Economia e Lavoro

Emergenza climatica, il ministro Calderone incontra le parti sociali. Nel lavoro continua il dramma delle vittime

di Wladymiro Wysocki (*)

Dopo gli incontri per definire nuove misure in materia di prevenzione e sicurezza sul lavoro con la conclusione stimata a fine luglio, continuano le sessioni tra il Ministero del Lavoro e le parti sociali, datoriali e sindacali.

Nella giornata del 20 giugno si è svolta la sessione di lavoro in materia dell’emergenza climatica per le alte temperature estive.

L’incontro è finalizzato alla stesura di un Accordo Quadro tra le parti che avrà l’obiettivo di costruire un supporto alle istituzioni territoriali nella definizione di specifiche azioni per la gestione delle attività lavorative nelle giornate in cui si registrano temperature di calore estreme.

Il Ministero per affrontare e concludere il prima possibile la definizione dell’Accordo Quadro ha dato appuntamento alla prossima settimana, data ancora da definire.

Le attività ministeriali sono ravvicinati con più tematiche della sicurezza portate in parallelo: dalla stabilizzazione dell’estensione dell’assicurazione Inail nelle scuole per ogni ordine e grado per il personale docente e non e per gli studenti, alla promozione di una formazione efficace; dalla previsione di sistemi premiali per coloro che investono nella sicurezza, al potenziamento del ruolo della bilateralità, fino a come poter migliorare il sistema degli appalti ai fini della prevenzione della sicurezza nei luoghi di lavoro.

Ma mentre nelle stanze del Ministero si procede con i lavori tecnici nel stilare altre leggi, regolamenti e varie, nel mondo reale si continua incessantemente a morire.

Da un lato si svolgono gli incontri per decidere il futuro della prevenzione, dall’altra vedi a Poggiomarino (Napoli), un operaio di 55 anni perde la vita a seguito di una caduta da una altezza di circa tre metri durate le sue attività di scarico merci per la ditta di trasporto su strada presso la quale lavorava.

L’uomo ha perso la vita sul colpo e le autorità hanno dato il via a tutte le attività per definire le cause della tragica caduta.

Il giorno precedente a Fiano Romano, Roma, si è testimoni di un grave incidente capitato a un operaio romano di 36 che è precipitato in un cantiere edile da una altezza di nove metri durante i lavori di manutenzione del tetto.

L’operaio è stato trasportato in codice rosso al Policlinico Gemelli di Roma con gravissime ferite e sottoposto immediatamente a un delicato intervento chirurgico, lasciando la prognosi ancora riservata.

Il 18 giugno, una tragedia nella cava di granito in Gallura vede perdere la vita un imprenditore di 73 anni, Pietro Bua.

A seguito della caduta di una lastra di granito l’uomo è rimasto schiacciato senza lasciargli scampo.

In tutti questi casi regna un fattore comune, la ricerca da parte degli organi ispettivi delle cause che hanno portato all’evento, capire se la formazione erogata sia stata efficace, vera, congrua con i rischi aziendali e lavorativi, capire se i dispositivi di protezione individuale (DPI) erano regolari e a norma oltre alla verifica del corretto addestramento nell’indossarli nel modo appropriato, fino alla verifica di macchine e attrezzature.

Si ripete, come un disco rotto, la necessità di una divulgazione della cultura della sicurezza, della carenza degli ispettori.

A tutto questo poi ci accorgiamo che le dinamiche degli incidenti sono sempre le stesse da anni, che nei luoghi di lavoro ancora sono in piena attività lavoratori che da tempo devono stare in pensione e che oltretutto ricoprono mansioni di estrema pericolosità.

Si vedono operai che hanno regolarmente gli attestati di formazione senza parlare la lingua italiana, vediamo ragazzi giovani privi di adeguate conoscenze dei rischi aziendali eppure svolgono regolarmente le attività, come in moltissimi casi di alternanza scuola lavoro.

Eppure nei tavoli ministeriali si continua a lavorare alla millesima struttura giuridica come se fosse la medicina a tutti i mali, peccato che ancora le basi non vengono spiegate e applicate.

Stiamo alla ricerca di come si arriva alla luna quando non riusciamo a vedere quello che accade sotto i nostri occhi.

Vengono formulati discorsi che poco hanno a che fare con la realtà di un imprenditore che si scontra con le mille difficoltà del lavoro, ancora stiamo ben lontani dalla ricetta per la soluzione.

Forse è il caso di avere dei confronti con chi realmente esegue i lavori, non con addetti alle scrivanie, capire il lavoro, capire le modalità, le difficoltà e da lì partire insieme a strutturare delle procedure condivise e fattive.

Rimaniamo sempre fermi a scrivere testi che prima di capirli e poterli mettere in pratica occorrono altri mesi e mesi per digerirli e chiarire le confusioni sul da farsi.

La cultura della sicurezza non credo proprio sia questa, anzi, non è questa.

Dobbiamo essere più vicini alle imprese, agli imprenditori e ai lavoratori aiutandoli a capire come poter operare in sicurezza applicando quanto già esiste che non è poco.

Non è una gara a chi sanziona di più, che poi non accade perché non si hanno uomini sul campo.

Invece dobbiamo investire in un affiancamento con il datore di lavoro, o per l’intera azienda istruendoli e addestrandoli alle corrette modalità di lavoro.

Se il nostro obiettivo è infortuni zero, non è scrivendo codici e codici che si otterrà il risultato, e rimaniamo sempre fissi al solito problema riscontrando le medesime tragedie.

*Esperto di sicurezza sul lavoro

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