La guerra di Putin

Il leader comunista russo Zyuganov prevede sfracelli, ma non cita mai Putin

di Giuliano Longo (*)

 

Il veterano leader veterano del Partito Comunista Russo ha avvertito il parlamento che l’economia vacillante del paese rischia di alimentare una rivoluzione in stile 1917 e che il governo deve adottare misure urgenti per correggerne la rotta.

Gennady Zyuganov (nella foto), 81 anni, a capo del KPRF – secondo partito che alle ultime elezioni ha totalizzato il 19% dei consensi- ha lanciato il suo avvertimento durante una sessione plenaria della Duma di Stato, la camera bassa del parlamento, in vista delle elezioni parlamentari previste per settembre

 

“Stiamo facendo tutto il possibile per sostenere (il presidente Vladimir) Putin, la sua strategia e le sue politiche, ma voi (governo) non ci state ascoltando”, ha affermato martedì. Le sue parole hanno suscitato qualche applauso e sono state ascoltate attentamente da Vyacheslav Volodin, presidente della Duma e stretto alleato di Putin.

 

Zyuganov ha affermato che una recente riunione di governo convocata da Putin è stata la più cupa da molto tempo a questa parte.

“Se voi ( non adotterete urgentemente misure finanziarie, economiche e di altro tipo, entro l’autunno ci aspetterà una ripetizione di quanto accaduto nel 1917. Non possiamo permettercelo. Prendiamo delle decisioni.” ha tuonato

 

Nonostante il suo avvertimento, al momento non si registrano segnali dii disordini sociali in Russia, in un contesto di rigida censura bellica, divieti di protesta e crescente influenza del Servizio di sicurezza federale (FSB), principale agenzia erede del KGB sovietico.

 

Sebbene il partito di Zyuganov sia il principale successore del Partito Comunista dell’Unione Sovietica – insieme ad altre formazioni di Sinistra non rappresentate alla Duma, – ha sempre sostenuto Putin e le sue politiche con critiche attentamente calibrate al partito di governo Russia Unita.

 

La critica rivolta alle autorità sembra studiata per conquistare i voti dei russi che risentono della crisi economica, prendendo le distanze dalle politiche del governo dimostrando che la politica è consapevole delle questioni da affrontare.

 

Zyuganov, ovviamente, non ha mai citato Putin puntando invece il dito contro il governo, la banca centrale e il partito al potere, il cui gradimento è sotto pressione secondo i sondaggi d’opinione statali.

 

Putin, al potere come presidente o primo ministro dalla fine del 1999, ha ripetutamente promesso stabilità e parlato della natura distruttiva delle rivoluzioni, ma a scorsa settimana ha  dopo che l’economia si è contratta dell’1,8% nei primi due mesi dell’anno,

 

La settimana scorsa ha riconosciuto il rallentamento dell’economia, sottolineando come i principali indicatori macroeconomici siano in calo da due mesi consecutivi. Esprimendo preoccupazione per dati inferiori alle aspettative, non solo rispetto alle tempistiche degli analisti, ma anche alle previsioni ufficiali del governo e della Banca centrale.

 

L’economia russa, del valore di 3.100 miliardi di dollari, che si è contratta nel 2022 ma è cresciuta nel 2023, 2024 e 2025, superando la maggior parte delle aspettative ed ha evitato un crollo nonostante le sanzioni occidentali, ma le tensioni della guerra e i tassi di interesse a due cifre hanno rallentato la crescita all’1% lo scorso anno.

 

La guerra in Iran ha fatto salire i prezzi del petrolio, una tendenza che, se sostenuta, potrebbe dare impulso all’economia russa, mentre il Fondo Monetario Internazionale ha rivisto al rialzo le sue previsioni di crescita economica per la Russia quest’anno, portandole dall’0,8% all’1,1%.

 

L’ intervento del vecchio sodale comunista di Putin potrebbe anche passare inosservato se non fosse che nel frattempo l’indice di gradimento alla politiche del Presidente è sceso di 8 punti attestandosi al 67,8% come certificato dall’Istituto Statale di Studi sull’Opinione Pubblica condotto fra il 6 e il 12 aprile.

 

Anche se il sondaggio non riporta le motivazioni è probabile che il calo possa riferirsi anche all’insoddisfazione diffusa per il blocco all’accesso di internet in atto dall’inizio di aprile che ha limitato la possibilità di effettuare pagamenti digitali e deoi servizi offerti dalle APP. In particolare creando dissenso fra gli imprenditori che non otterranno alcun risarcimento.

 

I blocchi erano già iniziati a marzo con Telegram sito di messaggistica molto diffuso in Russia, ma che avrebbe creato problemi di riservatezza sull’andamento del conflitto ucraino per le comunicazioni delle truppe al fronte. In alternativa le autorità spingono affinchè venga utilizzata Max, una App russa gestista dallo Stato e quindi sotto il controllo dell’FSB.

 

Ma ovviamente non è solo questa la causa del calo dei consensi.

In effetti le critiche di Zuganov non sono così peregrine se dai media russi affiora la tendenza ad una stretta statalista, all’aumento della tassazione sino al 30% sui redditi più elevati nonché il controllo degli investimenti all’estero degli oligarchi.

D’altra parte la guerra in ucraina e i suoi costi umani e finanziari comincia a gravare sulle fasce più basse della popolazione lasciando a Zyuganov il ruolo di difensore dei loro interessi.

In ogni caso, mentre l’apparato industrial militare ha quadruplicato il suo sviluppo, è per ora improbabile un crollo dell’economia russa come preconizzato da parte degli europei e da Kiev.

Un crollo che gli stessi dati dell’FMI escludono rivelando una sostanziale stagnazione dell’economia russa che comunque riguarda anche i paesi occidentali con sviluppi futuri imprevedibili a causa della crisi energetica dovuta alla guerra nel Golfo che sembra peraltro avvantaggiare Mosca.

 

(*) Analista geopolitico ed espero di politica internazionale

Related posts

Filorussi esultano: Conquistato oltre 60% dell’autoproclamata Repubblica Donetsk

Redazione Ore 12

Crisi russo-ucraina, il bollettino di Kiev: “Uccisi 36.900 soldati russi, distrutti 1.637 carri armati”

Redazione Ore 12

Putin taglia il gas alla Finlandia e ridisegna gli assetti militari contro i ‘Paesi ostili’. Nuove strategie militari del Cremlino

Redazione Ore 12