Politica

Draghi firma con altri 15 Capi di Stato e di Governo una lettera in cui si dice no alle discriminazioni Lgbti

FILE - In this Thursday, Nov. 12, 2015 file photo President of the European Central Bank Mario Draghi as he addresses the committee on economic and monetary affairs at the European parliament in Brussels. Europes modest economic recovery is finally showing signs it might be the real deal, after years of sluggishness and false starts. And that has helped European Central Bank head Mario Draghi hit the pause button on his 1.5 trillion euro stimulus machine. (ANSA/AP Photo/Geert Vanden Wijngaert, File)

(Red) “L’odio, l’intolleranza e la discriminazione non hanno posto nella nostra Unione. Ecco perché, oggi e ogni giorno, sosteniamo la diversità e l’uguaglianza LGBTI in modo che le nostre generazioni future possano crescere in un’Europa di uguaglianza e rispetto”. E’ quanto si legge nel tweet di Palazzo Chigi che posta la foto della lettera firmata da 16 capi di Stato europei indirizzata al presidente del Consiglio Ue Charles Michel, la presidente della commissione Ursula von der Leyen e al presidente di turno, il portoghese Antonio Costa in occasione della celebrazione della giornata internazionale dell’orgoglio lesbico, bisessuale e transgender. Nella missiva si legge: “In occasione della giornata dell’orgoglio Lgbti, il 28 giugno, e alla luce delle minacce contro i diritti fondamentali, ed in particolare il principio di non discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale, esprimiamo il nostro attaccamento ai nostri valori comuni fondamentali”. A firmare la lettera sono i leader di Belgio, Danimarca, Germania, Italia, Estonia, Irlanda, Grecia, Spagna, Francia, Cipro, Lettonia, Lussemburgo, Malta, Olanda, Finlandia e Svezia. “Sarà un giorno per ricordare che siamo società diverse e tolleranti, impegnate nel libero sviluppo della personalità di ciascuno dei nostri cittadini, incluso il loro orientamento sessuale e identità di genere. Sarà inoltre un momento per celebrare che, negli ultimi anni, abbiamo fatto una lunga strada a favore di questi principi, che riteniamo essere il fondamento dell’Unione europea”. Non c’è alcun riferimento alla legge appena varata dal Governo di Budapest, ma quello che è certo è che i toni sono da cartellino rosso e la questione, con sarà certamente posta al prossimo vertice dell’Unione.

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