di Balthazar
Con la guerra di Gaza che entra nel suo terzo anno, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha costretto Netanyahu a compiere il primo passo di un accordo di pace più ampio, convincendo al contempo altri paesi del Medio Oriente a fare pressione su Hamas.
Ma l’accordo frettolosamente firmato giovedì da Trump in Egitto lascia una serie di questioni irrisolte che potrebbero ancora ostacolare l’attuazione della fase iniziale e impedire i progressi verso quella successiva.
Molti commentatori e analisti sui media di stamane, affermano che la sfida immediata sarà quella di definire i dettagli pratici di quanto concordato sulla carta: mettere a tacere le armi, scambiare gli ostaggi israeliani con i prigionieri palestinesi e un ritiro parziale israeliano all’interno dell’enclave devastata.
Dopodiché, i negoziatori dovranno affrontare altre parti del piano in 20 punti di Trump su cui le due parti sono ancora fortemente in disaccordo, tra cui il disarmo di Hamas, che il gruppo militante rifiuta, la fine formale del conflitto e la governance di Gaza nel dopoguerra.
Nulla di tutto questo è stato risolto nei tre giorni di negoziati indiretti nella località balneare egiziana di Sharm el-Sheikh, dove Trump aveva inviato il genero Jared Kushner e l’inviato per il Medio Oriente Steve Witkoff per mediare. Ma una rapida risoluzione appare improbabile.
Esistono quindi un numero enorme di potenziali punti critici che determineranno se questo cessate il fuoco finirà per essere l’inizio della pace o solo un’altra svolta nel ciclo di violenza.
Impedire che l’accordo di cessate il fuoco si sgretoli, come è accaduto sotto il suo predecessore democratico Joe Biden, non sarà facile, anzi molto più complicato di quanto Trump ostenti pubblicamente.
Tanto più con il team di politica estera di Trump privato di parte della sua competenza politica a causa dei tagli al personale e ora ostacolato dalla chiusura del governo federale, non sarà facile.
Per certo senza la leva finanziaria, non ci sarebbe stato alcun accordo.
Bibi non può dire di no a Trump, ma il leader israeliano si trova ancora ad affrontare grandi rischi in patria, tra cui la possibilità che alcuni membri di estrema destra della sua coalizione possano abbandonare il governo a causa delle concessioni da lui accettate.
ITrump è riuscito a mobilitare il sostegno degli stati chiave del Medio Oriente, in particolare Qatar e Turchia, per fare pressione su Hamas affinché abbandonasse la sua opposizione su alcune questioni, come il rilascio degli ostaggi israeliani, vivi e morti,all’inizio del processo, anziché usarli come merce di scambio in seguito.
Il Qatar, sede della più grande base militare statunitense in Medio Oriente, ha mostrato un atteggiamento più amichevole nei confronti di Trump, grazie al rafforzamento delle relazioni commerciali e di sicurezza da quando ha assunto l’incarico a gennaio.
Trump ha anche approfondito i suoi rapporti con il presidente turco Tayyip Erdogan, che è alla ricerca di armi avanzate dagli Stati Uniti, e gli ha chiesto di aiutarlo a spingere Hamas ad accettare l’accordo.
Noto per il suo amore per la pompa magna, Trump sembra pronto a recarsi in Israele questo fine settimana, più o meno nel periodo in cui gli ostaggi dovrebbero tornare a casa e Netanyahu lo ha invitato a parlare al parlamento israeliano.
Ciononostante, alcuni dettagli anche della prima fase del piano di Trump restano incerti, come ad esempio l’elenco definitivo dei prigionieri palestinesi che Israele dovrà liberare in cambio dei 20 ostaggi ancora vivi e dei circa 28 morti.
Rimangono irrisolte anche le questioni a lungo termine sul futuro di Gaza. Tra queste, la possibilità per Hamas di avere un ruolo nel governo di Gaza, ipotesi fermamente respinta da Trump e Netanyahu, e come ricostruire il territorio dalle sue rovine e chi ne pagherà i costi.
L’inafferrabile ricerca della pace in Medio Oriente è stata la rovina dei presidenti americani, da Jimmy Carter a Biden, ma è un errore pensare che tutto sia risolto solo perché è arrivato il vanitoso Trump. La partita, quella vera, si giocherà nelle prossime settimane.
