Economia e Lavoro

Ex Ilva: Federmeccanica e Confindustria Taranto, per 8 italiani su 10 non va chiusa

di Proto Casciani

L’85,7% della popolazione nazionale e l’86,1% dei pugliesi bocciano l’ipotesi chiusura, chiedendo il rilancio del sito produttivo a proprietà italiana.

È quanto evidenzia la ricerca “L’ex Ilva di Taranto e gli orientamenti degli italiani”, presentata da Federmeccanica e Confindustria Taranto presentato in una conferenza stampa all’interno dello stabilimento siderurgico di Acciaierie d’Italia di Taranto, con la partecipazione di Simone Bettini (presidente di Federmeccanica), di Salvatore Toma (presidente di Confindustria Taranto) e dell’autore della ricerca, il prof. Daniele Marini (direttore scientifico di Community Research&Analysis).

L’analisi delinea un quadro netto: l’ex Ilva non è percepita soltanto come una questione locale, ma assume rilevanza nazionale. Il primo dato di rilievo riguarda il grado di informazione: circa l’80% degli italiani è a conoscenza della vicenda e il 41,5% dichiara un buon livello di informazione che in Puglia raggiunge il 70,9%. È un tema che “abita” nelle case degli italiani. Tuttavia, la ricerca evidenzia un marcato “paradosso informativo” sul fronte ambientale. Se da un lato l’attenzione è alta, dall’altro vi è una scarsa consapevolezza degli investimenti e dei miglioramenti già attuati.

Un esempio emblematico riguarda la qualità dell’aria: l’80,5% degli intervistati non sa che, secondo i dati Legambiente 2025, la città di Taranto – con una media annua di 20 microgrammi per metro cubo di polveri sottili – vanta oggi il secondo valore più basso tra tutti i capoluoghi di provincia della Puglia, tutti peraltro ampiamente entro i limiti di legge (40 microgrammi per metro cubo).

Necessaria per la sopravvivenza dell’industria nazionale

In sintesi, per oltre 8 italiani su 10 (83,7%), l’unica strada percorribile è quella del rilancio produttivo, con una preferenza schiacciante (85,7%) affinché l’acciaieria resti un asset a proprietà italiana. per quasi 8 pugliesi su 10 (77,3%), l’unica strada percorribile è quella del rilancio produttivo. La percentuale di persone secondo cui l’ex Ilva dovrebbe rimanere di proprietà italiana è pari all’86,1%, di poco superiore a quella nazionale. Sul piano delle prospettive future, il sentimento prevalente è una decisa opposizione alla dismissione. Gli italiani sono consapevoli delle probabili gravi conseguenze: il 78,5% sa che la produzione di acciaio è necessaria per la sopravvivenza dell’industria nazionale; il 70,8% ritiene che la produzione in Paesi terzi (es. Cina e India) aumenterebbe il grado di dipendenza dell’industria; il 77,1% teme l’impatto occupazionale (diretto e indiretto) di una eventuale chiusura e il 61,8% è al corrente che, nel caso di chiusura dello stabilimento, per la bonifica dovrebbero essere spesi miliardi di euro pubblici.

Bettini (Federmeccanica), difenderla è questione di sovranità industriale

“I dati presentati confermano che l’ex Ilva non è solo una grande ‘fabbrica’, ma un fondamentale cardine dell’Italia. Questa consapevolezza non è più solo presente tra gli addetti ai lavori ma è largamente diffusa nella società civile. L’esito dell’indagine sull’opinione dei cittadini italiani è chiaro e netto. Non si può fare a meno dell’ex Ilva. Si deve rilanciare l’ex Ilva”.

Così Simone Bettini, presidente di Federmeccanica, in riferimento alla ricerca “L’ex Ilva di Taranto e gli orientamenti degli italiani”, presentata da Federmeccanica e Confindustria Taranto in una conferenza stampa all’interno dello stabilimento siderurgico di Acciaierie d’Italia di Taranto. “Difendere e sviluppare questo asset è una questione di sovranità industriale a tutela delle nostre filiere – afferma -. Rinunciarvi o marginalizzarlo significherebbe condannare l’Italia ad una sempre maggior dipendenza dall’estero e ai costi del CBAM, con il forte rischio che si possano spezzare da un momento all’altro le catene di fornitura della manifattura italiana. Abbiamo voluto portare qui oggi l’Ufficio di Presidenza e il Consiglio Generale di Federmeccanica perché il messaggio di tutta l’industria metalmeccanica sia forte e chiaro: il tempo dei rinvii è scaduto. Serve subito un piano per dare un futuro all’ex Ilva. Serve un piano che consenta all’ex Ilva di utilizzare al massimo la propria capacità produttiva. Ora è evidente che questo grido di allarme non viene soltanto da chi produce e da chi lavora, ma anche dalla popolazione del nostro Paese. Questa è la dimostrazione che è in gioco l’interesse generale. Nessuno può chiamarsi fuori. Ognuno deve fare la propria parte, noi come sempre siamo pronti a fare la nostra”.

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