Esteri

Elezioni russe oltre il cliché della farsa: stabilità interna, epurazioni e i possibili scenari futuri scenari

di Giuliano Longo (*)

 

L’analisi del voto per la Duma di Stato ribalta la narrativa dominante dei media occidentali, che tendono a liquidare sbrigativamente le consultazioni russe come una semplice messinscena elettorale senza peso politico.

Sebbene il risultato fosse scontato — con oltre due terzi dei seggi andati a Russia Unita —, il vero significato dell’evento risiede nella totale assenza di destabilizzazione, nonostante un contesto critico caratterizzato dai raid ucraini contro le raffinerie, il deficit di carburante, l’inflazione e la stanchezza per una guerra prolungata.

Proponiamo qui alcune considerazioni ignorate dai media occidentali.

Il controllo del “centrismo” e la neutralizzazione della Destra Ultra-Nazionalista (Z)Mentre i media d’Occidente si concentrano sulla repressione dell’opposizione liberale e pacifista (come la sospensione del partito Jabloko), ignorano un processo ben più strategico per il Cremlino ovvero la soppressione delle ambizioni politiche della destra radicale Z.Dopo la rivolta di Yevgeny Prigozhin, le autorità hanno sbarrato la strada ai tentativi di creare un “partito nazionalista russo”. Blogger ultra-radicali vengono usati per la propaganda di guerra e per tenere sotto pressione i generali, ma viene loro negata qualsiasi soggettività politica per evitare di minare la stabilità interetnica e interreligiosa della Federazione. Le elezioni hanno confermato la linea “centrista” del Cremlino: con lo scopo di continuare l’operazione militare senza militarizzare del tutto la società e l’economia civile. Citando il sindaco di Mosca Sergei Sobyanin, uccidere l’economia di pace significa uccidere il Paese. La popolazione accetta questo assetto perché la paura del caos interno (il fantasma del 1917 e del 1991) supera di gran lunga la paura di un conflittoprolungato..

Cosa dice il risultato per il prossimo futuro?

Anatol Lieven, Senior Research Fellow presso il Quincy Institute for Responsible Statecraft americano ritiene che la vera lezione di questa consultazione elettorale per la Duma risiede in ciò che l’impianto propagandistico occidentale fatica a cogliere: la capacità del regime di mantenere una stabilità d’inerzia, schermando la vita quotidiana delle grandi città dai traumi diretti del conflitto.

Sterilizzando sia il dissenso liberale che l’estremismo dei nazionalisti “Z” (la cui politicizzazione rappresenta per il Cremlino una minaccia sistemica ben più concreta delle proteste di piazza), Putin si assicura una gestione centralizzata.

Tuttavia, il superamento pacifico della tornata elettorale non cancella il nodo di fondo: la strategia della “guerra confortevole” rischia di scontrarsi con i costi crescenti del conflitto, l’usura energetica e il costante drenaggio di risorse civili.

Se il fronte o l’economia dovessero incrinarsi, il Cremlino non potrà più oscillare nell’ambiguità: dovrà scegliere tra l’impopolare salto nel vuoto della mobilitazione generale o l’avvio di un negoziato reale per congelare il conflitto.

(*) Analista geopolitico ed esperto di relazioni internazionali

Foto la presse

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