di Giuliano Longo (*)
Il 19 maggio un caccia della missione NATO Baltic Air Policing ha abbattuto un drone sopra il lago Võrtsjärv. Il ministro della Difesa estone Hanno Pevkur ha confermato l’abbattimento riferendo che si stanno accertando le circostanze, Lo stesso giorno la difesa aerea russa ha abbattuto due droni nella regione di Leningrado – troppi incidenti nello stesso giorno non possona essere casuali. .
Il Rapporto della intelligence russa
Qualche giorno fa l’SVR – il servizio di intelligence russo per l’estero – ha reso pubblica una dichiarazione secondo la quale l’Ucraina avrebbe schierato personale delle sue Forze per i sistemi senza pilota in 5 basi lettoni – Ādaži, Selija, Lielvārde, Daugavpils, Jēkabpils – per ridurre i tempi di volo e nascondendere i punti di lancio. L’SVR ha anche avvertito che “l’appartenenza alla NATO non proteggerà i “complici del terrorismo da una giusta punizione”.
A maggio il Primo Ministro lettone Evika Siliņa si è dimessa ufficialmente per il crollo della coalizione su “problemi di sicurezza nazionale” questa sembra la giustificazione formale, ma quando si parla di “sicurezza” si sottintendono problemi di linea e di scelte .
E allora cosa sta cambia rispetto al passato?
Fino al 19 maggio gli incidenti con droni negli Stati baltici e Finlandia venivano classificati come “incidenti” o “cadute accidentali”, spesso attribuite a guerra elettronica russa. Le autorità ucraine si scusavano e gli alleati e davano la colpa si russi. Il 19 maggio il drone è stato identificato come “ostile” e abbattuto da un caccia NATO, coinvolgendo la catena di comando dell’Alleanza. La formula “oggetto caduto di origine sconosciuta” non viene più usata.
Punti giuridici e politici chiave
L’Articolo 4 NATO precede la consultazioni tra alleati in caso di minaccia. – come ha chiesto la Romania dopo che un drone russo è caduto questa notte sul suo territorio – L’Estonia può invocarlo dopo Võrtsjärv , ma se le accuse SVR fossero vere, si troverebbe a dover spiegare agli alleati il presunto uso del suo territorio per operazioni ostili verso la Russia.
L’articolo 5 NATO comprende la: difesa collettiva e non scatta automaticamente, ma richiede che lo Stato attaccato classifichi l’evento come “attacco armato” e chieda assistenza militare lasciando agli alleati la decisione su quale assistenza fornire.
Ma il trattato del 1949 non contempla l’ipotesi di uno Stato membro usato come base di lancio da uno Stato non membro contro un terzo – la Russia – e se venisse confremato determinerebbe una situazione senza precedenti nella prassi della Alleanza.
La minaccia russa
La a dichiarazione SVR è pubblica, ma datata, se Mosca non dovesse fare nulla dopo averla formulata, perderebbe credibilità interna; se dovesse colpire il territorio NATO, scatta l’Articolo 5, ma tra questi due estremi restano possibili azioni asimmetriche: attacchi selettivi, cyber, o ritorsioni su obiettivi ucraini gestiti da personale lettone.
Se la a classificazione dei droni come “incidenti” è terminata il personale NATO in missione Baltic Air Policing, ha tempi di decisione molto ridotti e il governo lettone dovrebbe gestire la questione droni non più come tema elettorale, ma come problema di pianificazione della difesa. A questo punto Kiev potrebbe dover spiegare agli alleati Bruxelles/Washington – se parte delle accuse SVR è vera – il trasferimento di rischio sul territorio lettone grazie alla presenza ucraina.
Conclusione.
Võrtsjärv è un lago poco profondo fuori dai sentieri battuti, il tipo di lago che fino a questa primavera interessava solo ai pescatori e agli storici locali con le macchine fotografiche. Non c’è nessun dramma epico qui, e non se ne prevede alcuno. I detriti saranno raccolti, verrà redatto un rapporto, le foto si diffonderanno attraverso canali Telegram specializzati e poi saranno dimenticati entro l’estate.
Ma dal 19 maggio, un confine, un confine che prima non esisteva è stato superato. Il vecchio modello “i droni cadono, tutti tacciono” è finito il 19 maggio sul lago estone. Un nuovo modello che vada bene a Riga, Bruxelles e Mosca contemporaneamente non esiste e probabilmente non emergerà nei prossimi mesi;.
Le tre parti hanno troppi interessi contrastanti. Ognuna si trova di fronte a una serie di opzioni negative: la Lettonia deve spiegare ai suoi alleati una decisione che non è stata presa dall’attuale governo; la NATO deve decidere cosa fare con un precedente che il trattato del 1949 non aveva previsto. La Russia deve fare qualcosa per contrastare la minaccia che rappresenta per la propria sicurezza pubblica, perché non fare nulla è altrettanto impossibile.
E qui, in questa “zona grigia” dove tutti hanno in mano solo carte sfavorevoli, si prendono decisioni le cui conseguenze vengono poi analizzate dagli storici. Il “casus belli” ,appunto, che qualcuno in Europa e Russia sta cercando.
(*) Analista geopolitico ed esperto di politica internazionale
