Esteri

USA, l’inflazione peggiora con l’erosione del reddito degli americani, ma l’industria regge con gli investimenti sulla AI

Di Balthazar

Sembrerebbe quasi una storia di casa nostra – ampiamente sottovalutata dai medi nostrani “in tutt’altre faccende affacendate” –  e invece I media americani, non quelli embedded,  lanciano un grido di allarme nent’affatto strumentale.

Fra questi l’agenzia di stampa USA Associated Press – ce per inciso pubblica il motto “sempre per la libertà di stampa” – la quale ci spiega che l’ indicatore chiave dell’inflazione ad aprile ha raggiunto il livello più alto degli ultimi tre anni, spremendo il portafoglio degli americani e sfidando Trump e I repubblicani a pochi mesi dalle elezioni di “meidterm”.

Vediamo I numeri.

L’inflazione negli USA  è balzata al 3,8% ad aprile rispetto a un anno fa – lo ha confermato ieri il Dipartimento del Commercio –  il più alto da maggio 2023. Su base mensile, i prezzi sono aumentati dello 0,4%, in calo rispetto al balzo dello 0,7% di marzo, ma ancora superiore a quello che la Federal Reserve preferirebbe.  Il rapporto – pubblicato giovedì- mostra che che oltre alla benzina sono aumentati i prezzi tipici del carrello della spesa indicando che il livello dell’inflazione tende ormai a radicarsi.

L’inflazione è in già al di sopra dell’obiettivo della Federal Reserve del 2%, il che significa che i responsabili delle politiche della Fed potrebbero decidere aumentare a breve il tasso di interesse, mentre il nuovo presidente della Fed Kevin Warsh  – potrebbe invece abbassarli, giusto per soddisfare Trump.

Eppure The Donald e I suoi fedelissimi non sono gran che preoccupati per l’aumento dei prezzi e l’impatto della guerra in Iran che gravano sulla salute finanziaria degli americani. Il rapporto di giovedì mostra invece che i redditi degli americani, al netto delle imposte e aggiornati per l’inflazione  sono diminuiti per il terzo mese consecutivo.

Trump sottovaluta e  ci scherza definendo l’aumento  di oltre il 50% del gas – da quando gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato attacchi contro l’Iran – “peanuts” noccioline, spalleggiato dal suo segretario al Tesoro Scott Bessent  il quale afferma che l’aumento dei prezzi è solo transitorio, anzi inferiore a quello del 2020- 2022 quando alla FED c’era il vecchio Powel.

E’ anche vero che secondo gli economisti l’aumento dei prezzi non è “enorme”, ma stimano che l’inflazione possa salire ancora. L’economia degli Stati Uniti è cresciuta a un modesto ritmo annuo dell’1,6% da gennaio a marzo -oviamente quasi il triplo rispetto alla crescita italiana  – e di fatto, ha coperto la spesa del  primo mese della Guerra in Iran, ma rimane comunque un declassamento rispetto al 2% rispetto alle previsioni del Governo.

La spesa resiliente delle famiglie a reddito superiore – e gli investimenti in corso nelle infrastrutture di Intelligenza Artificiale – stanno contribuendo a promuovere una crescita modesta, ma la crescita della spesa per I consumi – che rappresenta i due terzi dell’attività economica degli Stati Uniti – è rallentata all’1,4% nel primo trimestre dall’1,9% di fine 2025.

Nel frattempo il costo di molti altri beni e servizi è aumentato negli ultimi mesi, sollevando preoccupazioni tra molti funzionari della Fed I quali ritengono che l’inflazione sia spinta più in alto dai dazi e da altri fattori oltre alla guerra. Il costo, ad esempio, di servizi come abiti, visite dentali, riparazioni di auto e visite veterinarie, giocattoli e generi alimentari stanno vedendo aumenti di prezzo fuori misura.

Se sono vere alcun stime prudenziali che calcolano per gli Stati Uniti una spesa di due miliardi di dollari al giorno per il conflitto con l’Iran, sommati  all’aaumento dei prezzi e l’inflazione, non c’è bisogno di essere profeti per prevede che Trump chiuda – o quantomeno blocchi  – il circuito perverso e gLobale di questo  costosO conflitto….non prima di aver dichiarato la sua vittoria, ovviamente.

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