di Giuliano Longo
Ora, quasi due anni dopo l’azione terroristica di Hamas e dopo la terroristica e scientifica demolizione di Gaza con i suoi 67.000 morti, Trump si dichiara “molto orgoglioso” della firma della prima fase del suo “piano di pace”.
Il presidente francese Emmanuel Macron elogia e plaude all’iniziativa di Trump, mentre il leader israeliano Yair Lapid chiede al Comitato per il Nobel di assegnare a Trump un premio per la pace.
Tutti i leader , anche arabi, si sono schierati per rivendicare il merito di aver posto fine a un genocidio che hanno consentito fino agli ultimi bombardamenti israeliani di ieri.
Ma Gaza non ha mai avuto bisogno di essere salvata. Gaza aveva bisogno che il mondo smettesse di ucciderla, lasciando vivere la sua gente sulla propria terra, libera da occupazione, apartheid e genocidio. Un genocidio ha tolto la maschera a un mondo che predica la giustizia, ma finanzia l’oppressione.
I palestinesi si sono rifiutati di sottomettersi alla narrazione di un popolo di mendicanti in cerca di aiuto, o di quella che li definiva “terroristi” che la dovevano pagare.
Così Gaza non ha resistito nonostante l’abbandono internazionale, nonostante i governi che ne hanno finanziato la distruzione e ora si autocelebrino come costruttori di pace, mentre la gente moriva di fame sotto i bombardamenti, e quando, invece di consegnare cibo si riempivano le fosse comuni.
Oggi questa festa di palestinesi appartiene solo a loro, non a Donald Trump, che ha annunciato che visiterà la regione per prendersi il merito di quella che definisce un'”occasione storica”, e nemmeno ai leader occidentali che, sulla devastazione della Striscia, hanno finto neutralità.
Oggi i potenti che si precipitano davanti alle telecamere per rivendicare il merito sono gli stesso che hanno reso possibile il genocidio, che lo hanno finanziato con miliardi di dollari di aiuti militari stanziati da Tuump, lo hanno armato con missili a guida di precisione.
Trump (the pacificator) ha stanziato altri 14,3 miliardi di dollari di aiuti militari , aggirando la supervisione del Congresso per inviare missili Apache, proiettili di artiglieria da 155 mm, visori notturni e bombe anti-bunker che sono atterrate nel sonno sulle teste delle famiglie.
Qualcuno dovrebbe vergognarsi, in primis l’Amministrazione degli Stati Uniti dove nonostante il favore pro Palestina della maggioranza degli americani, non sono nemmeno riusciti a consegnare il latte in polvere, mentre guardavamo i corpi dei bambini deperire.
L’unica pressione che contava proveniva da chi non taceva è trasmetteva in diretta streaming le proprie morti affinché il mondo non potesse proclamare la propria ignoranza o accettare le falsità di Israele come verità. Magari lasciandoci la pelle come i 300 giornalisti.
Gaza è sopravvissuta grazie alla propria resistenza infrangendo la facciata di vittimismo israeliano crollata sotto il peso delle atrocità le cui immagini sono state diffuse in tutto il mondo e perché l’opinione pubblica globale si è rivoltata contro Israele nonostante ogni suo ipocrita tentativo di creare consenso al genocidio.
Ora i potenti mediano la pace tra carnefici e vittime facendo passare in cavalleria, non solo le atrocità di Israele, imparagonabili di fronte a quelle commesse da Hamas due anni fa, ma anche le responsabilità di ogni governo e azienda che ha reso possibile questo genocidio.
Questa pace è sicuramente una netta vittoria ( ma quanto durerà?) di Trump e Netanyahu, su Hamas, ma non è una vittoria sulla causa palestinese.
Nessuno si azzarda a chiedere embargo sulle armi a Israele, sanzioni economiche fino al completo ritiro dai territori occupati e riparazioni per la ricostruzione distribuite agli stessi palestinesi e non a ricchi costruttori americani (Witkoff e il genero di Donald Kushner) che già pregustano le delizie del ricco banchetto.
La “pace” promessa dal piano di Trump è solo la provvisoria sepoltura dei i morti, il paravento con i quale nascondere i mutilati, gli sfollati, le distruzioni impietose di ospedali, scuole, chiese e moschee, che il mondo ha definito “autodifesa”. Ignorando la sentenza della Corte internazionale di giustizia del 2004 secondo cui un occupante non può rivendicare l’autodifesa contro la parte occupata.
L’unico futuro giusto è la completa liberazione dovrebbe iniziare dal diritto di Gaza di determinare il proprio destino senza assedio, occupazione, controllo straniero mascherato dal mantenimento della pace, come già si accingono a imbastire i Paesi occidentali con l’invio di forze militari.
Ha perso Hamas con il suo volutamente dissennato attacco omicida di due anni fa, ma ha vinto anche il popolo di Gaza si è guadagnato il diritto di piangere, di contare i propri morti e di seppellirli provando questo momento di gioia.
Quel movimento mondiale e italiano in particolare, per la Palestina non potrà riporre le bandiere (inutili secondo Giorgia Meloni) finché l’intero sistema di occupazione e apartheid non sarà smantellato e sostituito dalla liberazione di un popolo.
