Economia e Lavoro

Edilizia e lavoro, il caldo fa le prima vittime

di Wladymiro Wysocki (*)

Ondata di calore con caldo torrido in tutta Europa e Italia, temperatura elevate oltre i limiti del periodo, tanto da mettere molti lavoratori in condizioni estreme.

Si è ricorsi al piano nazionale del Ministero della Salute, ai vari protocolli di sicurezza, ordinanze regionali e comunali, per cercare di affrontare al meglio le condizioni di lavoro soggette alle temperature estreme da caldo.

Purtroppo, l’edilizia resta uno dei settori che presenta le maggiori criticità nella gestione delle lavorazioni per mettere i lavoratori e tutte le maestranze in condizioni favorevoli per affrontare il grande caldo.

Nella giornata del 30 giugno si registra la prima vittima del grando caldo nel settore dell’edilizia e costruzioni.

San Lazzaro di Savena, Bologna, Brahim Ait El Hajjiam di origine marocchine rimane vittima del grande caldo.

L’ uomo aveva 47 anni, ed era il titolare della Veneti Pavimenti di Loria, Comune di residenza nel quale lascia la moglie e tre figli di 14, 19 e 23 anni.

Le cause certe sono ancora oggetto di indagini tanto che il corpo è sottoposto ad autopsia, ma i colleghi dichiarano di averlo visto improvvisamente accasciarsi a terra, mentre stava stendendo il calcestruzzo, con un immediato, ma purtroppo inutile, tentativo di rianimarlo.

L’incidente è avvenuto verso le ore 12 nel cantiere della nuova scuola Campus Kid, nel quale aveva l’appalto.

La temperatura a quell’ora si aggirava intorno ai 36 – 37 gradi circa e lo sforzo per la posa del calcestruzzo ha compromesso lo stato fisico dell’uomo, probabilmente causando un infarto con esito fatale.

Torniamo a parlare dell’importanza della cultura della sicurezza, ma questo ennesimo tragico evento ci fa riflettere che molte indicazioni della prevenzione e della sicurezza nei luoghi di lavoro non sono per nulla note.

Ogni anno, e anche in questi giorni, non solo si sta lavorando alle nuove procedure e protocolli per la gestione di molti lavori in condizioni estreme per il caldo ma già molti vademecum, ordinanze sono attive.

Questo è un fatto estremamente grave perché evidenzia totale mancanza della valutazione e informazione di come e cosa voglia dire lavorare in condizioni estreme per le alte temperature.

L’emergenza climatica, non solo ambientale, ma nelle condizioni estreme di lavoro sono un argomento indispensabile da considerare e addestrare i lavoratori preparandoli a gestire e pianificare le lavorazioni.

È noto ormai che dalle ore 12,30 alle ore 16.00, quando scatta la soglia di allerta delle temperature, tutte le lavorazioni devono essere interrotte.

Quindi, perché si stavano effettuando le attività in quel cantiere, per mancanza di informazione, di valutazione o di sottovalutazione del pericolo.

Le indagini faranno il loro corso per fare emergere la verità ma come sempre stiamo davanti a un’altra vittima del lavoro che molto probabilmente si poteva evitare.

Quello che ci risulta strano è perché il Ministero del Salute, e quindi anche il Governo, abbiano fatto una scelta delle regioni italiane allertate dal caldo e non tutte le regioni nelle quali lo stop avviene alle stesse condizioni metereologiche di temperature elevate.

Ancora una volta le cose vengono scritte e previste senza una razionalità chiara e spiegabile come se in estate ci fossero regioni fresche, poi non si capiscono allora le allerte meteo per la nazione.

Dovrebbero essere divise per territorio, ma il caldo, le ondate di calore e il sole non schivano alcune ragioni “punendone” altre, una assurdità.

Fatto sta che il caldo da giorni sta interessando il nostro Bel Paese e come ogni anno ci troviamo a rincorrere alle ordinanze e definire le medesime condizioni dell’anno precedente, una situazione che dovremmo stabilizzare in maniera definitiva con una regolamentazione nazionale.

Forse tra qualche anno ce la faremo, chissà.

Intanto ci “accontentiamo” di qualche pallido provvedimento e linee guida nelle quali si prevede il ricorso agli ammortizzatori sociali, a una pianificazione e gestione del lavoro, alla distribuzione di acqua, alla sospensione lavorativa, insomma una serie di indicazioni ma ognuno dice la propria.

Di fatto nella realtà pochi sanno come comportarsi e come gestire la situazione, pochi sanno degli ammortizzatori sociali, della sospensione lavorativa nelle ore particolarmente calde, dei dispositivi di protezione.

Parliamo tanto di cultura della sicurezza ma poi quello che regna è una diffusa ignoranza lasciando sempre in secondo piano un argomento che merita una priorità assoluta nell’agenda dei lavori ministeriali, parlamentari e di Governo.

Purtroppo si lavora sempre a macchia di leopardo e con un interessamento intermittente in base alle disgrazie più o meno sentite come fatto di cronaca.

Amara delusione, la prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro ha una strada ancora troppo lunga da percorrere perché si possano vedere apprezzamenti in termini di riduzione di incidenti, infortuni e malattie professionali.

Come sempre, un segnale da parte delle Istituzioni è ben accetto e sperato ma che non sia solamente uno slogan ma una realtà a difesa dei lavoratori per garantire condizioni sane e sicure di vita lavorativa.

 

(*) Esperto di sicurezza sul lavoro

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