I posti di lavoro a rischio, legati alla chiusura dell’area a caldo, sono 4.500 in circa 10-15 aziende. Lo ha detto Nicola Convertino, presidente di Aigi, associazione delle aziende dell’indotto dell’ex Ilva di Taranto, in audizione in commissione Industria del Senato sul decreto sulla continuità operativa di impianti di interesse strategico nazionale.
Aigi chiede una “cassa integrazione speciale a costo zero per le imprese, in nodo da non gravare ancora sul patrimonio finanziario delle imprese, che si è ridotto alla nullità”, perché la “sospensione dei licenziamenti” dei lavoratori di 28 associate “sarà possibile solo con la prospettiva di continuità produttiva” a Taranto.
“Il decreto del tribunale di Milano ha sancito ufficialmente la fine dei giochi dell’area a caldo – ha detto -. Di fronte a questa nefasta prospettiva di chiusura e di non continuità produttiva, 28 aziende rappresentate da Aigi hanno dovuto avviare il procedimento di licenziamento collettivo, temporaneamente sospeso e successivamente ripreso dopo 3 giorni a seguito del rigetto della sospensiva. La condizione in cui versano le aziende dell’indotto è drammatica, dovendo essere ancora assorbire il duro contraccolpo del tracollo finanziario del 2015. In questo contesto già fragile è indispensabile garantire la continuità produttiva”. Convertino ha chiesto inoltre la nomina di un “commissario unico” per attuare il decreto della Corte d’appello di Milano sullo stop all’area a caldo e realizzare gli impianti Dri per consentire la transizione.
