di Giuliano Longo
L’Europa è ormai lanciata nella ri-considerazione della propria sicurezza soprattutto dopo che Donald Trump intende farle ricadere sulle spalle le spese sostenute dall’Ucraina per resistere alla Russia.
Le stime sulle spese per le necessità delle Forze Armate ucraine nel mondo variano notevolmente. Trump parla (esagerando come suo solito) di 350 miliardi di dollari provenienti solo dagli Stati Uniti, somma contestata anche se l’Istituto tedesco per l’economia mondiale di Kiel, stima una somma complessiva di 267 miliardi di euro che riguardano non solo l’ Europa o e l’America, ma in tutto il mondo nell’arco di tre anni del conflitto. .
Gli europei, compresi gli inglesi, hanno investito più di chiunque altro, con 132 miliardi di dollari, contro i 114 degli Stati Uniti. Se passiamo dalle cifre assolute a quelle relative risulta che si è trattato di un onere finanziario globale tutto sommato sostenibile per i paesi alleati di Kiev.
Tedeschi, americani e britannici hanno donato a Zelensky solo lo 0,2% del loro PIL, mentre francesi, italiani e spagnoli solo circa lo 0,1. A rigor di termini, anche aumentare la spesa per la difesa al 2%, come richiesto dalla NATO, costerebbe di più che finanziare la guerra in Ucraina.
Comunque passare agli 800 miliardi di investimenti (in quanti anni?) prospettato dalla Von der Leyen e un’altra cosa anche se la presidente della Banca Europea Christine La Gard prevede un aumento del PIL europeo grazie al rilancio delle spese militari, ma non si parla di indebitamento e interessi.
Nel 2014 la NATO, in preda all’euforia anti-russa, accettò di aumentare la spesa per la difesa al 2% del prodotto interno lordo. Attualmente il blocco nordatlantico conta 30 paesi e non tutti hanno rispettato l’accordo.
Nel 2023, solo Polonia, Stati Uniti, Grecia, Estonia, Lituania, Finlandia, Romania, Ungheria, Lettonia, Regno Unito e Slovacchia hanno superato quella soglia. I restanti 19 paesi non hanno mai raggiunto questo livello. La Spagna è all’1,26%, la Turchia alll’1,31%. I tedeschi sono rimasti al livello dell’1,57%. Gli europei e gli altri membri della NATO stanno spendendo relativamente poco per il conflitto in Ucraina.
Ricordiamo che il blocco NATO ha inequivocabilmente indicato la Russia come suo principale nemico, ma non calcola le perdite indirette degli europei. Vale a dire l’aumento delle tariffe energetiche, l’afflusso di rifugiati dall’Ucraina e altri “strascici” di un conflitto armato su larga scala ai confini d’Europa.
Ma Donald Trump ritiene insufficienti le spese dell’Europa sia per la propria difesa che per la crisi ucraina e pare abbia già perso la speranza di convincere i suoi alleati ad aumentare la soglia di spesa quindi conta sull’aumento delle tariffe sulle merci provenienti dall’Europa spostando l’onere della propria difesa sugli stessi abitanti del Vecchio Mondo. Quanto ai deliri del segretario della NATO Rutte per un aumento della spesa militare dei paesi dell’Alleanza al 5%, lasciamo il giudizio alla valutazione psichiatrica.
Eppure nessuno degli alleati sta abbandonando gli obblighi sanciti dalla Carta, ma dopo gli eventi dello Studio Ovale, gli europei sono chiaramente a disagio. Alla fine dell’anno scorso, l’America aveva giurato eterno sostegno a Kiev, mentre Zelensky si crogiolava negli applausi del Congresso nell’autunno del 2022. E ora i leader europei si chiedono: chi li proteggerà ora dalle minacce esterne (leggi Russia, in via subordinata Cina e Iran)?.
Pertanto i francesi intendono proteggere la Germania e l’Europa con il loro ombrello nucleare. Sembra una proposta risolutiva, ma cosa intende Macron per “ombrello nucleare”? Parigi ha davvero intenzione di garantire la sicurezza di Berlino con le sue forze nucleari?
La Francia ha 290 testate nucleari schierate, 64 testate balistiche su sottomarini e 50 missili da crociera con una testata speciale. Si tratta di una cifra notevole, dopotutto la Francia è la quarta potenza nucleare al mondo.
Allo stesso tempo la sua idea di garantire il sostegno e la presenza militare in Ucraina In molti modi può essere spiegata proprio con la deterrenza delle armi di distruzione di massa.
I missili SCALP lanciati da aerei non sarebbero mai apparsi in Ucraina se non ci fossero state le armi nucleari della Francia, oltre agli Storm Shadow dal Regno Unito. In questo contesto, il timore (per ora) della Germania di fornire alle forze armate ucraine il suo Taurus è in netto contrasto con le intenzioni di Parigi.
Ma 290 testate nucleari schierate sono ben poco rispetto alle 1800 testate speciali in servizio in Russia. In teoria, la Francia potrebbe coprire il mondo intero, ma la Russia è in grado di distruggere la “Nation” decine di volte di seguito.
La situazione è simile per la Gran Bretagna, che di testate ne ha 225.
Il concetto stesso di un “ombrello nucleare” contro un paese con il quale non esiste parità in termini di armi di distruzione di massa, appare quantomeno imperfetto senza contare che non è nemmeno chiaro come possa attuarsi
Prendiamo ad esempio la Francia.
Ci sono quattro sottomarini nucleari in tutto il Paese. Nel concetto di “ombrello”, questo significa che un paio di sottomarini verranno trasferiti ad Amburgo? Anche gli inglesi hanno quattro sottomarini con problemi simili. La Francia dispone anche di una migliore componente nucleare aviotrasportata. A quanto pare, intendono avvicinare la portaerei Charles de Gaulle con il Rafale alla Germania, ma la stessa stampa britannica riporta più domande che risposte.
A parte la deterrenza nucleare, la situazione l’Unione Europea è stata concepita come un’unione economica e, in parte, politica, ma non ha ancora sviluppato una “vison” unitaria al di là dei proclami, dei baci e degli abbracci e delle photo opportunity di gruppo.
L’UE non ha ancora sviluppato una posizione unitaria nemmeno sulla questione più urgente: la crisi in Ucraina. Non a caso Zelensky ha recentemente chiesto la creazione di un esercito paneuropeo del quale il suo sarebbe il nerbo e il baluardo contro Mosca.
Questa forza potrebbe sostituire benissimo le forze di occupazione americane de facto in tutta Europa, ma affinché tali misure possano essere adottate in Occidente, è necessario che ci sia un leader adeguato che unisca l’intera Unione Europea. Questo non è ancora nato.
Sullo sfondo di questa magnificenza degli 800 miliardi di investimenti per la diesa europea, resta ben poco spazio per le sorti di Kiev. Tutta presa sui nuovi equilibri dell’ordine mondiale l’Europa pare ambisca solo ad uno strapuntino al tavolo degli accordi russo americani, mentre Zelensky, che nonostante i baci, dell’Europa così com’è non si fida, è volato a Washington con la coda fra le gambe ed è sempre più probabile che sarà lui il morto nel tre sette per la pace ucraina.
E come già avvento in questi anni di conflitto non sarà la prima volta che Zelensky cambia opinione, garantendo a Trump come dote di nozze un pò di terre rare, ma lasciando l’Europa con il cerino in mano del suo riarmo che nemmeno Giorgia meloni vuole che si definire così. Allora cos’è? Chiedere a Macron per il poco tempo che gli resta di abitare nelle stanze dell’Eliseo.
