“Con il caro energia cresce l’inflazione, diminuiscono consumi (-6,5 mld di euro) e il Pil”. Lo sottolinea Confcom in una analisi. Secondo le stime dell’Ufficio Studi Confcommmercio, nello scenario energetico più sfavorevole, con il Brent stabilmente a 140$ nel 2027, l’inflazione aumenterebbe di 0,7 punti percentuali, mentre si perderebbero mezzo punto di consumi – 250 euro di consumi reali per famiglia, pari complessivamente, a circa 6,5 miliardi di euro – e tre decimi di Pil, riportando la crescita del Paese allo ‘zero virgola’”. Per le imprese del commercio, del turismo e della ristorazione – da quanto emerge dall’analisi delle dinamiche dei prezzi energetici realizzata da Confcommercio in collaborazione con il CER e dalle stime dell’Ufficio Studi Confcommercio sugli effetti del caro energia su inflazione, consumi e crescita- l’aggravio di costo, nel secondo semestre, è complessivamente superiore al miliardo di euro. In Italia- sottolinea Confcom – elettricità fino a quasi 70 euro/MWh più cara dei principali Paesi UE. Gas +161% rispetto al 2025. Per commercio, turismo e ristorazione oltre un miliardo di euro di maggiori costi. Pesa il mix energetico italiano, ancora troppo dipendente dal gas.
Italia paga di più shock, ‘spread’ costi con Paesi Ue
“L’Italia paga l’elettricità molto più dei principali Paesi europei e il nuovo shock sui mercati internazionali dell’energia rischia di allargare ulteriormente questo divario con pesanti effetti sulle bollette di famiglie e imprese e sull’economia del nostro Paese. A settembre 2026, infatti, il PUN, ossia il prezzo all’ingrosso dell’elettricità, è arrivato a segnare un aumento del 73,3% sul valore medio del 2025, un incremento particolarmente elevato che si sovrappone a una situazione di grande criticità pregressa (i prezzi attuali sono infatti superiori del 271,1% a quelli pre- Covid)”. Il maggior costo riguarda anche gli altri grandi paesi europei, ma – prosegue Confcom -in nessun caso gli aumenti hanno raggiunto l’intensità registrata in Italia dove il prezzo dell’elettricità è oggi superiore di 65,3 euro per MWh rispetto alla Germania, di 67,2 euro rispetto alla Spagna e di 69,4 euro rispetto alla Francia. Un vero e proprio “spread energetico”, che si è ampliato dopo la crisi russo-ucraina e che oggi torna in primo piano con la nuova impennata delle quotazioni internazionali. A settembre, il prezzo del gas sul mercato europeo TTF registra un aumento del 161,2% rispetto a settembre 2025, mentre il petrolio segna un incremento del 55,7% dall’inizio del 2026 e un +62,6% rispetto a un anno fa. Ma il caro energia rischia di presentare un conto ancora più ampio all’economia italiana. La principale ragione dello svantaggio italiano – secondo l’analisi Confcom-CER – sta nel mix energetico e, in particolare, nella maggiore dipendenza dal gas. Nel 2025, il 43,7% dell’elettricità italiana è stato generato da impianti alimentati a gas, contro il 18,2% della Spagna, il 17,6% della Germania e appena il 3,2% della Francia. Questo significa che quando aumenta il prezzo europeo del gas, il costo dell’elettricità cresce in Italia più che negli altri Paesi. In altre parole, lo shock è uguale per tutti, ma i suoi effetti sono asimmetrici: la maggiore dipendenza dal gas rende l’Italia più esposta alle oscillazioni dei mercati internazionali e determina costi più elevati per famiglie e imprese. Anche sul fronte delle rinnovabili, l’Italia sconta un gap: da queste fonti di energia deriva ormai il 50% dell’elettricità italiana, ma la quota resta inferiore al 56,9% della Spagna e al 56,3% della Germania. A questa debolezza strutturale si aggiunge il meccanismo europeo di formazione del prezzo dell’elettricità, legato anche al costo dell’impianto necessario a soddisfare la domanda che, in Italia, è frequentemente alimentato a gas. Per questo, anche quando aumenta la produzione da fonti rinnovabili, il prezzo dell’elettricità continua a risentire delle quotazioni del gas.
Con shock prezzi import + 109,5% su anno
L’estate lascia in eredità un nuovo shock energetico. A settembre, i prezzi all’importazione dei beni energetici registrano in Italia un aumento del 109,5% sul settembre 2025″. È quanto sottolinea un’analisi delle dinamiche dei prezzi energetici realizzata da Confcommercio in collaborazione con il Cer (Il Centro Europa Ricerche).
“Sul mercato europeo Ttf, il prezzo del gas quota il 161,2% in più nel confronto con il settembre 2025.A ciò si aggiunge l’aumento del petrolio, che segna una variazione del 62,6% rispetto al settembre di un anno fa”, prosegue l’analisi.
Ai prezzi internazionali del gas- evidenzia l’analisi – è legato il PUN (prezzo all’ingrosso dell’elettricità), che oggi segna un aumento del 73,3% sul valore medio del 2025. Sono incrementi particolarmente elevati, che si sovrappongono a una situazione di grande criticità pregressa. I prezzi attuali sono infatti superiori del 271,1% a quelli pre-Covid del 2019 e anche nel 2024, quando l’andamento dei mercati internazionali è stato particolarmente favorevole, il PUN italiano ha conservato comunque un incremento del 91,3% sul 2019. L’aumento del PUN è ormai strutturale.
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