio, ma gestione corretta dell’eventuale imprevisto“.
Nel caso specifico, la complicanza ha avuto esiti gravissimi: “Si è trattato- aggiunge- di un problema che ha messo a rischio la vita della paziente, e questo accade sicuramente più in ambito chirurgico che in ambito medico. È evidente che un intervento chirurgico debba essere eseguito in strutture idonee, come ad esempio in clinica, in ospedale o in day hospital autorizzati”.
Sulla prevenzione, Bartoletti appoggia la proposta del presidente dell’Omceo di Roma, Antonio Magi, per una maggiore trasparenza. “Spero che trovi presto applicazione l’idea di apporre un QR code all’ingresso di ogni ambulatorio medico, collegato alla Regione per informare i cittadini su quali attività siano effettivamente autorizzate. Perché anche una semplice sedazione in anestesia locale richiede autorizzazioni specifiche. In questo caso, sembra che lo studio fosse privo di autorizzazione da oltre 10 anni”.
COME DIFENDERSI E TUTELARSI?
Come possono allora difendersi e tutelare la propria salute i cittadini? “Intanto- spiega Bartoletti- possono consultare il sito dell’Ordine dei Medici della propria città o della Fnomceo, la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, per verificare se il medico in questione ha o meno una specializzazione. Sapere, ad esempio, se è specialista in chirurgia, dà sicuramente più tranquillità”.
“Per quanto riguarda la medicina estetica- informa poi Bartoletti- la regolamentazione è ancora parziale. Attualmente solo in 13 Ordini dei Medici, tra cui Roma, Milano, Palermo, Napoli i più grandi, è stato istituito un Registro dei Medici Estetici, in cui l’iscrizione è subordinata al completamento di un percorso formativo, come ad esempio una scuola quadriennale con determinati requisiti o un master universitario. L’iscrizione in questo Registro è una garanzia che il medico abbia ricevuto una formazione riconosciuta”.
Bartoletti conclude annunciando un’iniziativa in corso. “Stiamo lavorando con l’Ordine dei Medici di Roma e la Fnomceo per istituire un Registro Nazionale che riconosca la medicina estetica come disciplina medica ufficiale e, soprattutto, per riconoscerne un percorso formativo validato e condiviso dalle istituzioni. Siamo a buon punto, e ci auguriamo che questo progetto venga presto realizzato”.
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