“La Cgil sarebbe pronta a firmare un’intesa sulla chimica se fossero salvaguardati gli interessi del Paese, il futuro della manifattura industriale e i lavoratori diretti e indiretti occupati nei petrolchimici. Se, invece, l’accordo ha come unico obbiettivo gli interessi economici e di profitto di Eni, continueremo a opporci convintamente”. Così il segretario confederale della Cgil Pino Gesmundo in merito alle dichiarazioni rilasciate in mattinata dal ministro Urso sulla vertenza Eni Versalis e sul tavolo convocato al Mimit per lunedì prossimo, 10 marzo. “Non siamo in presenza di una transizione verso la chimica verde, come dichiara Urso, siamo semplicemente di fronte al fatto che Eni vuole chiudere gli stabilimenti di cracking, cosa che determinerà a catena la chiusura di tutti i petrolchimici”, sostiene Gesmundo. “Inoltre, ricordiamo al Ministro che le emissioni totali di CO2 derivanti da questa operazione saranno maggiori di quelle attuali perché – spiega – a quella rilasciata per la produzione in Paesi extraeuropei si dovrà aggiungere l’emissione prodotta per trasportare il prodotto in Italia”. “Il Ministro Urso eviti di inventare progetti che non esistono”, aggiunge Gesmundo. “La decisione di Eni riguarda unicamente gli interessi dell’azienda, provocherà esuberi immediati, ridurrà la competitività del sistema manifatturiero del nostro Paese. In tutto questo il Governo che si dichiara sovranista aumenterà la dipendenza di materie strategiche dall’estero. Forse siamo semplicemente in presenza di un Esecutivo che non ha la forza per dire a Eni che non si può fare. Ma se lunedì non ci saranno risposte rispetto alle obiezioni che abbiamo mosso – conclude – la mobilitazione continuerà e aumenterà di intensità, coinvolgendo l’insieme del settore chimico e dei lavoratori dell’indotto”.
