“Ci sono tanti temi che impegnano l’Europa. Se uno chiede ‘spenderesti per aumentare le pensioni o per comprare un aereo militare?’, tutti risponderebbero: aumentiamo le pensioni, è evidente. Però, se non hai la difesa, quel pensionato potrebbe essere ucciso quindi non sarebbe decisivo quale pensione riceverà. Per questo bisogna affrontare sia i temi del welfare e dello stato sociale, sia quelli della sicurezza. C’è la crisi in Medio Oriente, c’è Hormuz, i russi non sono mai stati troppo buoni e ora lo stanno dimostrando con l’Ucraina. Quindi non si può trascurare la dimensione della sicurezza e della difesa. Abbiamo bisogno di un’Europa che allenti i vincoli, sia sull’energia sia sulla sicurezza”.
Lo dichiara Maurizio Gasparri, presidente della Commissione Affari Esteri e Difesa del Senato, a ‘L’Aria che Tira’ su La7. Se in questi giorni il prezzo dell’energia è alto per la crisi di Hormuz e dobbiamo abbassare le tasse sulla benzina, dobbiamo farlo con un piano europeo, come abbiamo fatto con il Pnrr durante il Covid – prosegue Gasparri -. Se ci sono fatti eccezionali, non li puoi affrontare con le regole ordinarie di contabilità. Questo vale per l’energia e vale anche per la sicurezza, perché ci servirà una difesa comune”. “Draghi fa la conferenza e dice: servono 1.200 miliardi di euro l’anno. Ma ricordo che Draghi, da capo del governo, era giustamente attento anche ai mille euro nel bilancio. Da profeta dell’Europa può indicare le cifre che vuole, tanto non le deve mettere il giorno dopo. Basta però indicare quelle che si chiamano le ‘coperture’. In conclusione, o l’Europa investe, oppure sarà destinata a non contare nulla”. Se in questi giorni il prezzo dell’energia è alto per la crisi di Hormuz e dobbiamo abbassare le tasse sulla benzina, dobbiamo farlo con un piano europeo, come abbiamo fatto con il Pnrr durante il Covid – prosegue Gasparri -. Se ci sono fatti eccezionali, non li puoi affrontare con le regole ordinarie di contabilità. Questo vale per l’energia e vale anche per la sicurezza, perché ci servirà una difesa comune”. “Draghi fa la conferenza e dice: servono 1.200 miliardi di euro l’anno. Ma ricordo che Draghi, da capo del governo, era giustamente attento anche ai mille euro nel bilancio. Da profeta dell’Europa può indicare le cifre che vuole, tanto non le deve mettere il giorno dopo. Basta però indicare quelle che si chiamano le ‘coperture’. In conclusione, o l’Europa investe, oppure sarà destinata a non contare nulla”. Poi Gasparri va oltre l’Europa e arriva anche in Medioriente.
Iran resta elemento di aggressione e minaccia diffusa
“L’Europa è spettatrice da molto tempo. Dall’epoca degli accordi di Yalta, quando l’Europa era rappresentata da Churchill, ma a dominare in quel tempo erano Stalin e Roosevelt. Da allora il mondo è stato segnato da un equilibrio bipolare. Oggi anche la Cina ha acquisito un peso enorme e ci auguriamo che l’Europa riesca a ritagliarsi un ruolo da protagonista. È evidente che alcuni grandi potentati internazionali influenzano gli equilibri mondiali. Non credo, invece, che tutto si sia risolto grazie a Obama. Se così fosse stato, gli accordi del 2015 avrebbero fermato il programma nucleare iraniano, che invece è andato avanti, così come sono proseguite le minacce di distruzione nei confronti di Israele. Obama, inoltre, aprì alla stagione delle cosiddette “primavere arabe”, che portarono i Fratelli Musulmani al governo in alcuni importanti Paesi. Non fu quindi un grande successo: il risultato, sotto il profilo del rafforzamento del fondamentalismo, fu disastroso. Nel frattempo gli Houthi continuano a minacciare il Canale di Suez, e hanno colpito il commercio internazionale, mettendo a rischio la libertà economica che proprio negli scambi commerciali trova una delle sue principali espressioni. C’è poi Hamas in Palestina e gli Hezbollah in Libano, anch’essi sostenuti dall’Iran. L’Iran resta dunque un elemento di aggressione e una minaccia diffusa. Speriamo che lo Stretto di Hormuz venga liberato, che i prezzi del petrolio e dei fertilizzanti tornino alla normalità e che si trovi una soluzione anche al nodo del programma nucleare iraniano. Uno dei punti ancora irrisolti riguarda infatti l’uranio arricchito per scopi militari, destinato non alla produzione di energia ma alla costruzione di armi nucleari”.
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