Politica

Dopo concerti e cortei, restano i problemi veri del lavoro

di Fabio Desideri (*)

Anche quest’anno le solite ritualità in occasione della giornata del 1 maggio, festa del lavoro, le abbiamo riviste immutate ed eguali a sé stesse nel trascorrere del tempo.

Da un lato il Governo, con la Presidente del Consiglio in testa, che usando tutti gli strumenti della propaganda di cui può disporre, snocciola numeri astraendoli dal contesto reale, non confrontandoli con i dati di altre istituzioni della nostra Repubblica le quali evidenziano un panorama ben diverso, fatto di inflazione crescente, di costo della vita aumentato, di nuove povertà, di lavoro sottopagato etc. nonché dell’immancabile decreto ad hoc, il quale stanzia modeste risorse, di difficilissima utilizzazione, che però sono utili al “fumo negli occhi” della propaganda.

Dall’altra i Sindacati, strutture importanti della nostra democrazia, che faticano sempre di più a partire dal “costantemente urlante” Landini, segretario della CGIL, sempre meno in grado di tracciare alternative concrete e praticabili, non strumentali, per un lavoro moderno ed adeguato ai tempi complessi che viviamo. Un sindacato, la CGIL, sempre più a braccetto con la Schlein, segretaria di un PD estremamente diviso al suo interno, sempre meno in grado di essere un reale collante di una proposta unitaria alternativa del centro-sinistra, capace di contrastare la maggioranza che sostiene Giorgia Meloni.

E sempre per rimanere tra i protagonisti del rito del 1°maggio la Confindustria e le altre organizzazioni datoriali le quali evidenziano una crescita tendenziale negativa dei dati della produzione, un costo del lavoro in costante aumento, una mancanza di un mercato interno florido, l’aumento dei costi delle forniture energetiche, la difficoltà di reperimento di manodopera specializzata, condizioni queste cui si aggiunge il problema dei dazi e delle barriere doganali, le quali – sempre di più – sono un limite all’internazionalizzazione delle nostre produzioni, condizione questa fondamentale per  sostenere le nostre aziende, tra l’altro in un periodo di forte stagnazione del mercato interno.

E poi ultimi, ma primi per importanza, i lavoratori, quelli che faticano ogni giorno, che a fine mese vedono diminuire sempre di più il potere d’acquisto dei propri stipendi, che faticano sempre di più ad arrivare a fine mese, che vedono i loro diritti sempre più conculcati, che stanno scivolando sempre di più nelle nuove povertà, che sono sempre più costretti a fare “scelte al ribasso” per le loro famiglie, le quali devono sempre più fare i salti mortali per garantire un minimo di qualità della vita ai diversi componenti ( adolescenti, ragazzi, adulti anziani), con gli anziani che ormai sono gli “ammortizzatori sociali reali” della cellula base della società, la famiglia, la quale è sempre più in difficoltà.

In questo clima stridono maledettamente queste diverse “parti nella commedia degli equivoci sul lavoro” cui abbiamo nuovamente assistito ieri, purtroppo senza che nulla cambi realmente.

Cosa resta di tutto ciò oggi 2 maggio 2025…?

Purtroppo ben poco, per non dire nulla, perché i diversi attori della “commedia del lavoro italiano” non hanno ancora capito che è arrivato il momento di abbandonare la tutela del “particulare” di guicciardiniana memoria, per sedersi tutti ad un tavolo e provare ad affrontare il problema senza cercare di scaricarlo l’un l’altro.

L’Italia sta inesorabilmente invecchiando, gli italiani – per il sommarsi dei vari problemi –  non stanno più facendo figliil nostro sistema sociale se si continuerà con questo andazzo, tra pochissimi decenni, rischia di saltare, non si potranno più garantire né gli ammortizzatori sociali, né i servizi, né le pensioni, ma questi aspetti – noti a tutti – non sono purtroppo ancora sufficienti a far mettere intorno ad un tavolo i diversi players di settore  con una condivisa volontà di risolvere i problemi.

In questo quadro negativo cosa resta quindi?

Il concertone, con i suoi vari protagonisti: Lauro, Gabry Ponte, Elodie, Giorgia etc e un può di buona musica (salvo qualche eccezione).

In fondo la morale ce la fornisce un’antica canzone ( per restare in tema) napoletana la quale recita: “ chi ha avuto, ha avuto, ha avuto, chi ha dato, ha dato, ha dato. Scurdàmmoce  ‘o passato. Simmo ‘e Napule paisà”.

(*) Segretario Nazionale PPI

 

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