Anche se il candidato dell’opposizione, Péter Magyar, dovesse vincere le elezioni ungheresi del 12 aprile, dovrà affrontare una dura prova per governare il Paese a causa del campo minato legale e politico che gli ha predisposto Viktor Orbán.Nei suoi 16 anni di governo Orbán ha consolidato il controllo sulle principali istituzioni pubbliche e i suoi fedelissimi avranno ancora il potere di ostacolare i piani di bilancio dell’Ungheria e di bloccare le leggi attraverso una Corte Costituzionale politicizzata.Oltre alla continua influenza di Orbán sui bilanci, le “leggi cardinali” che regolano la magistratura, i media, il sistema elettorale, le finanze pubbliche, le politiche familiari e la Chiesa, potranno essere modificate solo se Magyar e il suo partito Tisza riusciranno a ottenere un’improbabile maggioranza di due terzi.Il governo di Orbán e il partito al potere Fidesz scommettono che Tisza, un partito giovane e inesperto, vacillerà a causa della sua inesperienza e non sarà in grado di governare anche con il solido sostegno promessogli dalla Unione Europea.La prima sfida di Magyar sarà di un bilancio in grado di finanziare le sue costose promesse elettorali, che includono l’aumento della spesa pubblica, ad esempio nel settore sanitario.Ma è più importante il fatto che il partito di Orban ha già superato a febbraio il 50% del suo obiettivo di deficit per l’intero anno, dopo aver erogato ingenti sussidi pre-elettorali per ottenere il sostegno degli elettori.Orbán può anche rendere la vita ancora più difficile a Magyar con il Consiglio di Bilancio composto da sui che hanno il potere di veto sul bilancio stesso e recentemente nominati di recente per mandati che vanno dai 6 ai 12 anni.Il presidente della Repubblica ungherese Tamás Sulyok, vicino a Fidesz e in carica fino al 2029 e può ancora indire elezioni anticipate se il
governo non riesce ad approvare il bilancio, mentre il Consiglio di Bilancio e il presidente possono essere destituiti solo con una maggioranza parlamentare di due terzi.Magyar dovrà affrontare anche problemi nel tentativo di sbloccare i 18 miliardi di euro di fondi UE congelati se approverà le riforme richieste da Bruxelles entro la scadenza di agosto.Durante la campagna elettorale, Magyar si è mostrato fiducioso di poter accedere almeno in parte a questo fondo congelato, forse dimostrando risultati nella lotta alla corruzione, ma non sarà in grado di modificare leggi che richiedono una maggioranza qualificata. Il suo successo dipenderà in parte dalle sue capacità negoziali, ma in gran parte dalla flessibilità da parte dell’UE che vede con favore la caduta di Orban.La necessità di una maggioranza di due terzi per molte di queste modifiche cruciali, si sta rivelando il principale ostacolo al successo di qualsiasi nuovo governo.L’introduzione delle “leggi cardinali”, che riguardano ogni aspetto, dalla magistratura ai media, è stata la caratteristica fondamentale della riforma costituzionale di Orbán del 2011, approvata in soli nove giorni, per la quale sarà molto difficile ottenere la modifica per qualsiasi governo futuro.Fidesz ha affidato altri importanti ruoli di controllo a fedelissimi, tra cui quelli di Procuratore Generale, Difensore civico e Autorità di vigilanza sui media. Tutti questi incarichi sono al momento controllati dal partito di Orban che ha la possibilità di bloccare il nuovo governo.Fidesz ha inoltre consolidato vantaggi nella concentrazione della proprietà dei media. Nel 2018 ha creato la Fondazione per la stampa e i media dell’Europa centrale alla quale gli alleati imprenditoriali di Orbán hanno fatto confluire centinaia di testate locali, regionali e nazionali che ora diffondono la propaganda di Fidesz. Quindi, ripetiamo, qualsiasi tentativo di invertire almeno in parte le decisioni del precedente governo richiederà sempre una maggioranza parlamentare irraggiungibile dei due terzi.
La Corte costituzionale è un esempio lampante di come Orbán possa rendere la vita difficile al suo avversario dato che Fidesz ha nominato tutti i suoi 15 giudici, così come la Curia, la Corte suprema ungherese che è presieduta da un giudice nominato dal Parlamento controllato da Fidesz.Inoltre, a dicembre i parlamentari di Orbán hanno rafforzato il potere di veto del presidente della Repubblica Sulyok, nominato nel 2024 per un mandato di cinque anni.Il presidente può ostacolare l’iter legislativo rimandando leggi al parlamento o deferendola alla Corte costituzionale, la quale può dichiararle incostituzionali. Si verrebbe così a creare una situazione analoga a quella del Primo Ministro polacco, l’europeista Donald Tusk, che tenta di portare avanti le sue riforme, a fronte del potere di veto del presidente Karol Nawrocki, esponente del partito nazionalista conservatore Diritto e Giustizia.Esiste poi il nodo della politica estera e delle relazioni con Mosca da cui l’Ungheria in parte dipende per le forniture energetiche e la questione Ucraina. Temi sui quali Magyar non si è esposto nel corso della sua campagna elettorale, ma che resta centrale nello scontro in atto fra Bruxelles e Mosca.L’Europa si attende da Magyar una netta svolta filoeuropea e nettamente antirussa, ma non è detto che ciò possa avvenire in tempi rapidi e con decisioni radicali.
L.G.
