Economia e Lavoro

Il mondo del lavoro dopo le manifestazioni del Primo di Maggio

di Wladymiro Wysocki (*)

Papa Francesco, nel primo maggio del 2024, aveva ricordato San Giuseppe simbolo della dignità del lavoro citando nell’occasione dell’udienza generale “la santa Famiglia di Nazaret come modello di comunità domestica: comunità di vita, di lavoro e di amore”.

Lo stesso Gesù, sottolineava Papa Francesco, “ha imparato il valore, la dignità e la gioia di ciò che significa mangiare il pane frutto del proprio lavoro”.

Da qui la mia considerazione di una ricorrenza internazionale focalizzata alla festa dei lavoratori che molto probabilmente dovrebbe essere rivista in festa del lavoro.

Festa dei lavoratori lascia intendere solo coloro che un lavoro lo hanno tagliando fuori tutti quelli che lo hanno perso, che non sono in grado di poterlo più avere proprio a causa di un incidente o malattia grave irreversibile, a causa di quel lavoro tanto sperato, desiderato, sognato, faticosamente e disperatamente certato.

In una giornata dove il tema è la salute e sicurezza sul lavoro dobbiamo considerare tutti, visto il grande focus del rispetto della dignità dell’uomo, e allora che fine ha fatto la dignità per coloro che non possono, e tanto vorrebbero, averne uno.

Tante piazze, tante manifestazioni di ogni genere o tipo, tutte le rappresentanze sindacali o quasi, istituzioni e politici sono scesi in campo in una sorta di gara al maggiore rilancio di slogan, più che finalizzati al vero obiettivo di questa ricorrenza.

La persona, nella sua dignità e rispetto.

Quella persona che oggi è alla ricerca disperata di un qualsiasi lavoro, spesso sottopagato, a nero, in condizioni lavorative pessime di benessere, di igiene e di prevenzione.

Quella persona che sparisce come essere umano e diventa solo un “mezzo” necessario al maggiore profitto.

Quella persona che oggi per garantire un piatto caldo a casa è costretta ad accettare ogni condizione di lavoro.

Forse sono crudo in queste dichiarazioni, ma è quello che effettivamente accade.

Hanno ricordato in piazza il caso di Luana D’Orazio, la ragazza morta risucchiata da un orditoio, esponendo la sola scarpa rimasta e consegnata in ricordo alla famiglia, hanno portato la testimonianza del caso di Satnam Singh, il bracciante di Latina, abbandonato davanti la porta di casa, mutilato e con il braccio reciso in una cassetta della frutta, così come di altre centinaia di vittime.

Drammi del genere sicuramente devono essere condivisi e discussi per una riflessione profonda di una situazione ormai tristemente generalizzata e della quale abbiamo il dovere e l’obbligo morare di invertire.

Prevenzione, controlli, maggiori ispettori, una lotta tra esponenti politici e partiti a chi è più bravo, a chi ha una idea migliore o peggiore, al provvedimento virtuoso o fallimentare ma la realtà ci riporta brutalmente alla cruda verità.

Ad oggi stiamo verificando a un aumento incessante di incidenti, infortuni e morti quindi questa gara in realtà è solamente un fallimento totale, una sceneggiata per fingere di avere qualche coscienza pulita.

Siamo onesti, la prevenzione e la sicurezza sul lavoro è in alto mare.

Urge una vera alleanza, una unione di tutti per combattere un unico nemico, senza ideologie e senza colori, una lotta per restituire valore al lavoro, alla vita perché di lavoro non si può e non si deve morire.

Da qui la giornata deve essere rivolta al lavoro, alle sue condizioni di sicurezze e alla sua dignità nel giusto salario per il lavoro svolto, ma non possiamo fermarci a una ricorrenza dei lavoratori più per una mobilitazione di scontri politici che per il vero senso profondo.

A pochi giorni di distanza si celebrano due ricorrenze, la giornata mondiale della sicurezza sul lavoro (28 aprile) e la festa dei lavoratori (1 maggio), due occasioni che devono essere un acceleratore per mettere tutti insieme e d’accordo in una armonia finalizzata a capire come oggi il lavoro sta cambiando e a quale velocità.

Occasioni d’oro per spronare le sensibilità di tutti per fare con azioni concrete e vere, per essere vicini a imprese e aziende che necessitano un supporto poiché molte non sanno ancora oggi cosa fare e come fare.

L’INAIL ogni anno mette a disposizione dei fondi che per la maggior parte non vengono mai erogati perché i datori di lavoro spesso non sanno.

Serve una maggiore comunicazione efficace, per diffondere una informazione chiara e senza troppe complicanze spesso appesantite da una burocrazia che logora ogni buon tentativo di volere migliorare.

E per tornare al nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il lavoro non può essere quello di consegnare alla morte le persone, ma che sia indice di sviluppo, che sia motore di progresso, sia strumento per realizzarsi come persona.

Cosa ci resta quindi da questa ricorrenza?

Abbiamo assistito a una lotta tra le parti, piazze piene a sbandierare e cantare, ma credo che il senso profondo del concetto di persona, di unicità, di dignità, come ricorda il Presidente Sergio Mattarella, irriducibile per ogni donna e uomo sia ancora abbastanza lontano.

L’ultimo atto della giornata è il concertone di Piazza San Giovanni, facciamo che si spengano solo i riflettori dello spettacolo ma che restino ben accesi e puntati quelli sul lavoro, tanto sperato e con la dignità che l’essere umano merita.

(*) Esperto di sicurezza sul lavoro

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