“Il piano presentato dall’azienda è irricevibile, inaccettabile, sia per l’assenza di adeguate prospettive industriali, sia per le ricadute occupazionali che comporterebbe”. Questa la posizione che avrebbe espresso il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, aprendo il tavolo Electrolux in corso al ministero in via Veneto a Roma, dove sono presenti l’azienda, i sindacati, le regioni e i comuni interessati e rappresentanti di Confindustria. Il ministro Urso ha poi invitato l’azienda a illustrare “compiutamente il piano”.
La posizione attuale di Urso corrisponde a quanto già era stato espresso al momento dell’annuncio da parte dell’azienda. “Una posizione che – avrebbe detto Urso – ho ribadito anche la scorsa settimana, incontrando i rappresentanti delle Regioni, per giungere a una posizione unitaria delle istituzioni”. “L’azienda torni a investire. Lavorare insieme per una soluzione industriale”. Questa la richiesta che avrebbe portato avanti il ministro delle Imprese e del made in Italy Adolfo Urso replicando all’azienda al tavolo Electrolux,Il ministro avrebbe invitato il gruppo a utilizzare i giorni che separano dalla prossima riunione, convocata per il 15 giugno alle ore 15.00, per ritirare il Piano e presentare una nuova proposta industriale compatibile con le richieste avanzate da istituzioni, Regioni, enti locali, parti sociali e lavoratori.
“Riconosciamo la storia e la presenza industriale di Electrolux in Italia e in Europa, ben diversa da quella di Whirlpool, che quando acquisì Merloni finì, come allora denunciammo, per svuotare il principale concorrente, fino alla cessione finale a Beko – sarebbe stata l’osservazione di Urso – proprio per questo ci appelliamo al senso di responsabilità dell’azienda e del fondo Investor AB che guida il gruppo e che si richiama a principi etici e sociali. È in questa vertenza che quella cultura industriale deve essere dimostrata”.”Sappiamo che il contesto è profondamente cambiato e peggiorato: l’industria europea dell’elettrodomestico è sotto pressione per la sovracapacità asiatica, per le misure protezionistiche americane e per una tutela europea ancora insufficiente – avrebbe rilevato ancora Urso – ma la partita non è chiusa, né in Italia né in Europa. Il governo è pronto a fare la propria parte, insieme alle Regioni, ai territori e alle parti sociali, per difendere lavoro, stabilimenti e capacità produttiva”.
Tutti i sindacati contro il Piano dell’azienda azienda
Dal ministro ai sindacati “tutti sono contro il Piano di Electrolux”. I sindacati incassano quello che chiamano “un primo risultato”, e Michele De Palma della Fiom ricorda come alla fine del tavolo al Mimit “tutti chiedono il ritiro del Piano” di Electrolux che prevede 1719 licenziamenti sparsi in tutti gli stabilimenti. “Non negoziamo con la pistola alla testa”, dice De Palma ribadendo la richiesta di ritiro del Piano per poi aprire un confronto. Insieme a lui, all’uscita della riunione sotto al ministero delle Imprese, anche Rocco Palombella della Uilm e Ferdinando Uliano della Cisl Fim.
Electrolux: Fiom, togliere licenziamenti, ritirare Piano
“Per poter negoziare bisogna togliere la pistola dei licenziamenti puntata la testa dei lavoratori, quindi bisogna assolutamente ritirare il piano”. Lo dichiara Michele De Palma, segretario generale della Fiom, in presidio davanti al Mimit con i lavoratori Electrolux, in vista del tavolo che inizierà a breve con il ministro Adolfo Urso, i sindacati e le regioni interessate dal piano di Electrolux che prevede 1700 licenziamenti in Italia.
“Siamo a due passi dal 2 giugno, festa della Repubblica – aggiunge De Palma – vorremmo festeggiarla col ritiro del piano di licenziamento; se oggi non si raggiunge questo obiettivo, chiederemo alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni di chiamare direttamente l’amministratore delegato”.
Uil, nuovo piano industriale senza chiusure e licenziamenti
“Oggi siamo stati unanimi, sindacato, Governo e Regioni interessate, nel chiedere ad Electrolux di ritirare il piano attuale e di presentarne uno nuovo, che non preveda chiusure e licenziamenti. Esortiamo la multinazionale a presentarsi, già al prossimo incontro del 15 giugno, con un atteggiamento completamente differente”. È quanto hanno dichiarato la segretaria confederale della Uil, Vera Buonomo, e il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella. “Non accettiamo di discutere un piano che prevede la chiusura di Cerreto d’Esi, la cessazione della produzione delle lavasciuga a Porcia e dei piani cottura a gas a Forlì, nonché esuberi nelle altre fabbriche di Susegana e di Solaro e negli uffici, per un totale di 1719 eccedenze, di cui 994 fra gli operai e 725 fra le funzioni di staff, a cui occorre aggiungere 210 lavoratori a termine con contratto in scadenza. Quella di Electrolux – hanno sottolineato Buonomo e Palombella – è una vertenza non solo grave in sé, ma anche emblematica di una situazione di oggettiva difficoltà del settore e di un comportamento socialmente irresponsabile. Se Electrolux non cambierà atteggiamento, crediamo che le vada chiesto, da parte del Governo, la restituzione di tutto ciò che ha ricevuto a titolo di incentivo pubblico negli ultimi anni. Al contempo, pensiamo che, per preservare il settore degli elettrodomestici nel lungo periodo, vadano affrontati i nodi della competitività, ad iniziare dal costo della energia e dalla normativa europea CBAM. L’obiettivo comune – hanno concluso Buonomo e Palombella – deve essere quello di indurre Electrolux a ritirare il piano attuale e a presentare un nuovo piano industriale”.
Cisl, la vertenza rimane un’emergenza nazionale
“La vertenza Electrolux rappresenta un momento di profonda crisi per il settore dell’elettrodomestico e per l’intero comparto manifatturiero italiano, configurandosi come una vera e propria emergenza nazionale”. È quanto sottolineano Cisl e Fim Cisl in una nota congiunta. “Il duro scontro tra la multinazionale svedese, le istituzioni e le sigle sindacali evidenzia la complessità di una situazione che tocca direttamente il tessuto sociale ed economico di cinque regioni italiane. Il piano di riorganizzazione presentato dall’azienda delinea un forte ridimensionamento della sua presenza storica nel Paese attraverso la previsione di ben 1.700 esuberi complessivi, una cifra che andrebbe a colpire il 35% degli operai e il 43% degli impiegati, a cui si aggiungono la chiusura totale dello stabilimento marchigiano di Cerreto d’Esi e una drastica riduzione dei volumi produttivi stimata intorno al 30%. Questo scenario ha compattato il fronte del rifiuto, portando il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, le Regioni coinvolte e i sindacati a dichiarare il piano del tutto inaccettabile”, ribadiscono Cisl e Fim Cisl. Il segretario Generale della Fim Cisl, Ferdinando Uliano, ha denunciato apertamente come “l’operazione non configuri un rilancio o una ristrutturazione, bensì un vero e proprio smantellamento industriale basato su logiche puramente finanziarie che penalizzano la ricerca, lo sviluppo e l’organizzazione stessa del lavoro”.
Azienda, produrre in Europa è diventato insostenibile
Energia, materie prime e costi del lavoro sono diventati “insostenibili” per continuare a produrre in Europa. Questa la posizione di Electrolux sostenuta al tavolo sul Piano che l’azienda ha presentato per l’Italia e che prevede 1.719 esuberi di cui 994 operai dei vari siti e 725 impiegati dei dipartimenti e di ricerca e sviluppo.
Red
